Nuovo arrivo a casa dei divagatori 16

Rieccoci. Siamo finalmente riusciti a combinare quel qualcosa del post precedente. Dopo un mese di simbiosi e una settimana di conclave i cervelli della divagatrice, del prof. Sentimento Cuorcontento e dell’ingener Ferrero hanno fumato bianco. Il manoscritto (che a dirlo suona un po’ Promessi Sposi) è nelle mani di Martha, la nostra paziente editor, che lo trasformerà in libro e a Natale potrete regalarlo a tutti (proprio tutti, mi raccomando). Saremo una delle isole dell’arcipelago di Galápagos, la collana di scienza “pop” di Sironi e la cosa ci inorgoglisce parecchio.

Nel libro raccontiamo di scienza e mysteri nel modo “nostro”, quello di usare l’una per spiegare gli altri e viceversa, mescolando e divagando molto, con l’idea di dare qualche suggerimento utile per chi volesse mettersi a fare l’investigatore del mystero, ma senza prenderci troppo sul serio.

Tralasciando il risultato, che giudicherete, ci sono alcune cose che si imparano a scrivere un libro e che vorrei condividere con voi. Metti mai che vi venga voglia di provare a scriverne uno:

  • le norme redazionali sono il male;
  • ci faremo portatori di una mozione internazionale per uniformare la bibliografia certi che contribuirà a portare la pace nel mondo. Era dai tempi della tesi di dottorato che non avevo a che fare seriamente con una bibliografia da mettere in ordine. Ci abbiamo perso le ore a mettere nomi, cognomi, titoli, sottotitoli, volumi, anni, case editrici, città in tondo, corsivo, tondo tra virgolette, maiuscoletto, con virgola, senza virgola… per poi sbagliare sistematicamente tutto;
  • ci va sempre il “che” davanti a “cosa”. Tipo “che cosa ha detto Giacobbo?”, oppure “Giacobbo spiega che cosa non fare” e “Giacobbo ci ha raccontato questa che cosa”;
  • la punteggiatura segue delle regole. Non si possono mettere le virgole così tanto per riempire quegli spazi in basso altrimenti così vuoti. Quali siano le regole non lo so e se nei pezzi che ho scritto io è corretta il merito è degli altri due;
  • le “d” eufoniche, come ad, ed, od non si mettono. Anzi, si mettono, perché scrivendo tutti le mettiamo, ma poi bisogna toglierle tutte, che è un po’ come quella roba dello scavare la buca e poi riempirla;
  • tutte queste cose inizierete a notarle e a correggerle anche nei discorsi di amici e parenti. Nessuno capirà e tenderanno a isolarvi. Mettetelo in conto;
  • essere identificati come l’elemento pop del gruppo può provocare terribili conseguenze. Tipo che al fondo di un capitolo sulla “critica lakatosiana al falsificazionismo popperiano e al rivoluzionismo kuhniano” ci trovate la nota “divagatrice, poppizzalo tu”, come il “Gigante, pensaci tu” di Carosello (che non è pop o forse sì). C’è voluto un giorno intero da dopo pranzo alle due di notte per rendere pop quella parte. Ricordatevene quando la leggerete. E se vi capiterà di scrivere un libro pop atteggiatevi a prof. saccente o a ingegnere secchione;
  • il mostro del lago è a Lochness, non a Lockness, come pensava la divagatrice dopo dieci anni di CICAP (spesi bene…). Idem per le date, è difficile che un rapimento alieno possa avvenire cinque anni dopo il resoconto del rapito… Se scriverete un libro con me, ricordatevi di controllarmi;
  • il prof. soffre di disturbo compulsivo da aggregazione di avverbi, tende a raggrupparli e in una frase ne abbiamo contati anche cinque consecutivi. Il tutto condito da un bel po’ di paternalismo. Se vi capiterà di scrivere un libro con lui fateci attenzione. Non è colpa sua, è che non riesce a smettere;
  • l’ingegnere ha la tendenza all’eccesso di nozioni. Sa le date di inizio e fine mandato di tutti gli imperatori romani, sa dire se quel filosofo è di Francoforte, ma ha origini ebraiche e quell’altro di Bohn Bonn, ma la mamma era turca e, abbiamo scoperto da poco, conosce i nomi di tutte le specie di scarafaggio che infestano le case. E tutte queste cose tende a scriverle;
  • mai scrivere un libro in tre;
  • mai scrivere un libro in tre d’estate;
  • mai scrivere un libro in tre d’estate, ma se proprio dovete farlo scegliete degli amici di quelli buoni;

Il prossimo noi lo scriveremo nel modo che userebbe Giacobbo, l’unico che consente di salvare vacanze, famiglie e abbronzatura.

16 thoughts on “Nuovo arrivo a casa dei divagatori

  1. Reply juhan set 7, 2010 12:03

    Sironi? vediamo se indovino il titolo: Seconda stella a destra.
    Ma, domanda: ci sono i Templari?
    In ogni caso io lo compro, buone feste a tutti!

    • Reply bea set 7, 2010 12:07

      Juhan, Seconda stella a destra è di Sironi, ma non è il nostro. Il titolo ancora non lo sappiamo. Ce n’è uno che a noi piace molto, ma in casa editrice non sono tutti convinti. Ah, niente templari. Siam persone serie noi… ;)

  2. Reply prof. Sentimento Cuorcontento set 7, 2010 12:08

    Ehm… Bea?

    E’ “Bonn”, non “Bohn”…

    S.

  3. Reply prof. Sentimento Cuorcontento set 7, 2010 13:07

    E forse magari girerei l’ultimo pezzo del paragrafo che comincia con “l’ingegnere”, altrimenti sembra che sia la mamma turca a sapere tutto sugli scarafaggi, oppure ripeti il soggetto.

    (BASTA! Non riesco a smettere!! AIUTO!!!)

    S.

  4. Reply DvD set 7, 2010 13:24

    Titolo? O volete creare ancora + hype? ;D

    • Reply bea set 7, 2010 13:30

      Dvd, non lo sappiamo ancora il titolo. Come dicevo a Juhan ce ne sono in ballo almeno due: uno ci piace molto, ma non piace alla casa editrice, l’altro piace alla casa editrice ma non molto a noi. Ne arriverà magari un terzo. Comunque, si tratta di aspettare poco perché il libro dovrebbe essere in libreria da novembre.

  5. Reply juhan set 7, 2010 13:56

    Quello che volevo dire è che il titolo “seconda stella a destra” piace molto a Sironi, pare l’abbia usato 2 (due!) volte, una anche con un amico del Prof., vedi qui: http://www.keplero.org/2010/09/segnatevi-questa-data.html
    Ma andrebbe bene anche “seconda isola a destra” o “l’isola che c’è, anche se mancano i templari”. Ma siete sicuri che non ci siano? Magari sono solo nascosti ;-)
    OK! la smetto, promesso. E aspetto ansiosamente novembre.

  6. Reply bea set 7, 2010 14:10

    juhan, ma Keplero pubblica con De Agostini. Mi risulta che solo Bernagozzi (l’amico del prof.) abbia pubblicato un libro con quel titolo per Sironi.

  7. Reply juhan set 7, 2010 14:52

    Perdono, fatto confusione :-(
    L’Alzheimer… no, in futuro farò più attenzione e meno cose contemporaneamente, questa è l’ultima volta che controllo la lista RSS e commento mentre faccio altro. Una delle ultime volte, almeno, forse.

  8. Reply Teodoro set 15, 2010 01:14

    Bhè, pensa che io ho comprato un libro pubblicato da Sironi per la sezione Galapagos che mi ha cambiato completamente la vita, tanto che lo consiglio a tutti. Era quello di S.Webb sul paradosso di Fermi.
    Posso chiederti se avrete modo di fare leggere un’anteprima (anche poca cosa, giusto per capire se il libro e ciò che dice può interessarmi……)
    Ciauz e buon meritato riposo

    • Reply bea set 15, 2010 10:45

      Teodoro, dipende dalla casa editrice. Non abbiamo ancora parlato di queste cose (anche perché dobbiamo ancora rivedere le prime bozze). Comunque, stay tuned!

  9. Reply Andrea Ettore Bernagozzi set 16, 2010 18:32

    Carissima divagatrice,

    sono l’amico del prof, in senso professionale s’intende, quello del “Seconda stella a destra” di Sironi e non de agostini — scritto minuscolo per protesta: possibile che i loro editor non sappiano usare Google?

    Un onore condividere con voi la collana. Grazie per la lista, che emozione leggere un testo altrui e ritrovarvi la propria esperienza. Attendo con ansia la vostra opera, annunciata dal prof sul suo blog per Natale.

    @ juhan: ti ringrazio per le divertenti battute sul titolo, oltre che per finanziare, con l’acquisto dei libri, la divagatrice, il prof, il musicofilo del big bang e me medesimo col sodale Davide. Questo è il quarto blog in cui ci becchiamo, se non erro c’è anche l’avventuriero planetario.

    Per tutti: se passate dalla Vallée fatevi riconoscere che ci conosciamo fuori dalla blogosfera.

    Saluti, Andrea

    • Reply bea set 16, 2010 23:39

      Andrea, piacere ;)
      Sono venuta su dalle tue parti a Natale, a trovare amici che hanno casa a Venoz, con l’idea di venire a bussare alla porta dell’Osservatorio per farmi fare un tour da “amica del prof.”, ma ho dovuto ripiegare su una polenta con salsiccia dalla Marisa (si chiama Marisa quella della trattoria a Lignan?).

  10. Reply Andrea Ettore Bernagozzi set 17, 2010 12:14

    Cara divagatrice,

    lungi da me l’idea di trasformare lo spazio pubblico del blog in un prrivato scambio di chiacchiere, ma io e altri cinque colleghi di Osservatorio e Planetario abitiamo proprio a Venoz, il villaggio delle stelle! E sì, si chiama Marisa quella dell’Hotel ristorante Cuney a Lignan…

    Caspita, eri qui da noi, ti sei avvicinata molto più di quanto abbia fatto il prof che ci passa sempre accanto sulla direttrice Torino-Ginevra. Almeno ci passava perché andava in macchina, forse adesso che INFN rimborsa solo il treno si muove anche lui su ferro.

    Una prossima volta bussa che ti sarà aperto e se posso ti faccio il tour speciale, basta che tu ti faccia riconoscere con il segnale in codice degli “amici del prof”. (*)

    Buon Natale, Andrea

    (*) Scusa se metto il punto fuori dalle virgolette, norma redazionale Sironi ;-)

  11. Reply Marco Ferrari ott 9, 2010 16:53

    Non vedo l’ora che esca, ‘sto libro sta diventando una leggenda.
    Per quanto riguarda l’enorme redazionale, dapprima lasciami esprimere un eheheheh.
    Poi; io al lavoro uso quelle che mi capitano, virgolette alte basse inglesi caporali eccetera. Tanto poi le cambia il direttore o il caporedattore o l’editor di turno.
    Per esempio la terza, quella del “che cosa” per me è una vaccata. Ma se a Martha va bene, allora è perfetta…
    Le d eufoniche si mettono se litigano due vocali uguali; o a volte anche in questo caso no.
    E così via…
    Insomma, auguri per il libro e salutami Martha

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