Scienza e sentimento

pianta agroinfiltrata con la GFP

pianta agroinfiltrata

In questi giorni sono senza internet a casa. L’assenza dal blog è dovuta anche a questo. Sta di fatto che in questo periodo di isolamento ho letto un libro che avrei voluto scrivere io.

Scienza e sentimento, Antonio Pascale, Le Vele, Einaudi 2008, 9 euri.

In qualche post fa dicevo che sono stata a Genova a parlare di OGM. Avevamo un laboratorio sull’agroinfiltrazione, una tecnica usata molto nella ricerca in campo vegetale, non troppo complicata da spiegare e che alla fine ci permetteva di avere delle bellissime piante fluorescenti (a lato in foto, oppure nel video girato dal CNR).
Tralasciando l’aspetto estetico, che però ha la sua importanza a giudicare dai “chefffigo!” che  si sentivano provenire dalla camera oscura, quello che a noi premeva particolarmente era discutere di biotecnologie. E questo abbiamo fatto per una settimana intera con qualche centinaio di persone.
Gestire un dibattito su questi temi non è semplice. Nessuno è imparziale. Non lo è il pubblico e non lo siamo nemmeno noi.
Come molti colleghi biotecnologi, anche io mi sono avvicinata a questa disciplina perché vedevo nella possibilità di manipolare con precisione il DNA il modo di salvare il mondo. Basta con gli incroci, basta con tutti quei pesticidi, basta con la siccità, diamo la possibilità agli africani di rendersi indipendenti. A vent’anni tutti vogliono salvare il mondo e Guccini direbbe anche che a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle avevo in testa a quell’età. Poi come molti colleghi biotecnologi ho iniziato a odiare quello che stavo studiando. Era un odio viscerale. Ma davvero io penso di voler giocare a fare Dio? Davvero penso di poter cambiare le meraviglie che la natura ha creato? Meglio lasciare le cose così come stanno e lasciare che la natura faccia il suo corso.
Anche a venticinque anni si può essere stupidi davvero e anche io, come l’autore del libro, ho avuto la mia fase creazionista.

Poi cresci, studi l’evoluzione, capisci che ci sono pro e contro per tutto, che la scienza non è pura, che ci sono interessi economici, implicazioni sociali e misuri e soppesi tutto e alla fine raggiungi una specie di equilibrio precario che vuoi trasmettere agli altri: guardate, io ho capito, capite anche voi con me!
Ecco, in genere in questa fase ti capita da un lato di venire accusato di essere schiavo delle multinazionali e di fare il gioco dei potenti e dall’altro di voler relativizzare tutto, anche la Scienza con la S maiuscola. E se per sbaglio devi gestire un dibattito mentre sei in quella fase lì ottieni esattamente l’opposto di quello che vorresti ottenere. Ti difendi perché le accuse sono ingiuste, ma anche illogiche e in un certo senso superstiziose e la tua strategia per contrastare questi atteggiamenti superstiziosi è fornire credenze alternative. Non è vero che gli OGM fanno male, possono salvare il mondo, pensate alla siccità in Africa… e ti ritrovi dieci anni dopo a dire cose alle quali non credi più, ma che ti servono per dimostrare la tua tesi, perché temi che trasmettere anche un briciolo di incertezza possa fare il gioco di chi ti accusa. Ma non funziona.
E quindi, dopo anni e anni di travaglio decidi di togliere la corazza e far vedere quello che hai capito, pro e contro, con sincerità e senza paura di dire che non tutti gli OGM sono “buoni”, così come non lo è l’agricoltura “tradizionale”, spesso per gli stessi motivi. Racconti che la scienza non è infallibile, che non dà certezze, che bisogna scegliere e bisogna farlo consapevolmente. E in genere funziona, il muro crolla e si parla.

Il libro in questione ripercorre questo travaglio, che evidentemente e fortunatamente, è comune a molti e lo fa molto meglio di come ho fatto io qui. Pascale di sicuro non è imparziale, gli OGM gli piacciono e su molti punti non sono d’accordo con lui, ma non è importante. L’importante è che si possa discutere senza troppi muri.

Da leggere, anche se Citati (un po’ stizzito per le critiche ricevute) ne parla molto male.

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