quel che nell’inferno dell’informazione non è inferno 1

“Io penso che gli scienziati debbano smetterla di lamentarsi per il cattivo giornalismo e debbano invece iniziare a pretendere un ottimo giornalismo”. L’ha detto Marco Cattaneo a Erice al corso internazionale di giornalismo scientifico centrando in pieno il punto. L’aveva detto in un altro modo Calvino nelle Città invisibili, cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

L’inferno c’è. La fuffa ha preso il sopravvento. Non solo in campo scientifico, ma anche in campo scientifico e questo, un tempo, non avveniva o avveniva meno.

In quest’inferno fatto di venditori di illusioni, di scienziati indipendenti, di geni incompresi, di famiglie disperate, di diffidenza, paura e rabbia ci sono molti sciacalli e tante Iene che alimentano le fiamme. Ne siamo consapevoli, li vediamo ogni giorno. E fa male.

Calvino diceva che di fronte a questa situazione puoi fare due cose: star lì, rassegnarti, accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più oppure individuare il buono e valorizzarlo, e dargli spazio.

Perché vi scrivo questo? Perché poco più di un mese fa ho ricevuto un messaggio che diceva “ho un’idea pazza da proporti”. Federico mi scriveva che era stufo di vedere la scienza maltrattata e che con alcuni amici aveva pensato di organizzare una serie di convegni contemporanei in alcune grandi città italiane per fare informazione scientifica corretta. E continuava “sarebbe per l’8 giugno”.

Pazzi e presuntuosi. Si, ho proprio pensato così. Perché quando lavori per fare informazione e tutti i giorni ti scontri con la fuffa cercando di domare quelle dannate fiamme, sai bene che è difficilissimo e che non basta la passione. Bisogna conoscerlo l’inferno, studiarlo, capire qual è il combustibile che lo alimenta e provare a gettare qua un secchio d’acqua, là un po’ di sabbia, e laggiù in fondo una coperta, perché le fiamme non sono tutte uguali e bisogna affrontarle con gli strumenti giusti.

È tipico degli scienziati, pensi. Questi hanno preso già il peggio della loro futura categoria. Se la facciano da soli la loro iniziativa per la “corretta informazione” loro che di informazione non ne sanno niente. E lo pensi fino a che uno scienziato a cui tieni particolarmente ti dice “guarda che se fai così ti comporti alla stessa maniera di quelli che critichi. Stai usando la tua autorità per dire che quelli son giovani, inesperti e non ne sanno niente. Voi giornalisti vi lamentate sempre che noi scienziati siamo top-down, ma spesso lo siete pure voi”. Spiace dar ragione agli scienziati, ma lui ce l’aveva.

Il risultato è che con Federico e gli altri pazzi ci ho parlato, cercando di buttar là qualche consiglio spesso non richiesto, ma a volte richiesto e imparando che si può metter su una manifestazione nazionale su 17 città in un mese. Poi di casino ne hanno fatto (la sbenci lo racconta qui), c’è una quota di imbecilli che purtroppo, come spesso accade, tende a parlare più del dovuto o ad andare a stuzzicare gli imbecilli che stanno dall’altra parte, e ho pensato più volte di sganciarmi e lasciarli fare da soli, ma alla fine domattina sarò lì al Politecnico a moderare un dibattito difficile. Parleremo di OGM, staminali e sperimentazione animale. In questi giorni ho discusso con i relatori, gli ho raccontato quello che mi aspettavo da loro, abbiamo rivisto assieme le presentazioni, ho capito che la durezza di alcuni passaggi era dovuta a un contesto difficile fatto di laboratori distrutti e vite sotto scorta, ci siamo ascoltati e venuti incontro.

Il mio ruolo lì sarà quello di “portare il nostro modo – critico e non schierato – di studiare e far conoscere questioni complesse e magari controverse. Questioni delicate su cui la scienza ha da dire molto, ma su cui anche altri hanno voce in capitolo, purché nel rispetto reciproco e della verità (o almeno della sua migliore approssimazione possibile), senza mistificazioni”, come ha scritto Fabio Turone, il presidente di SWIM un’associazione di domatori di inferni.

Appuntamento per chi c’è al Politecnico alle 10.30. Per chi non può, su twitter seguendo l’hashtag #italy4science

One comment on “quel che nell’inferno dell’informazione non è inferno

  1. Reply Osservatore giu 7, 2013 21:40

    Se è una giornata che serve alla scienza per fare autocritica ben venga, ormai di scienza vera ne è rimasta ben poca. Troppi interessi e troppo potere hanno eliminato la libertà che serve ad una vera scienza. Attualmente da una parte ci stanno i polli e dall’altra le bufale. Serve onestà intellettuale.

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