riscrivere i classici 4

Da cinque anni a questa parte non riesco a fare i bilanci di fine anno. Prima era tutto lineare, stabile, casa, lavoro, famiglia, progetti, spesa il sabato, film la domenica, marmellate, conserve. Arrivavo a fine anno e sapevo di aver prodotto un certo numero di risultati che sarebbero serviti a scrivere un paper, tot vasetti di marmellata di fichi, i peperoncini ripieni da regalare a Natale, le bollette dimenticate, i buoni propositi disattesi. Un po’ una noia. Poi bum.

Da un giorno all’altro tutto finito. Che pensi capiti solo nei film un cambio così radicale. Pensi che la vita, quella vera, ti dia tempo di cambiare pian piano, alla Petrini, slow, seguendo le stagioni, dandoti il tempo per adattarti. Pensi che solo i supereroi possano sopravvivere a un salto nel vuoto, perché nella vita vera se ti butti da un grattacielo ti spiaccichi per terra e sei buono per far marmellate. Dipende da dove ti butti, direte voi. Ma con me non funziona. Io non mi butto nemmeno in acqua perché ho le vertigini e quelle mica le inganni con la scusa che tanto c’è la spinta di Archimede che ti riporta su.

E quindi quando mi son ritrovata lì, con tutta la mia vita racchiusa nel bagagliaio di una Punto, ho pensato che sarei morta. E visto che ti dicono che prima di morire ti vedi la vita passare davanti, ho aperto iCal per facilitare l’operazione e quando l’ho richiuso, settimane dopo, mi sono ritrovata in un film di Fellini o forse di Ozpetek.

Ero a San Salvario in una casa che aveva un gigantesco trompe l’oil sul muro del salotto che sembrava di essere in uno di quei giardini d’inverno delle case coloniali inglesi. E intorno a me un circo di persone che arrivavano da mezzo mondo, studentesse albanesi che per pagarsi gli studi facevano sei lavori e mandavano pure qualche soldo a casa, il gay pugliese scappato su al nord dopo che gli han bruciato il negozio di fiori e che per pagare gli arretrati e gli studi faceva la drag queen, la porta sempre aperta, clandestini ospitati, i pianti di gruppo sul balcone, due criceti che sono morti in circostanze mysteriose e due pesci rossi di nome Dolce&Gabbana (ma poi il povero Dolce è morto, molto meno mysteriosamente, divorato da Gabbana). E mentre loro mi salvavano la vita senza che io me ne accorgessi ho deciso che salto nel vuoto per salto nel vuoto tanto valeva lasciare il lavoro per provare a costruirne uno nuovo.

Ecco da allora, da quando ho capito che i salti nel vuoto si possono prolungare perché la natura di offre un sacco di appigli a cui aggrapparti, stendini sui quali rimbalzare, aitanti pompieri con i materassi gonfiabili, eccetera eccetera, ecco, non so più fare i bilanci.

Per dire, quest’ultimo è l’anno dei lavori persi e delle emulsioni impazzite, delle incazzature e delle ingiustizie, ma è anche l’anno dei lavori nuovi, delle emulsioni recuperate, delle presentazioni del lybro, di Bisanzio e delle passeggiate per le strade di Torino con Cavalli-Sforza.

E che bilancio tiro su da una roba del genere? Aveva vita facile Dickens, un passato ben lineare con una vita felice segnata da un evento tragico, un presente triste e lo spettro di un futuro ancora peggiore. Vieni qui da noi Charles (non tu, Charlino, l’altro) e riscrivilo oggi. Con il passato te la cavi ancora, ma prova ad avere a che fare con un fantasma del Natale presente che attacca a parlare e non la smette più e ti racconta gli alti e i bassi, che poi spesso coincidono.

Niente, a questa nostra generazione dalla vita precaria toccherà riscrivere i classici.

 

Buon Natale,

la divagatrice

4 thoughts on “riscrivere i classici

  1. Reply juhan dic 24, 2011 16:36

    Dai Bea! se fai così mi viene un groppo qui.
    E non ti dico che ci hai ragione anche se ce l’hai tutta.
    Ma ce la dobbiamo fare!

  2. Reply bea dic 24, 2011 16:47

    ah, ma io sto benone, eh ;) (buon Natale juhan!)

  3. Reply Marco Ferrari dic 24, 2011 18:03

    E darsi alla letteratura, lasciando perdere quella noia della scienza? A me ne sono capitate tre o quattro, di cose così, ma se le descrivo sembra di leggere un trattato di tassonomia degli Xenoturbellidi.
    Tanto per cominciare, scrivi meglio di Baricco…
    Il resto viene da sé (o da sè).

  4. Reply bea dic 25, 2011 21:18

    Marco, da come parli normalmente della letteratura non so se prenderlo come un complimento ;) (btw, li ho dovuti gugolare, ma gli xenoturbellidi hanno una storia fighissima da raccontare!)

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