un posto al CERN o dell'importanza delle storie 8

un posto al sole Alla prima lezione di qualsiasi corso di comunicazione ti dicono che le storie sono importanti, anche per raccontare la scienza. Se vuoi “arrivare” devi costruire un percorso, far in modo che chi ti ascolta o legge abbia voglia di ascoltarti e leggerti fino alla fine, devi mescolare suspance, mistero, lasciar spazio alle supposizioni… insomma costruire una telenovela.

Per fare un esempio, io sono una fan di Un posto al sole, lo guardo da quando c’è, chiamo i personaggi con il loro nome come fossero miei amici e in un momento un po’ critico della mia vita sono pure andata in pellegrinaggio in quei luoghi in cerca di conforto. I dialoghi con mia sorella (altra fan nonché sceneggiatrice per mestiere, quindi esperta) sono surreali, ma danno l’idea del successo di una serie che voleva rappresentare la vita vera “Hai visto che Filippo non era morto? L’avevo detto io che non poteva lasciar Carmen da sola…”. Ecco, che nella vita vera una persona possa saltare per aria in un incidente di barca, naufragare a Ischia senza che nessuno comunichi alla famiglia che è vivo, per poi comparire all’improvviso bello come il sole forse non accade, ma è bello pensare che almeno lì questo sia possibile.

E proprio alle telenovelas penso da quando ho seguito, con la stessa passione con la quale seguo ogni sera le vicende di Palazzo Palladini, l’accensione di LHC al CERN (non se la prendano i fisici che leggono). Quell’evento è stato costruito, comunicativamente parlando, alla perfezione. Ieri con Enzo, davanti a una sfogliatella, ci dicevamo che bisognerebbe inserire delle lezioni di drammaturgia nei master di comunicazione scientifica. Lui sta seguendo un corso per documentaristi e si è reso conto dell’importanza delle tecniche di narrazione non solo per girare video ma anche per fare conferenze o scrivere aritcoli (o comizi, basta guardarne uno qualsiasi di Obama per vedere quanto lavoro c’è dietro).

Che la scienza potesse essere appassionante non c’erano molti dubbi, ma chi poteva pensare che una cosa della quale non si capisce oggettivamente nulla potesse appassionare e tenere incollati alla diretta streaming o ai blog con aggiornamenti in tempo reale come quello di Marco?

E anche io che sapevo che non sarebbe successo nulla, che sapevo che era solo una prova, che sapevo che non si sarebbe formato il buco nero, comunque ho passato ore ed ore a sentire e a leggere di bosoni, TeV, fasci e magneti. Ho recuperato adesso una chat di quel giorno e il dialogo non è poi tanto meno surreale di quelli che ho con mia sorella… “Il fascio è partito!” “Ah, wow!” “Dicono che si vede già qualcosa” “Qualcosa cosa?” “Non so, una macchia sullo schermo… ma tutti saltano e ridono. Speriamo”. Speriamo cosa? Non sapevo cosa sperare e credo che la probabilità che quel giorno si vedesse davvero qualcosa di interessante fosse più o meno la stessa che aveva Filippo di tornare vivo e bello come il sole dalla sua Carmen. Però speravo e spero ogni volta che leggo qualche aggiornamento sulla riaccensione, come quando alla fine di una puntata non vedi l’ora che arrivi la prossima per vedere come va a finire… Un posto al CERN (che poi è il sogno di molti fisici…)

(se piace, questo post è il primo della serie Lezioni di divagazione)

8 thoughts on “un posto al CERN o dell'importanza delle storie

  1. Reply igor dic 7, 2008 21:08

    hahah.. bellissimo paragone!! hai centrato nel segno!

  2. Reply Jenga (IgorB) dic 9, 2008 14:22

    bellissimo, si.
    continua con la serie, Lezioni di Div(a)(ul)gazione …

  3. Reply bea dic 9, 2008 15:10

    @ Igor e Igor,
    bello vedere come in questo blog incostante (come temi e come tempi) almeno nel nome dei lettori si possa trovare una qualche relazione… ;)

  4. Reply Jenga (IgorB) dic 12, 2008 10:33

    Infatti ho messo il nick per non fare confusione… io passo spesso di qui, perchè dentro rimpiango di non aver seguito la carriera di ricercatore… forse non sarei stato all’altezza, avrei fatto la fame, ma leggere dell’accensione dell’LHC ha riacceso la fiammella della voglia di capire il mondo.

  5. Reply enrico gen 2, 2009 18:21

    É vero, il modo con cui si racconta è importante. I divulgatori dovrebbero cercare di rubare il mestiere agli sceneggiatori della tv, che sono sicuramente bravi professionisti.
    Però i divulgatori hanno un compito più facile, devono raccontare una storia meravigliosa, scritta chissà da chi o da cosa, forse da tutti noi insieme e di cui tutti noi facciamo parte.
    Invece alle storie confezionate di un posto al sole non riesco ad appassionarmi. Mi sembra abbiano il sapore dei biscotti del mulino bianco confrontati con i dolci della nonna.

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  8. Reply reseguider gen 19, 2011 18:19

    i’ve visited this cool site a couple of times now and i have to say that i find it quite nice actually. it’ll be nice to read more in the future! ;)

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