Scienza (partecipata) in strada 2

ricerca in stradaSiamo state in silenzio per un po’. Io ero a Genova con Enzo per il Festival a parlare di OGM (perchè le cose semplici non ci piacciono…) e Chiara era presa dalle lezioni. Ma le pause servono anche per riflettere, per mettere a posto le idee, per trovare nuove strade. Andrea si chiedeva che cosa sarà di noi comunicatori della scienza adesso che la scienza è in crisi. Siamo in crisi anche noi? Se già prima non ce la passavamo bene, da adesso in avanti cosa succederà?

E passeggiando per le strade sconnesse di Genova tra una chiacchera e una divagazione si parlava delle manifestazioni di protesta in corso e di come questo casino generato dal governo abbia segnato un bel solco: prima la comunicazione veniva vista come un optional, usata solo da qualche professore del genere illuminato, adesso è una necessità di tutti, anche di quelli che prima la consideravano una perdita di tempo.

Ad esempio, a partire da domani la Facoltà di Scienze di Torino sarà impegnata giorno e notte in un’attività di ricerca in strada con un bell’esperimento di scienza partecipata. Ok, ci saranno al mattino nelle piazze conferenze divulgative di quei professori del genere illuminato, ma questo non conta, è come un GiovedìScienza all’aperto, nessuna sorpresa e credo anche nessun effetto pratico, se non il richiamo di telecamere (che comunque servono). Quello che conta e che davvero dà un po’ di ottimismo sono le altre due iniziative organizzate da studenti e precari.

Alla sera nel mio ex dipartimento, il dbau in via Accademia Albertina 13, verranno spiegati gli effetti in concreto dei tagli della 133, in termini di persone che se ne dovranno andare, linee di ricerca che verranno chiuse, effetti concreti sulla qualità dell’istruzione e sulle possibilità di tesi. E in questo momento di caos di cifre, un po’ di chiarezza serve e per farla non c’è niente come il riferirsi agli effetti “in piccolo” e alle conseguenze sulla vita di tutti noi (il programma delle serate lo potete scaricare in pdf da qui).

Mentre di giorno in via Po, una delle vie dello shopping torinese, nel tratto compreso tra via Accademia Albertina e via San Massimo, i vari gruppi di ricerca si riuniranno per fare dei data club. Un data club è una riunione informale che viene fatta settimanalmente nella quale ogni ricercatore presenta i risultati che ha ottenuto e si sottopone al giudizio, alle critiche e ai suggerimenti dei colleghi e dei capi. In questi giorni invece chi sarà lì a presentare i suoi risultati si sottoporrà al giudizio, alle critiche e, perchè no, ai suggerimenti anche della signora che esce da un negozio, dei ragazzi che hanno tagliato scuola e vanno a far lo struscio, del vecchietto che porta in nipotino a spasso, ecc.

Questa è scienza partecipata. Non è la classica manifestazione divulgativa nella quale si vuol cercare di spiegare come funziona una cellula o come si vedono i neuroni al microscopio. In via Po i ricercatori si apriranno, metteranno i loro veri risultati “in piazza” a disposizione di tutti e dovranno essere pronti a rispondere a domande inconsuete o imbarazzanti.

Noi saremo lì a documentare l’evento e ne parleremo qui, ma per riprendere la domanda iniziale sul futuro di noi comunicatori ne lancio un’altra: non pensate che questa possa essere un’occasione concreta di crescita?

Aggiornamento del lunedì: ulteriori informazioni qui e qui.

2 thoughts on “Scienza (partecipata) in strada

  1. Reply Pollyanna nov 2, 2008 20:50

    Grazie Bea per aver parlato dell’iniziativa,martedì 4 sarà la giornata + piena, ospiteremo anche i fisiologi del dip. di neuroscienze e qualcuno del dip. di medicina legale, oltre a riproporre verso fine giornata una discussione aperta sulla 133 e la condizione dell’università italiana. Sia chiaro a noi che abbiamo lavorato o che lavoriamo ancora nell’ambito della ricerca universitaria la realtà dell’università stessa non è mai piaciuta, siamo tutti ben consci che c’è la necessità di rivisitare tutto per rendere il livello di ricerca veramente europeo e soprattutto dare a chi decide di intraprendere questa “carriera” dei paletti, dei punti fermi, delle garanzie (un minimo almeno no?). La 133 non è nulla di ciò, ucciderà la didattica e la ricerca. Ricordo che la ricerca in strada è un’iniziativa a cui aderiscono molte altre facoltà da geologia a psicologia, a fisica e altre ancora. Le troverete per le vie del centro sempre negli stessi giorni!

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