Montagnier e i riti interrotti 4

Il Giovedì Scienza è un’istituzione. Sì, certo, ce lo diciamo sempre che quella è comunicazione 1.0, che è celebrativa, che non presenta la scienza nel suo farsi, che è un modello superato, ma anche per questi motivi qui il Giovedì Scienza è una sicurezza. Tu sai che vai lì e senti dei grandi scienziati che ti raccontano grandi ricerche. Magari non proprio le frontiere, ma chissenefrega, per le frontiere e i giovani ci sono altri palchi, altri modi e anche altri pubblici. Il Giovedì Scienza è come un sussidiario, come SuperQuark, non prevede che tu stia lì col sopracciglio alzato. Vai al Colosseo, ti prendi un caffè nel bar dei vecchietti lì di fronte, entri, ti danno il pieghevole con la presentazione della conferenza, cerchi un posto, ti siedi, leggi il pieghevole, parte la musica, sempre quella, e intanto i volontari passano a offrire caramelle Leone. Poi Bianucci sale sul palco, si siede nel salottino ogni anno diverso, ma ogni anno uguale e via, due ore di racconti della scienza. È un rito piacevole, come andare al Balòn il sabato mattina.

Ma ieri no. Ieri il rito s’è interrotto.

Montagnier sono anni che va in giro a raccontare la sua storiella del DNA elettromagnetico che si teletrasporta. Lui s’è messo in testa che uno dei motivi per cui virus e batteri fanno male è che il loro materiale genetico emette radiazioni elettromagnetiche negative e accelera la produzione di radicali liberi. Quindi, visto che i radicali liberi si contrastano con gli antiossidanti contenuti (anche) negli infusi o negli estratti (tipo) di papaia il suo obiettivo è quello di arrivare a curare le malattie degenerative o l’aids con gli infusi e la papaia.

Ma come fa a capire che il DNA emette onde elettromagnetiche e si teletrasporta? Beh, semplice. Prende il plasma di pazienti con malattie varie, ci estrae il DNA, lo diluisce fino a non trovarne più e poi misura le emissioni elettromagnetiche. Secondo lui, ogni DNA ha uno spettro elettromagnetico di un certo tipo in grado di imprimere la forma all’acqua circostante; l’acqua manterrà quella forma anche quando il DNA non ci sarà più. Ma non solo, lui prende quello spettro elettromagnetico lì, lo manda via mail a un altro laboratorio, che lo fa “sentire” a un boccetto d’acqua pulito e che cosa succede? L’acqua piglia la forma di quella del boccetto iniziale. insomma, la memoria dell’acqua rivisitata in chiave 2.0.

Follia? Sì.

Ma al Giovedì Scienza non dovrebbe esserci spazio per le follie. Forse che trovate le follie nei sussidiari? Magari in quelli americani, ma da noi ci si trova la scienza bella consolidata, le leggi della fisica e la teoria dell’evoluzione (beh, quella l’han tolta…), mica la fuffa.

Perché farlo parlare di quelle robe lì? Le diapositive le hanno viste prima, sapevano che avrebbe raccontato del DNA che si autoteletrasporta. Non potevano fargli un’intervista sui bei tempi passati? Un “professore, ci racconti di quella volta che ha vinto il Nobel”?

E se, come immagino, avrà imposto mille clausole sulle cose da dire e sulle domande, ma perché diavolo lo hanno invitato? Abbiamo davvero bisogno di un premio Nobel che racconti sciocchezze?

Amici del Giovedì Scienza, spiegateci.

4 thoughts on “Montagnier e i riti interrotti

  1. Reply Sergio Palazzi feb 24, 2012 17:50

    “Forse che trovate le follie nei sussidiari? Magari in quelli americani, ma da noi ci si trova su la scienza bella consolidata”…

    Ehm…

    Vogliamo fare l’elenco di quanto siano stravecchi i contenuti scientifici di tanti libri di testo, da non meravigliare che poi la gente creda che le sole novità stanno nella follia? parliamo di quelli di chimica che circolano nelle scuole italiane? E’ grazie ad una didattica “scientifica” dogmatica, supponente, vuota ed obsoleta, che è veramente troppo diffusa nella nostra scuola, che si crea l’incultura su cui prosperano i ciarlatani.

    “Nessuna pubblicazione è altrettanto conservatrice quanto un libro di testo; gli errori vengono copiati da una generazione all’altra e sembrano conseguire ulteriore sostegno dalla ripetizione. Nessuno torna indietro a riscoprire la fragilità degli argomenti originari. (Stephen Jay Gould, 1983) “

  2. Reply bea feb 24, 2012 17:56

    no, non vogliamo parlare dei sussidiari, perché il topic del post è un altro ;)
    (io mica difendo la didattica dogmatica, ecc e manco la divulgazione supponente e vuota. dico solo che da quel palco, per tradizione, vengono raccontate solo cose consolidate e quindi chi va a sentire assume che tutto quel che viene raccontato lì lo sia).

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