martelli e violoncelli 2

La divagatrice quando deve partire studia. Anzi, no. La divagatrice quando deve fare qualsiasi cosa studia. Un libro o un link (ok, molti libri e molti link) sono il suo modo di approcciarsi a un tema nuovo. Motivo per cui non le piace dover lavorare in fretta o partire all’improvviso, anche se entrambe le cose hanno un certo fascino (beh, soprattutto la seconda).

Questa premessa per dire che tra qualche giorno la divagatrice va a Berlino ché c’è il congresso mondiale degli scettici. [A questo punto in genere la gente ride o dice cose tipo “scettici nel senso dei Pensionati NO Euro?”. Vi è concesso, ma sappiate che i vostri hobby non sono meno ridicoli. Ts’]. E, visto che un po’ di tempo c’è ancora, può dare sfogo alla fase compulsiva e appagante della ricerca di informazioni.

Ieri sera mentre su Youtube girava un documentario dell’epoca in tedesco sul Muro (e quindi totalmente inutile ai fini dell’informazione), lì nella colonnina dei video consigliati c’era Rostropovic che suonava Bach su una sediolina visibilmente tedesca con un centinaio di persone attorno che lo guardavano tra il commosso e lo stupito.

Quel video, girato un po’ alla buona, visto e rivisto un milione di volte, colpisce sempre perché ti dici “me come cazzo ti viene a te violoncellista di caricarti uno strumento, che è tutto meno che agevole da trasportare, e portarlo lì davanti al muro in mezzo alla gente che scalpella e alle ruspe che abbattono?”. Cioè, uno si aspetta di vedere la folla che spinge, la festa in piazza, le facce da “e mo’?” dei soldati, l’inviato della CNN che dice “crazy!” ogni tre per due.

Ma Rostropovic che magari un martello a casa neanche ce l’aveva (sai gli artisti…) ha preso il violoncello è ha fatto una roba che la vedi e ti commuove. E ogni volta la divagatrice pensa: vorrei essere stata lì.

Tipo che se succedesse oggi, salterei su un aereo e andrei lì a far foto con Instagram e a mandare aggiornamenti su Twitter “@Rostropovic suona #Bach davanti al #Muro”. E invece all’epoca intanto ero piccola e poi, in quel momento lì, ero a Sanremo. In gita con la parrocchia.

Non sono molte le cose che avrei voluto vivere, ma ieri l’ho pensato ben due volte. L’altra è quando è arrivata la scatola con le copie di questo libro qui, ristampato da quei matti dei miei vicini di stanza a Codice (perché per stampare, e ristampare, un libro del genere bisogna essere un po’ matti e meno male che i matti ci sono ancora).

Dieci anni fa io mi stavo laureando e lui moriva. Che non è come essere a Sanremo con la parrocchia mentre @Rostropovic suona #Bach davanti al #Muro, ma quasi.

Avrei voluto vivere con la testa di adesso il momento d’oro di Gould e mandargli una mail, di quelle un po’ sfacciate che ogni tanto mando, in cui gli dico qualcosa del tipo: tu divaghi la scienza, io pure, fammi venire a lavorare con te per qualche mese.

2 thoughts on “martelli e violoncelli

  1. Reply Cheno mag 11, 2012 22:30

    RostropovicH :)

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