pasticcio al salmone (transgenico)

Si chiama AquAdvantage® Salmon, per gli amici AAS, per i nemici Franckenfish e sarà il primo animale transgenico creato appositamente per l’alimentazione umana. La FDA sta concludendo l’iter previsto per la concessione dell’autorizzazione al commercio e nel giro di qualche mese i consumatori americani inizieranno a trovarlo sugli scaffali dei supermercati.

AAS ha la caratteristica di crescere in fretta, al doppio della velocità del suo equivalente non modificato geneticamente: 18 mesi invece di 30 per raggiungere il peso ottimale per la macellazione. In pratica, i ricercatori dell’AquaBounty hanno inserito stabilmente una copia del gene dell’ormone della crescita sotto l’azione di un promotore che lo fa rimanere accesso sempre ad alti livelli. Il risultato è che i salmoni AAS producono più ormone della crescita dei salmoni “normali” e quindi crescono più in fretta.

curva di crescita di AAS comparata con quella di un salmone atlantico. immagine (C)AquaBounty

La tecnica

Nel processo di fecondazione il materiale genetico proveniente dalla madre si mescola a quello del padre dando vita a un organismo con una copia per ogni gene di origine materna e un’altra di origine paterna. Per ottenere animali transgenici puri è stata indotta una duplicazione del materiale genetico delle uova geneticamente modificate in modo da ottenere uova diploidi, cioè con due copie identiche dei geni (compreso quello dell’ormone della crescita). Da queste uova sono nati salmoni transgenici femmina.

Per evitare l’incrocio accidentale (in caso, per esempio, di fuga dall’allevamento) con salmoni atlantici liberi, queste femmine sono state utilizzate per produrre una linea di animali transgenici sterile.

Alcune femmine AAS sono state trattate con 17-metiltestosterone, un ormone mascolinizzante che le porta a produrre spermatozoi che sono stati utilizzati per fecondare le uova diploidi prodotte dalle altre femmine AAS. Il risultato di questo processo è la produzione di una linea di femmine AAS triploidi, contenente 3 copie complete di cromosomi e totalmente sterili.

un esemplare di femmina AAS. Immagine (C) AquaBounty

I controlli

I primi risultati dei controlli della FDA sembrano tranquillizzare i consumatori e zittire i critici: le carni dei salmoni AAS non sono qualitativamente differenti da quelle dei salmoni atlantici. Non sembrano esserci problemi per la salute umana (mentre per i salmoni le cose non si mettono molto bene, perché l’accrescimento veloce porta alla produzione di malformazioni) e nemmeno per l’ambiente visto che sono sterili. Anzi, secondo i ricercatori dell’AquaBounty le malformazioni di questi salmoni sarebbero da vedere come un vantaggio perché renderebbero questi animali inadatti alla vita fuori dall’ambiente controllato dell’allevamento.

Fin qui tutto bene, ma dov’è il problema? Perché un problema c’è anche se in pochi l’hanno visto ed è il problema dell’allevamento intensivo (OGM o no) e dell’agricoltura intensiva (OGM o no). Qual è l’impatto ambientale di questa procedura? Che conseguenze può avere? È sostenibile?

Le possibili conseguenze

Lo spiegano bene Martin Smith e colleghi su Science del 19 novembre 2010 (e ripreso da Wired qui) che definiscono miope il metodo di analisi della FDA che si limita alla valutazione della tossicità e delle differenze chimiche e biologiche fra gli animali geneticamente modificati e i loro corrispettivi “naturali”.

Una di queste conseguenze potrebbe essere, secondo Smith e colleghi, quella di abbassare notevolmente i costi del salmone rendendolo alla portata di tutti e permettendogli di entrare a far parte della dieta quotidiana di molte famiglie, migliorando di fatto la qualità media dell’alimentazione.

Ma l’aumento di richiesta potrebbe avere conseguenze anche molto pesanti sull’ecosistema. Infatti, riportiamo da Wired:

come gli altri predatori di grossa taglia, il salmone si nutre di grandi quantità di proteine. Al momento per produrre un chilo di salmone (di allevamento) sono necessari tre chili di pesce selvatico; inoltre l’allevamento del salmone consuma circa il 40% della produzione mondiale di olio di pesce.

Molte popolazioni ittiche oceaniche sono già soggette a sovrasfruttamento, con le popolazioni di piccoli pesci alla base della catena – che una volta si pensava fossero inesauribile – che stanno crollando sotto la domanda di farina di pesce. Un boom di allevamento del salmone potrebbe peggiorare il problema.

La procedura di controllo della FDA si concentra (anche giustamente) sui possibili danni alla salute umana e su quali potrebbero essere le conseguenze dirette di una “fuga” di geni. Allo stesso modo le aziende che producono questi alimenti cercano di prevenire questi problemi escogitando soluzioni tecniche. Si fa per il salmone, ma anche per mais, soia e gli altri vegetali geneticamente modificati. Quello che però manca al momento è un’analisi ad ampio spettro delle conseguenze globali dell’immissione in commercio di questi alimenti.

Per Smith e colleghi quella del salmone potrebbe essere un’occasione per iniziare ad utilizzare un approccio diverso a questo tipo di problema e creare una sorta di precedente per l’analisi dell’impatto di queste innovazioni.

Prossimamente anche la ricetta del mio pasticcio al salmone.

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