Preghiera darwiniana, il reading 4

lella costa

I casi della vita.

Ieri parlavamo di Ida e di come le misconcezioni sull’evoluzione – l’idea di anello mancante o, come dice Fabio nei commenti al post precendete, il bisogno di anelli mancanti – siano radicate nella nostra cultura. E ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare al reading di Lella Costa di Preghiera Darwiniana, il libro di Michele Luzzatto uscito un annetto fa.

“Ma che coincidenza è? Sei sempre lì che parli di evoluzione…”
Vero, infatti parliamo d’altro, circa.

Ieri sera mentre guardavo il pubblico che guardava Lella Costa che leggeva il libro di Michele pensavo “questo è l’unico modo per comunicare quella cosa lì”.
Nel caso del libro quella cosa lì è il nocciolo del dibattito sull’evoluzione. Il rapporto tra scienza e fede. Tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Tra i limiti che impone la Natura e quelli che ci imponiamo noi esseri umani parlando a nome del nostro, se ce l’abbiamo, Dio. Vi sembra poco? E’ il punto centrale di tutte le discussioni in corso che vedono la scienza e i suoi derivati come protagonisti. E nessuno riesce a far passare (anzi, a far “arrivare”) alcunchè su quel tema lì.

Michele ha scritto un monologo. Come Darwin anche lui ha lasciato passare molto tempo prima di pubblicare. Vent’anni di pensieri e ragionamenti condensati in 90 pagine. Forse inizialmente voleva scrivere un saggio, ma gli è venuto un monologo. Una storia, che ha un inizio e una fine, che ha dei tempi, un ritmo variabile, alcuni tormentoni che ti fanno familiarizzare con il racconto, si ride e si piange (non si direbbe, ma sotto la corazza della divagatrice, batte un cuore molto sensibile) e a un certo punto vuoi che chi legge acceleri per vedere come va a finire.

Che poi è vero che Lella Costa non è l’ultima arrivata, ma come ci diceva lei dopo lo spettacolo, alla fine basta leggerlo così com’è per sentire quelle cose. E quello che ti dà quella lettura o un ascolto collettivo come quello di ieri non è paragonabile a nessun saggio, a nessuna lezione e a nessun documentario. Quelle son parole che arrivano dritte dritte alle parti meno razionali del nostro cervello e va bene così, proprio come una telenovela (e spero che l’autore non me ne voglia per il paragone).
Poi che si usino le vicende della Bibbia o quelle di Palazzo Palladini poco conta. Quel che conta è che alla fine uno capisce. Anzi, no: fa suo.

Da tempo i divagatori si stanno interrogando sui mezzi da utilizzare per comunicare quella scienza che viene percepita con le parti meno razionali del cervello, quella che fa paura, che fa discutere e arrabbiare. E l’arte, nelle sue varie declinazioni (avrete capito che per la divagatrice, anche le telenovelas sono arte) ultimamente è una delle risposte che si stanno dando.

preghiera darwinianaAnche se, come direbbe Michele, per la tradizione ebraica (talmudica, se ricordo bene), le risposte son noiose. Quel che conta è farsi le domande giuste.

Preghiera darwiniana, Michele Luzzatto, Raffaello Cortina Editore, 2008. 9 euro.

4 thoughts on “Preghiera darwiniana, il reading

  1. Reply fabio mag 22, 2009 10:42

    Grazie per la citazione! L’utilizzo dell’arte nella comunicazione della scienza è una bellissima idea. Certo, si deve fare attenzione a evitare quelle commistioni fastidiose in cui si perdono i confini e dell’una e dell’altra, però se si riesce semplicemente a utilizzare nella divulgazione il canale di comunicazione privilegiato dell’arte che, almeno al giorno d’oggi, è quello emozionale, credo si possa realizzare una comunicazione davvero efficace e duratura: la scienza ha bisogno di essere compresa e assimilata anche attraverso le emozioni. E poi, quando si parla di arte e scienza, è inevitabile pensare al “bello”, a cui l’arte si è dedicata per tanto tempo: quale miglior generatore di bellezza, per quanto trascurato, della scienza? Gould docet, ancora una volta!

    A dir la verità, però, questi discorsi mi sembrano così strani – scienza e arte? scienza e emozioni? dov’è finita la “semplice” ragione? – sono così in contrasto con quanto ci hanno insegnato maestri, libri e Pieri fin da ragazzini… è proprio vero che i tempi stanno cambiando! Sarà colpa dei divulgatori?…

  2. Reply bea mag 22, 2009 10:52

    E’ un ragionamento che facevo con Enzo qualche sera fa e che mi piacerebbe approfondire con te. Pensavo che non mi sento né un divulgatore né un “diffusore”, come piace dire adesso (che lo trovo di un triste… tipo il diffusore di essenze da bagno), ma più una sorta di mediatore, se vuoi, culturale. E se ragioni nell’ottica della mediazione e non della mera informazione, allora cambia tutta la prospettiva. E con la prospettiva cambiano anche gli obiettivi e i mezzi che usi per raggiungerli. Non so… cazzata?

  3. Reply fabio mag 22, 2009 11:36

    Diffusore?!?… Qualcuno si considera un diffusore? Dimmi che non è vero! L’idea della mediazione invece mi sembra estremamente azzeccata, bella davvero. In fin dei conti la scienza è a tutti gli effetti una cultura altra, che dunque richiede i mezzi propri della mediazione per essere avvicinata e compresa… c’è da pensarci, in effetti. E poi la mediazione culturale mi è sempre piaciuta tantissimo: forse perché da ragazzo volevo fare l’antropologo… per andare in giro per il mondo, sia chiaro!
    Però, a pensarci, a parte il temine, anche l’idea della diffusione non è poi così sbagliata: se la scienza diventasse un’essenza diffusa – proprio come le essenze per il bagno! – che permea l’aria e la cultura, appena lievemente percepibile ma costantemente presente, magari coprirebbe, almeno un po’, i pessimi odori che ancora vengono diffusi a forza da vetuste ma sempre vigorose, e ben sostenute, istituzioni…

  4. Reply bea mag 22, 2009 11:57

    “signori, noi siamo dei diffusori e dobbiamo limitarci a diffondere! La partecipazione non ci spetta”. Parole sentite con le mie orecchie nel corso di un’assemblea (tra l’altro partecipativa… viva i paradossi!) di “diffusori” torinesi.
    Sarà anche romantica come immagine quella della scienza che si diffonde come un’essenza, ma a me vengono in mente solo quei nanoassemblatori di quello spettacolo che abbiamo visto assieme… terrore e raccapriccio ;)

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