Ma se io avessi previsto tutto questo 45

Nei giorni scorsi sono stata al centro di una specie di guerra su facebook scatenata dalla condivisione di un post che criticava un video di Pro-test, l’associazione che si batte per difendere la sperimentazione animale. il video risponde ai servizi che Striscia la notizia aveva dedicato all’uso di macachi per la ricerca. E lo fa usando le sue stesse armi. I ragazzi di Pro-Test aggrediscono verbalmente l’inviato di Striscia, non lo fanno parlare, ribattono alle poche cose che lui dice mostrando paper scientifici e gli fanno domande per dimostrare la sua ignoranza. Il risultato è che il video è stato visto da molte persone, molti lo hanno condiviso sui social, la “base” battagliera di Pro-Test e delle varie associazioni amiche era appagata, ma c’era anche chi, come l’autore del post, quel video non lo gradiva proprio.

Io ero fra questi e l’ho scritto. Da lì in avanti sono state ore un po’ complicate perché sono arrivate una ventina, forse più, di persone che non avevo mai visto né sentito a insultarmi e, in generale, ad accusare me e i “divulgatori” per non aver fatto niente o per aver mandato il paese allo sfascio o per aver affossato la ricerca.

Dicono che i divulgatori sono elitari, che usano mezzi vecchi, che la comunicazione noiosa e barbosa non serve a niente, che parliamo a nicchie insignificanti, che dovremmo parlare di sperimentazione animale (“eh, perché non ne parlate? Perché?”), che la casalinga di Voghera e il macellaio mica stanno a sentirci a noi. Mentre a loro…

Allora, ragazzi, volete davvero far qualcosa di nuovo? Volete davvero aprire la divulgazione come una scatoletta di tonno? Beh, io ve lo dico: fatelo.

Ma fatelo davvero. Smettetela di copiare i vostri vecchi professori, smettetela con i convegni ingessati, smettetela con le lezioni frontali, smettetela con gli articoli che partono ogni volta dalla spiega di che cos’è il DNA o del perché serve la sperimentazione animale. Lo sappiamo, grazie. Andate oltre. I flashmob erano una novità nel 2003, le interviste doppie hanno vent’anni, le incursioni e le prese per il culo, Striscia, le faceva quando molti di voi stavano ancora all’asilo.

Quella non è la novità, quello è essere vecchi, più vecchi di noi, ma vestirsi da giovani, quello è mostrare le tette per sperare che gli altri non notino le rughe sul viso.

Ma soprattutto, se volete avere ancora una parvenza di scientificità, lasciate perdere i fanatici. Lo so che fanno numero e che è bello poter dire di essere “la seconda pagina più importante al mondo”. Fa figo, bravi, ma se il grosso di quei like è messo da gente che scrive cose come questa

 

“servono ”soldati” che rispondano alle aggressioni politiche e propagandistiche stando sul campo. Le armi con cui si vince una nobile ed elevata battaglia sono le medesime con cui se ne vince una ingiusta e meschina”

 

ecco, magari era meglio essere la decima pagina al mondo e assomigliare un po’ meno alla decima MAS.

Perché, vedete, non è che io non uso i vostri metodi perché, minchia non ci avevo pensato o perché  c’ho paura di spingermi oltre, o perché non son capace o perché, ancora, non sono abbastanza  coraggiosa. Non uso quei metodi, perché ho capito che non funzionavano quando ancora facevo il liceo, YouTube non c’era e il “dibbattito sulla vivisezione” organizzato durante l’autogestione era finito a botte. Sono metodi che vanno bene se si vuol fare dell’attivismo alla GreenPeace non informazione, non comunicazione. Fotte sega di dargli all’animalista. A me interessa risolvere i problemi non crearli.

E qui il problema c’è, grosso come una casa. l’animalismo spinto sta montando e la ricerca rischia di fermarsi. E di problemi così, sappiate che ce ne sono altri mille anche se voi vedete solo questo. Proviamo a risolverli tutti assieme, ognuno facendo il suo. Metteteci pure tutto l’entusiasmo che avete e che a noi, forse, manca e se pensate che il “nostro” modo non vada bene, trovatene uno vostro, dimostrateci che siete meglio di noi “baroni della divulgazione”, non vediamo l’ora di vedervi davvero far qualcosa di nuovo, ma prima abbiate il coraggio di liberarvi delle frange violente che trovano appagamento solo dall’andare a provocare gli animalisti e che li vorrebbero tutti morti e sepolti. Perché l’obiettivo comune dovrebbe essere quello del mantenimento di una certa laicità della ricerca nel rispetto però delle idee di tutti, anche quelle che non si condividono e dei valori di tutti, anche di quelli che non si condividono.

 

Con affetto,

La vecchia guardia.

45 thoughts on “Ma se io avessi previsto tutto questo

  1. Reply Alberto mar 21, 2015 11:29

    ciao
    non ti conosco, ma un conoscente ha rilanciato su social il tuo post.
    Puoi inserire un link del servizio di Striscia la notizia che citi? E uno della parodia fatta dai ricercatori? E la tua firma?
    Un saluto

    • Reply bea mar 21, 2015 11:35

      il link non lo metto perché non mi va di regalare clic né all’uno né all’altro. Trovi entrambi facilmente con Google.
      La firma la trovi nel Chi Sono, comunque mi chiamo Beatrice Mautino e il mio nome è in chiaro qua sopra da quando ho aperto il blog. ciao

  2. Reply Alessandro mar 21, 2015 11:44

    Ok, bell’articolo. Sul serio.

    Il video di Pro-Test ha qualche lato negativo e forse è vero, bisognerebbe “innovare”.

    Hai scritto un bell’articolo ma non lo hai finito. Non hai messo nemmeno un suggerimento, nemmeno una proposta. Nulla. Ora, se è vero che quel video e certi post possano essere “vecchi”, “noiosi”, “poco interessanti” e da qui la tua critica, mi piacerebbe sapere qualche idea, qualche suggerimento… qualche proposta.

    Perchè il dire “sbagliate” e fermarsi lì, mi sembra poco costruttivo.

    Alessandro.

    • Reply bea mar 21, 2015 11:50

      Il primo consiglio è: chiedetevi chi è il vostro target
      Il secondo consiglio è: capite che cosa pensa, quali idee ha già sull’argomento, quali sono quelle sbagliate e quali quelle giuste
      Il terzo consiglio è: partite da quelle giuste e cercate un terreno comune di confronto
      Il quarto è: mettete in discussione anche le vostre idee, altrimenti non è un gioco alla pari
      Il quinto è: pensate a qual è il mezzo migliore per far arrivare il vostro messaggio (youtube? Bene, ma come?)
      Il sesto: andate a vedere chi effettivamente vi legge/guarda/commenta e se sono solo i “vostri” o “gli avversari”, allora vuol dire che qualcosa dei punti sopra è andato storto
      Il settimo: fate domande alla gente per vedere che cosa hanno capito di quello che voi avete detto, scritto, mostrato

      ecc, ecc. Ma questo è il MIO modo, non è detto che sia quello giusto. A me piacerebbe lavorare ASSIEME, per cercare il modo migliore di risolvere il problema.

    • Reply bea mar 21, 2015 11:52

      btw, la proposta non è vero che non c’era. C’era, ed era quella di liberarsi dei fanatici.

      • Reply Peta Fantazzini mar 21, 2015 12:50

        1 – Il target è variegato. Va dallo spettatore/lettore già interessato e più o meno relativamente “schierato” all’eventuale disinformato da provare a riportare sulla “retta via”, passando per i neutrali (che tendono però, visti i comuni toni di molti media ad essere spesso disinformati anch’essi) ed un tipo particolare di neutrali “schierati” (vedi punto 2)

        2 – Siccome il target è variegato, è necessario creare contenuti altrettanto variegati. Non vi è e non vi può essere un solo contenuto adatto a tutti. Il caso del video su Striscia, ad esempio, a mio parere va a pescare non nel target dei già informati e schierati (che per varie ragioni, giustamente, anzi lo trovano in difetto), né in quello dei neutrali “puri” (che sì, difficilmente possono capire di che si stesse parlando). Pesca in un target di gente che già ha, per altre ragioni, motivo di condividere una denuncia nei confronti del “giornalismo” sensazionalista, manipolato e strumentalizzato alla Striscia. Si sono fatti tanti nemici, non solo i ricercatori, cavalcando il più becero populismo su tanti argomenti. Esempio idiota per rimanere in ambito animale: cacciatori, allevatori, circensi, ma anche commercianti e industrie di settore. Attirati da un contenuto di denuncia nei confronti di un comune “nemico” vengono esposti ad un altro tema dell’ampio capitolo della disinformazione che cavalca un certo tipo di animalismo distorto.
        E’ una cosa talvolta delicata, su argomenti che si sovrappongono solo in parte spesso è difficile mantenere l’unità. Basti appunto pensare a Federfauna. A me, ad esempio, non piace molto vi siano e siano stati contatti e collaborazioni con loro da parte di PTI (e non è che sia contro la caccia), perché non apprezzo parte delle loro campagne e linguaggio. Ma se voglio un’associazione che sia sempre speculare al 100% ad ogni sfumatura delle mie opinioni, mi associo da solo giocando a Solitario.

        3 – Mi pare lo si faccia. Ma la produzione di un contenuto di denuncia nei confronti di chi ha addirittura strumentalizzato il tuo lavoro (serio, compito e non conflittuale come auspicano i detrattori del video) non può esattamente essere il tè delle 5 con Stoppa, sorridendo con elisabettiana compitezza su come forse il suo spirito sia nobile (?) ma solo tratto in innocente errore. E che diamine, dai, non prendiamoci in giro.

        4 – Mi pare accada in continuazione. Vedi sopra: quando dalla SA capita inevitabilmente di confrontarsi su altri argomenti come la caccia le opinioni sono più che mai diversificate. E nessuno è ancora, che io sappia, stato defenestrato perché in disaccordo sul tema con altri che sono più “totalitaristi” nel dar contro all’animalismo.

        5 – Non esiste un solo mezzo. Chi crede di poter usare solo una piattaforma per comunicare e muovere l’opinione pubblica (sia esso un giornalista fedele alla carta o un grillino che pensa di votare con dei like) è o rimasto indietro nel tempo o al contrario uno che sta facendo il passo più lungo della gamba. Un contenuto di denuncia come il suddetto ha sicuramente il suo miglior habitat in youtube, come potrebbe averlo un breve contenuto di divulgazione semplice e magari spiritoso o curioso. Le analisi approfondite, invece, necessitano probabilmente ben più spesso di una forma più rigorosa (e, perché no, di piattaforme più “autorevoli”).

        6 – Indubbiamente il contenuto conflittuale, consapevolmente conflittuale, si sa che si rivolge prevalentemente a chi è parte del “conflitto” suddetto. Ma è anche il contenuto che proprio a causa di quella conflittualità che appassiona porta alla maggiore condivisione. E’ il bello ed il brutto della natura umana.
        E’ spesso una condivisione sterile, è vero, poiché fatta fra persone spesso irrimediabilmente schierate dietro un comune preconcetto, ma sui grandi numeri (grandi numeri che altri tipi di contenuto difficilmente, purtroppo, raggiungono con la stessa efficacia) l’efficacia ritengo possa essere notevole.

        7 – E’ uno dei lati positivi del net 2.0. Forse è poco autorevole che ad un articolo di divulgazione scientifica segua una discussione su un social o su un blog, poiché potrebbe passare una certa idea che qualsiasi opinione abbia lo stesso valore, anche quella di un negazionista del riscaldamento globale “perché boh, non sono un climatologo ma secondo me non c’è da fidarsi” rispetto a quella espressa nell’articolo originale stilato da professionisti. Ma è anche il modo attraverso il quale si riceve un feedback riguardo sia ciò che siamo riusciti a trasmettere, sia una misura – per statisticamente sommaria che sia – della sensibilità o percezione di un certo argomento all’interno di uno specifico pubblico.

        Per farti un esempio, è molto interessante come quando una pagina appartenente alla “sfera di influenza” di PTI condivide contenuti informativi sugli OGM, si debba riconoscere come persino fra i sostenitori schierati a favore della SA (ed interessati nonché informati sull’argomento), quell’acronimo sia foriero di tanta superstizione. Percezione – e possibilità di scambio e confronto – che le vecchie piattaforme non consentono o non facilitano.

        8 – Il fanatismo è una gran brutta cosa. E’ il rischio maggiore da cui deve guardarsi PTI e non solo. Per svariate ragioni ma anche perché rischia di essere un danno d’immagine. La più grande vittoria mediatica contro la disinformazione di un certo settore animalista è stata proprio quella di mostrare e diffondere come si siano fanaticizzati. Diffusione che è avvenuta prevalentemente con la satira, rapida e d’effetto, piuttosto che con le grandi digressioni. Una delle cose che oggi come oggi sottrae a certa propaganda un gran numero di possibili vittime è proprio il fatto che ciò ha creato una moda: l’”animalaro” (non più animalista, è addirittura nato un neologismo), il vegano “talebano” non è più hip, non è più cool, anzi, è oggetto di derisione.

        E se ne sai la metà di quello credo tu ne sappia di comunicazione e marketing, saprai bene quanto me che non c’è nulla che funzioni come il non voler apparire “perdente”, “sfigato” per sfondare in un target di “mercato” e fargli decidere se non quale prodotto comprare – che non è il nostro caso – quale brand essere propenso ad ascoltare. Una volta che interessarsi di scienza è diventato cool forse anche per ragioni volgari come queste, bene, ora ti senti parte di un’ideologia, e ti ritrovi esposto a tonnellate di contenuti tradizionali, quella buona vecchia divulgazione a 360° che ti forma e ti allarga gli orizzonti. Ma prima devo riuscire a raggiungerti.

        Ecco perché bisogna saper evitare di finire stigmatizzati all’opposto per le medesime ragioni, infatti come tutto ciò che diventa “modaiolo” di esso compaiono anche i fan sfegatati, i fanatici. Ma non è certo motivo per tagliarsi le gambe a priori.

        Insomma, non credo proprio faccia un gran bene alla corretta percezione della scienza che i libri di Dario Bressanini siano sullo stesso scaffale di quelli su come curare il cancro con le erbe. Dario sul Fatto ha dovuto – comprensibilmente schifato – rinunciare ed andarsene data l’imbarazzante “compagnia” a cui i suoi contenuti venivano parificati.

        Ecco, c’è chi in una situazione simile vuole tentare un approccio diverso: provare – entro limiti ragionevoli e di buon gusto – a non dover battere in ritirata ma a sporcarsi un po’ le mani per ricordare alla gente che i contenuti proprio come quelli di Bressanini hanno un valore, una serietà ed una dignità diverse.

        E’ sull’estensione di quei limiti di ragionevolezza e buon gusto che è lecito ed auspicabile confrontarsi per trovare un buon equilibrio. Ma l’intenzione di fondo non è a mio parere criticabile: non senza proporre davvero un’altra alternativa. Cosa che in questa brutta faccenda non è stata fatta, mi pare.

        • Reply bea mar 21, 2015 13:00

          Peta, appunto, Dario se ne è andato, non è sceso al loro livello.
          In quel video, invece, si è scesi al livello di Striscia.

          • Reply Peta Fantazzini mar 21, 2015 13:19

            Può darsi (con per lo meno una lieve differenza: si è usato – o parodiato – un simile sistema di comunicazione, sì, ma per dire una verità fattuale, dimostrata e dimostrabile, non una falsità; non mi pare un dettaglio da poco).

            Non so se sul lungo termine usare ANCHE questi canali si rivelerà vincente o meno (finora mi pare i segnali siano positivi, eh), ma conoscendo un po’ – e da un po’ – la rete dei social, sono moderatamente ottimista. Quello che so è che sicuramente Dario avrebbe fatto un torto a sé stesso e alla sua professione se anziché andarsene fosse passato all’attacco cercando di delegittimare dei “colleghi”, ma questo perché la piattaforma ed il settore sono profondamente diversi.

            E’ questo che credo non comprendiate appieno. Neanche io, quando scrivo per il mio giornale, mi lancio a sfottò sugli antivaccinisti, non è il luogo adatto. Ma in altri luoghi il linguaggio può essere differente.
            Le due filosofie – sempre adeguatamente calmierate e lavorando per limare gli eccessi, tanto di populismo quanto di elitarismo – devono coesistere parallelamente, come ho già avuto modo di dirti l’altro giorno. Da sole ritengo siano entrambe fallimentari, anche proprio per le ottime ragioni che hai esposto a tua volta.

  3. Reply Alessandro mar 21, 2015 12:07

    Nessuno pretende che un suggerimento sia giusto. Ma se viene dato al termine di un post che critica (anche giustamente, ripeto) sicuramente fa un effetto diverso.
    E’ un punto di partenza.
    Anche io nel mio lavoro quando ho un problema accetto volentieri suggerimenti. magari sonogiusto, magari sono sbagliati e magari sono un punto di partenza per trovare una soluzione.
    Se pensi che “liberarsi dai fanatici” sia l’unica soluzione, però, credo che si un po’ pochino. Se parli di comunicazione, di messaggi, posso essere d’accordo che puoi togliere quelli dei fanatici (ce ne sono, lo so) ma quello non cambia la comunicazione.

    La tua risposta è me è un punto di partenza. Ma non dirigerla a me, qui sbagli. perchè io non sono un ricercatore, non sono uno scienziato. Sono un responsabile IT per l’Italia in una ditta con sede principale in Germania. Quindi io non sono un “voi”.
    Sono solo uno che prova, come tanti, a guardare oltre ad uno scontro solo tra animalisti/vegani – ricercatori/pro-sa. Perchè anche se sono informatico so che il codice binario non significa solo 0 e 1.
    Sono un padre che ha una figlia a cui vuole insegnare a pensare e guardare le cose in un modo diverso da quello che molti vogliono far credere. Sono il padre di una figlia che vorrebbe poterle dire che anche in Italia si lotta per combattare contro le malattie e non che non lo possimo fare perchè giocando con le parole la ricerca in Italia non si può più fare.

    Ripeto, ho commentato il tuo post perchè, avendolo letto, ci ho visto della verità.

    Scusami per il mio passaggio, forse non è stato gradito.

    Ciao.

    • Reply bea mar 21, 2015 12:15

      ok, ok, scusa, pensavo fossi di pro-test.
      nel caso, ti mancano tre anni di storia che precede questo post e nei quali, i suggerimenti, ci sono stati eccome ;)

  4. Reply Alessandro mar 21, 2015 12:07

    (ps: se ci sono errori, scusa. non l’ho riletto.)

  5. Reply Uhm mar 21, 2015 12:14

    Mah.
    L’articolo è interessante ma non mi convince, anche se la mia opinione vale zero.
    Il tono è decisamente da maestrina. Rispondere alle critiche con questo tono in fondo non le rende addirittura più certe?
    E poi…
    Sinceramente avrei evitato di accusare di fascismo (decima mas) utilizzando un commento estrapolato dal contesto (c’erano delle virgolette e va preso metaforicamente) ed invitando non loro ad un confronto o ad un ripensamento, ma indicando a tutti gli altri, come fossero alleati di guerra, di isolare quel gruppo come fosse un nemico.
    Mi viene da pensare: ma davvero i guerriglieri sono questi tizi? O magari è anche l’autore dell’articolo?
    E se è così, e se il teorema dell’autore dell’articolo è corretto (isolate i guerriglieri), gli altri dovrebbero isolare anche lei?

    • Reply bea mar 21, 2015 12:18

      ah, ma guarda che è più che legittimo scegliere la linea guerrigliera. basta esserne consapevoli. a me non piace, ma il mondo è grande e c’è spazio per tutti. anche per i guerriglieri

      • Reply Uhm mar 21, 2015 14:50

        Le spiego meglio in maniera più compiuta, anche se mi pareva, da divulgatore a divulgatrice, di essere stato molto chiaro, ma tutti possono sbagliare e spesso anche io taglio mentalmente parte dei commenti quando penso di averne capito già il senso.
        Avrei preferito evitare lo spiegone, ma me lo ha chiesto lei e mi adeguo.

        La tesi fondamentale dell’articolo è l’invito rivolto ai gruppi di divulgazione e pro-sceinza di «liberarsi delle frange violente». La tesi è così inequivocabile da essere stata riassunta da altri come «lasciar perdere gli ultras».

        La tesi può essere condivisibile o meno. Personalmente non sono un «ultras» per cui non mi tocca neanche. Anzi, il mio pensiero dovrebbe pendere verso la sua tesi. Non ho mai partecipato ad un flashmob, non andrei a difendere fisicamente uno stabulario, magari critico le forze dell’ordine perché non lo fanno direttamente loro ma così va il mondo.
        Preferisco fare video ed articoli di divulgazione e rispettare le idee di tutti.

        Ma le sue argomentazioni sono molto traballanti.

        Ora non dico semplicemente che le argomentazioni siano fallaci. La fallacia è inevitabile quando si esperime una valutazione. Non esistono opinioni senza generalizzazioni, e la generalizzazione è la prima delle fallacie.
        Del resto, se l’opinione non fosse fallace, non sarebbe un’opinione ma un dato di fatto.

        Intanto la questione dei «baroni della divulgazione». Purtroppo non la conosco perché l’anno scorso al Sant’Anna a Pisa non c’era per parlare di OGM e le sue slide le presentò Bressanini, per cui non ho avuto il piacere di incontrarla e parlare con lei, ma a cena Dario mi è parso tutt’altro che un «barone», e siccome riguardo i metodi ed i linguaggi di comunicazione da usare nella divulgazione scientificala pensavamo nella stessa maniera immagino che, data la vicinanza di pensiero e la indiscutibile sovrapposizione delle vostre opinioni riguardo la questione in oggetto, anche lei non si una «baronessa».

        Ma il tono utilizzato in questo articolo utilizza il registro «noi che la sappiamo lunga» (suo il “voi” perché lei ha usato il “noi”). Ok, la sapete lunga, avete un sacco un sacco di esperienza, ma qual è la risposta?

        Davvero, qual è la risposta al metodo battagliero? Facciamo che siamo d’accordo, ma a parte il «non mi piace» o «non si fa» o «non farei la stessa cosa» o «è roba per voi giovani» che traspaiono, c’è qualche dimostrazione almeno empirica che “funziona” meglio la comunicazione dei “vecchi” (io sono tra questi, lo ricordo) rispetto a quella dei “battaglieri” o “moderati”?

        Non c’è.

        Ok i festival della scienza, vanno bene i libri, ma sono rivolti a chi già in qualche modo concorda oppure è almeno vicino alla visione scientifica del mondo.
        E gli altri? Li lasciamo agli animalisti? Li lasciamo a chi “guarda il cielo” e quelli che “la Xylella l’ha fatta la Monsanto”? La “casalinga di Voghera” con chi parla?
        Dopo tonnellate virtuali di articoli e qualche articolo scientifico sulla maggiore viralità sui social dei canali complottisti e pseudoscientifici, cosa si fa per frenare questa follia?
        Lei dice che certi metodi non funzionavano perché ci è passata ed è così, ma quali sono i metodi che funzionano?

        L’unica cosa che si capisce è che aggredire il prossimo non crea la possibilità che il prossimo cambi idea. Condivisibile, ma ance questo suo articolo è aggressivo.

        Perché lei ha trattato chi fa un video di presa in giro di Striscia come un branco di fascisti (“decima MAS”) e grillini (“scatoletta di tonno”) e magari tra le righe anche altro ma mi è sfuggito.
        Trattamento che io trovo sinceramente ingiusto. Estrapolare dal contesto una frase (con parole anche tra virgolette proprio affinché non siano prese alla lettera)

        Lei scrive che «l’animalismo spinto sta montando e la ricerca rischia di fermarsi» e che bisogna agire tutti insieme ma escludendo dal campo quelli che, nel bene e nel male, si attivano.

        Si attivano, appunto. Sono «attivisti», non «estremisti».

        Se lei, come me, non fa l’attivista, non significa che l’attivismo sia sbagliato. Significa che non fa per lei, come non fa per me.

        Ok, è vero che i giovani attivisti si muovono in truppe e che se la prendono un po’ più degli altri quando ricevono delle critiche, ma non mi pare che dalla sua (vostra?) parte l’atteggiamento sia stato diverso.

        Ho visto precipitarsi truppe di entrambe le fazioni a dileggiarsi a botte di commenti, ho avuto l’impressione che entrambe le truppe abbiano chiamato rinforzi più o meno noti per avere man forte (come se la ragione si stabilisse a maggioranza o come se scrivere un commento più degli altri facesse vincere la guerra).

        Non è stato un bello spettacolo, e credo neanche per lei dato il titolo di questo articolo «Ma se io avessi previsto tutto questo».

        Ma lei è stata parte in causa. Ha invitato tutti a moderare i toni? Non mi pare (magari mi sbaglio, non mi ricordo che l’abbia fatto).

        Ho avuto la netta impressione che anche lei abbia esagerato a reagire a delle critiche, ed abbia accettato (o chiesto) l’aiuto delle “truppe alleate” per creare una maggioranza, permettendo alla discussione avvenuta nel suo profilo di degenerare oltre ogni limite accettabile per persone come me e come lei, che preferiscono usare dei toni pacati quando trattano pubblicamente argomenti scientifici o parlano di divulgazione.

        Questo stesso articolo ne è in qualche modo la conferma.

        Pubblicare una risposta dopo che il flame si è spento, sapendo che sarebbe stata amplificata da canali “amici”, appare come un tentativo di alzare la voce quando gli altri si sono zittiti.

        Questo mi pare un atteggiamento estremista, uno di quelli che lei condanna. Rispondere a critiche più o meno giustificate alzando sempre di più i toni illudendosi di vincere a colpi di “like” o di prestigio di endorsement. Non che lo sia magari, ma così appare, come a lei appare estremista l’atteggiamento opposto.

        E se appare così, spero solo che dalla parte “sua” qualcuno non inizi a pensare che lei sia stata troppo “guerrigliera” e dunque una persona della quale “liberarsi”.

        E spero anche che dall’altra “parte” nessuno pensi che la via migliore per rispondere sia quella di pubblicare un altro articolo uguale ed opposto. Non serve a niente, come lei ben sa (e sapeva prima di scrivere questo stesso articolo) e si finisce a fare “a botte” come ai tempi in cui lei ed io facevamo il liceo.

        Buon lavoro.

        (replico qui per non disperdere il discorso, con il cellulare non potevo fare il reply del reply)

        • Reply bea mar 21, 2015 15:14

          ok, Romeo, ho capito.
          Rispondo per punti:

          - “Davvero, qual è la risposta al metodo battagliero? Facciamo che siamo d’accordo, ma a parte il «non mi piace» o «non si fa» o «non farei la stessa cosa» o «è roba per voi giovani» che traspaiono, c’è qualche dimostrazione almeno empirica che “funziona” meglio la comunicazione dei “vecchi”?”

          Io sono partita dall’accusa che “la vostra comunicazione non funziona”. D’altronde lo dice anche lei che i libri son di nicchia, gli articoli li leggono in pochi, ecc. Io lavoro per allargare queste nicchie, consapevole del fatto che, per comunicare, bisogna essere in due. Non voglio evangelizzare nessuno.
          Non mi piacciono i discorsi sulla casalinga di Voghera e trovo offensivo pensare che un abbassamento generale dei toni possa servire a raggiungere target meno “alti”. Serve diversificare azioni e mezzi, ma non si possono considerare tutti quelli che non la pensano come noi dei buzzurri in grado di capire solo le risatine e le battute sullo sperma di piccione. Ecco, ci va rispetto e anche un po’ di umiltà.

          - “Perché lei ha trattato chi fa un video di presa in giro di Striscia come un branco di fascisti (“decima MAS”) e grillini (“scatoletta di tonno”) e magari tra le righe anche altro ma mi è sfuggito.
          Trattamento che io trovo sinceramente ingiusto. Estrapolare dal contesto una frase (con parole anche tra virgolette proprio affinché non siano prese alla lettera)”.

          Ho chiesto di liberarsi delle frange estremiste, che presuppone che io pensi che non siano tutti così: Ne ho letti un po’ in giro, ma ho virgolettato quello perché in seguito a quel commento ho chiesto alla Vice Presidente di Pro-Test di prendere le distanze. Non l’ha fatto. Lo devo leggere come un endorsement? Non lo so. So che non tutti lì dentro la pensano così e il grosso della discussione sulla mia bacheca era su quello. (come scritto, non conoscevo la maggior parte di quelli intervenuti)

          - riguardo alla questione “chiamare gli amici”. In realtà no. Quel video mi è stato segnalato per telefono da una delle persone intervenute nella discussione. Per il resto, non ho chiamato nessun amico a intervenire. Ovviamente può non credermi, ma ci tenevo a dirlo.

          b

          • Reply Uhm mar 21, 2015 15:38

            Mi era sfuggita anche la velata accusa di vedere gli animalisti «morti e sepolti», ma lasciamo perdere.

            I punti sono due:

            1) Lei dice che c’è un «problema [...] grosso come una casa. l’animalismo spinto sta montando e la ricerca rischia di fermarsi» e che «serve diversificare azioni e mezzi» (lo penso anche io).
            Il video è proprio un tentativo di diversificazione di azioni e mezzi. Trattarlo come un video di «estremisti» perché usano un linguaggio non gradito (che è lo stesso linguaggio che crea la marea montante di disinformazione) e proporre addirittura di ostracizzare gli autori non mi pare coerente.
            Se la divulgazione è costretta ad usare un linguaggio “povero” per chi comprende il linguaggio “povero”, perché non si può usare il linguaggio “satirico” per chi comprende il linguaggio “satirico”? Ok siamo un po’ vecchi, ma non fessi.

            2) C’è un flame che lei ha permesso ed alimentato nel suo stesso spazio e questo articolo soffia sul fuoco.
            Questo non rischia di apparire come estremista e quindi di farla ostracizzare?
            Cioè uno che si trova dalla “sua” parte viene a sapere del flame, legge il suo articolo e conclude: «è giusto emarginare chi fa la guerra, ma anche la Mautino fa la guerra, quindi va emarginata!».
            Magari non era sua intenzione e lei non è in guerra, ma è l’impressione che traspare, e come lei mi insegna, alla fine vince l’impressione del pubblico, non l’intenzione dell’autore.

          • Reply bea mar 21, 2015 15:57

            - era satira quella?
            - se la mia associazione pensa che il mio comportamento non sia in linea con l’associazione fa bene a prendere le distanze da me. È quello che succede normalmente nelle associazioni.

          • Reply Uhm mar 21, 2015 18:00

            Non voglio insistere sulla questione dell’aggressività e della richiesta di ostracizzazione. Sono cose antipatiche. Ho cercato di mostrarle la questione
            Del resto internet ha paradigmi di conversazione molto particolari ed è facile cadere nello scontro irragionevole muro contro muro senza rendersene conto. Secondo me lei è caduta in questo sbaglio, e questo articolo è un ulteriore ceppo nel fuoco, ma non è mia intenzione dimostrare una valutazione soggettiva che, se pur condivisa, è comunque soggettiva.

            Le rispondo sull’altro punto.

            Ebbene sì.

            Era satira.

            Lo stesso Stoppa ha detto che erano domande «in stile Iene». Servono altre dimostrazioni?

            Non scadiamo in discorsi strumentali che abbiamo già sentito da politici ed altri nei casi Grillo, Luttazzi e nei casi di varie satire religiose contro cattolici e musulmani che invece di contestare nel merito o difendere la libertà di espressione rispondevano «quella non è satira», «allontanate quel comico dalla televisione» o «chiudete quel giornale».

            A volte la satira è anche disgustosa, ma è fatta così.
            A lei disgusta? Benissimo.

            Ma lei è preoccupata della marea montante di antiscienza, come me.

            E se questa marea usa certe cifre comunicative, invece di rispondere “non si fa” oppure “allontanate quei ragazzi”, dovrebbe rispondere: «Ok, non mi è piaciuto ma pare funzionare… perché? Si può fare qualcosa di meno sbracato facendolo funzionare lo stesso o anche di più?»

            Per farle un esempio, questo è un mio video sugli immaginari «motori magnetici che producono energia infinita».
            https://www.youtube.com/watch?v=LbeWWlOOLBg

            Utilizza il linguaggio tipico dei complottisti, è abbastanza diretto, è scientificamente ineccepibile ed ha avuto oltre 180.000 visualizzazioni,

            Si può rendere un ottimo servizio alla scienza tendendo l’orecchio a quello che accade in rete.

          • Reply bea mar 21, 2015 18:03

            come misura l’efficacia? cioè, come fa a dire che “pare funzionare”?

          • Reply Uhm mar 21, 2015 23:25

            Ok, allora sulla satira siamo d’accordo. Passo alla sua domanda.

            Intanto le ho fatto un esempio mio personale di video costruito per parlare a chi cerca la notizia sbalorditiva ed emozionale. Funziona: cattura un pubblico che solitamente facile preda dei complottisti e fornisce loro una spiegazione, facendogli capire che possono essere presi in giro da falsi scienziati.

            Se vuole sapere come mai il linguaggio e la tecnica di comunicazione emozionale complottista “pare funzionare” meglio di quella accademica e/o divulgativa dei canali come il suo, il mio, CICAP, IUXS e tanti altri, ecco un articolo scientifico che lo spiega:
            http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0118093

          • Reply bea mar 21, 2015 23:57

            lo so, grazie.
            le ho chiesto come misura l’efficacia di un video. dai like? dai commenti? dalle visualizzazioni? da cosa?

          • Reply Minu Potti mar 22, 2015 04:06

            Visualizzazioni e quanto sia condiviso un post possono essere degli indici. Quante persone hanno visto un video nella sua interezza è un altro indice da tenere in considerazione. Non sono un esperto ma immagino che si possa quantificare anche per quanto tempo un video o un post continua a ricevere visualizzazioni (una specie di emivita). Ovviamente questi indici possono aiutare a quantificare l’impatto ma non necessariamente il contenuto. Se non t i senti a tuo agio con questi indici tieni in considerazione che con tutti i loro limiti sono equivalenti a quelli utilizzati per quantificare l’impatto degli articoli scientifici. Dopo tutto puoi scrivere l’articolo scientifico più rigoroso possibile ma se non lo legge nessuno è come se non l’avessi scritto.

          • Reply Uhm mar 23, 2015 01:45

            Ah, dei video. Io parlavo in generale.

            Per i video ci sono degli strumenti, come accennava Minu Plotti.

            E lei dice che «sa» che il linguaggio complottista è più efficace, quindi dovrebbe comprendere l’importanza di quell’approccio.

            Del resto, è il motivo per cui il linguaggio divulgativo è semplice: dev’essere lo stesso linguaggio del pubblico. Se lei parla con i liceali, allora usa un linguaggio usato dai liceali. Se parla con il pubblico di Striscia, DEVE USARE lo stesso linguaggio di Striscia.

            Non è semplice solo perché si fa così, ma perché altrimenti è come pretendere di parlare ai sordi. Se non si spiega con i gesti, loro non capiscono.

            Se la sua critica è quella di usare proprio quel linguaggio, allora le chiedo: quale altro linguaggio vorrebbe usare? E come fa a misurare l’efficacia del suo linguaggio, dato che come ha visto il linguaggio dei canali di divulgazione scientifica PERDE di fronte al linguaggio complottista?
            (la domanda è lecita, me l’ha fatta prima a me)

          • Reply bea mar 23, 2015 07:54

            ma perché pensa che i fantomatici “divulgatori” parlino solo sui canali di divulgazione scientifica? chi lo dice?
            io misuro l’efficacia delle mie attività di comunicazione della scienza con tutti gli strumenti possibili: dalle interviste, ai focus group, alle recensioni, alle discussioni online, ai tweet, alle foto su istagram, ai commenti su facebook a cose molto meno ortodosse come passare intere giornate in mostra a seguire i visitatori e ascoltare i loro discorsi.
            e questo mi serve per correggere il tiro nel caso, molto frequente, di errori. non mi baso MAI sul numero di visualizzazioni di qualcosa perché è un dato che non dice nulla sull’efficacia.

            il video di protest ha tante visalizzazioni, ma pochi like e commenti solo schierati. non ho visto casalinghe di voghera o pubblico di striscia commentare. lei sa se hanno raggiunto il loro target? se lo sono chiesti almeno?

          • Reply Uhm mar 23, 2015 12:10

            Sta traviando il mio pensiero e non è piacevole dopo che ha usato con me altre tecniche di polemica un po’ spicciola. Non è piacevole. Non so se sta tentando di essere irritante o se non si rende conto di quello che scrive, o se magari non ha tempo da dedicare a questa ed altre conversazioni per cui risponde frettolosamente, ma non è piacevole.

            Non ho scritto né pensato che la divulgazione sia limitata ai canali di divulgazione su internet. La sua obiezione ha la struttura di quella degli animalisti per cui un topo non è un essere umano. Le ho fatto un esempio che tra l’altro è pertinente perché parliamo di un video su internet che lei ha linkato e commentato su internet sul quale ha scritto questo articolo che alcuni commentano.

            Lei chiede «lei sa se hanno raggiunto il loro target?» Il target sicuramente sì. Se abbiano convinto anche qualcuno non lo so, me lo dica lei. Basarsi solo sui “like” è un po’ superficiale, servirebbe qualche strumento che ha citato prima lei stessa, no? Oppure si fanno due pesi e due misure?

            E comunque, visto che lei sa misurare l’efficacia di tutto, quale risposta dà all’unica domanda importante, ovvero «come comunicare con il pubblico convinto da Srriscia con il linguaggio di Striscia?» Parlando con i visitatori di una mostra scientifica? Ok è utile, non lo nego, ma non trova che si tratti di un campione fortemente condizionato non sovrapponibile al pubblico di Striscia?

            E perché risponde ad una domanda con altre domande?

          • Reply bea mar 23, 2015 12:19

            basta, rinuncio, hai ragione su tutto.

          • Reply Uhm mar 23, 2015 13:20

            Ora addirittura passa al «tu» e mi dà la «ragione degli scemi».

            Mi dispiace che questa discussione, che da parte mia è sempre stata civile ed aperta al ripensamento delle proprie posizioni, e che aveva come questione di fondo quale linguaggio fosse più efficace per comunicare con il pubblico condizionato dai servizi di Striscia, si concluda in questo modo alquanto deludente.

            Non mi è mai capitato con divulgatori e persone di scienza in generale. Probabilmente si tratta di qualcosa di personale, perché se così non fosse sarebbe incomprensibile. Cosa sia, può saperlo solo lei.

            Ho imparato anche da questo, comunque. Non sempre una risposta non data ed un confronto evitato nel merito non fornisce informazioni utili.

          • Reply bea mar 23, 2015 13:29

            tra colleghi ci si dà del tu.
            mi hai detto che sono polemica, che traviso il tuo pensiero e tante altre belle cose. non credo tu sia interessato a discutere con me.

          • Reply Uhm mar 23, 2015 13:53

            Ipse dixit.

            Buon lavoro.

  6. Reply Uhm mar 21, 2015 12:22

    Veramente credo che lei non abbia letto il mio commento o non lo abbia letto tutto oppure abbia risposto a qualcun altro.
    Non ho difeso i guerriglieri.

  7. Reply Luca mar 21, 2015 12:30

    Ma questo post è scritto da una divulgatrice scientifica?

    Non capisco: “Smettete di copiare i vostri vecchi professori”.
    Manca il soggetto. I sostenitori di pro-test? Gli universitari in generale? Chi?

    Io sono un universitario che guarda con estremo rispetto alla concezione della scienza che hanno tanti professori universitari e così la maggior parte dei miei compagni.
    L’autore dell’articolo può spiegare questo punto?

    • Reply bea mar 21, 2015 12:36

      chi ha parlato di concezione della scienza?
      copiare l’idea che hanno i vecchi professori della comunicazione della scienza: convegni ingessati, lezioni frontali, articoli che partono dal dna per spiegarti gli ogm, ecc, ecc.

      i destinatari? quelli che lo fanno

      • Reply Luca mar 21, 2015 13:20

        Gentile divulgatrice,

        Lei fraintende la divulgazione scientifica con l’informazione scientifica.

        L’informazione scientifica alberga nelle Università e nei centri di ricerca che la producono. Si manifesta nell’insegnamento, nelle lezioni frontali e in quelli che Lei chiama, in modo un po’ maldestro, i “seminari ingessati”. Questa scienza si comunica agli addetti ai lavori e si può mostrare in via semplificata ma comunque oggettiva attraverso uno dei video che Pro-Test ha realizzato sullo stabulario del Prof.Caminiti di Roma. In quel video si mostra cosa accade e come procede la scienza in ambito neurologico. Questo si chiama comunicare la scienza in modo oggettivo!

        Tra l’altro, a proposito di Prof. Universitari, non mi sembra quello di Caminiti, un cattivo modo di comunicare l’informazione scientifica.
        Se Lei pensa il contrario, la invito caldamente a fare un articolo di critica a quel video di Pro-Test.

        Non ricordo di aver visto i divulgatori scientifici a proteggere il laboratorio del Prof.Caminiti, fosse anche con una serie di articoli. Ricordo invece Universitari della Sapienza, altri professori, rettore e in misura sommamente attiva: Pro-Test.

        La divulgazione scientifica è, ad esempio, quella di un libro di Dario Bressanini del CICAP ma è qualcosa di estremamente meno nobile e meno funzionale alla Scienza e alla Società di un qualunque intervento atto al mantenimento e alla difesa concreta dei luoghi della scienza e della medicina. Chi dice il contrario ha l’onere di dimostrarlo.
        Mi permetta di dire che potremmo senza troppe approssimazioni dire che l’unica vera forma di divulgazione scientifica che abbia i numeri e i fatti per dirsi tale è l’istruzione.

        Mi permetto dunque di criticarLe lo stile che utlizza per parlare del video di Pro-Test. Nonostante abbia molti difetti, Lei lo decontestualizza deliberatamente e non lo inserisce nell’ambito di quello che è accaduto e sta accadendo nel Diparimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza. Ciò fa di questo articolo, un articolo di basso rango.

        Gradita risposta.
        Distinti saluti.

  8. Reply Raphael mar 21, 2015 12:35

    Come ho già scritto all’epoca del commento: mi chiedo se faccia più danno quel video oppure questa guerra ‘interna’ che vi state facendo per “ragioni vecchie di tre anni”, sarebbe bello invece fare fronte comune almeno agli occhi del mondo, perché di gente che scredita queste cose ne troviamo a bizzeffe. Detto questo gli estremisti possono esserci in tutti i gruppi, anche gente che ha idee bizzarre, indicare solo quelli per definire un gruppo di persone è fuorviante credo.

    • Reply bea mar 21, 2015 12:38

      mi sembra che ci sia chi, dentro a pro-test, condivide quel che ho scritto, quindi, magari il problema c’è davvero e parlarne potrebbe essere meglio che nasconderlo sotto al tappeto.

  9. Reply Raphael mar 21, 2015 12:59

    Magari il problema c’è, ma evidenziare solo quello, su magari cinquanta persone che ne fanno parte (non so neanche chi lo abbia scritto) è fuorviante.

  10. Reply Elle mar 21, 2015 13:12

    Sono contenta di aver letto un articolo del genere. Sono cresciuta a pane e documentari e ho una laurea in una disciplina scientifica, ma ho tolto il like ad alcune pagine nel giro di 24 ore. Focalizzarsi sulla crociata contro i “vegcazzari” come categoria ha dell’inutile, tanto sappiamo benissimo che la disinformazione non passa solo a tavola: è trasversale. E non è detto di riuscire a vincere da subito una battaglia che ha cause complesse su cui anche le realtà associative, da sole, possono fare poco: la disinformazione non sussiste nel solo ambito scientifico, mi sembra di osservare. Le congiunture non sono le migliori. I progressi si costruiscono mano a mano, e per quanto io da sola non sappia indicare la strada per la giusta divulgazione, posso affermare che questa polarizzazione di schieramenti non mi piace. Non posso che ritenermi d’accordo con l’autrice.

  11. Reply Francesco mar 21, 2015 13:18

    Ho una domanda per tutti i Pro Test o Resistenza Razionalista o come si vogliono far chiamare: visto che parlate tanto di animalisti, di vegani, anche sul piano sociale; di attacchi non solo alla ricerca ma alla caccia, al circo, a chi produce pellicce ecc.
    a voi interessa realmente difendere gli scienziati o interessa sconfiggere gli animalisti?
    la questione, l’obiettivo, il fine, è la scienza, o solo avere ragione sull’animalismo, con il piano scientifico che è invece il campo di battaglia?
    è solo un caso che ci sia tutto questo fronte comune di pagine A Favore Della Sperimentazione Animale, Vegano Stammi Lontano, Le Cazzate Dei Vegetariani, Il Degrado Mentale Dei Vegecazzari, Perle Antispeciste e così via?
    non è che invece il vostro obiettivo è sostenere una determinata filosofia di vita (specismo o antiveganismo come lo volete chiamare) e che per sostenerla la perseguite anche sul piano della sperimentazione animale, anche se dite difendere la ricerca intanto che fa uso per un bene superiore di questa pratica?
    e no, non venitemi a dire che c’è tutto un sistema che complotta ai vostri danni e che parte dall’ideologia antispecista, dal veganesimo, dai movimenti animalisti ecc. per arrivare da più fronti per danneggiare il fine ultimo della ricerca biomedica, perché tirare in ballo queste cose vuol dire che allora è proprio come ho ipotizzato

  12. Reply Simone mar 21, 2015 14:57

    Bravissima Bea! Condivido la tua battaglia.

  13. Reply Claudio mar 21, 2015 16:58

    Lascio i miei due penny.
    A mio parere entrambe le azioni sono importanti. La divulgazione tua, o di Bressanini, è indispensabile per chi ha già familiarità con la logica e il buon senso. Sono le persone “da Superquark”, che vogliono entrare nel merito delle cose pur cercando una fonte che parli loro in linguaggio comprensibile. Sfortunatamente il pubblico da “Real Time” non vuole entrare nel merito delle cose, non è familiare con la logica, e vuole farsi un’opinione senza fatica.
    E sai bene, probabilmente meglio di me, che un’opinione maturata senza fatica, cioè senza conoscenza, senza esperienza, e senza logica, non è un’opinione ma un’autosuggestione.
    Tuttavia… per raggiungere questo pubblico “facile”, è necessario un linguaggio sensazionale, polemico e viscerale, che si scontra inevitabilmente con il rigore della scienza. Quindi si tratta di un pubblico impermeabile alla divulgazione scientifica, e le ragioni che hanno spinto Dario a lasciare il suo spazio sul Fatto quotidiano lo dimostrano.

    Questo pubblico è letteralmente in balia della disinformazione, dei ciarlatani, dei truffatori, dello share. Il problema è che alla mancanza di rigore nei loro giudizi segue inevitabilmente uno zelo opposto. Non hanno filtri, quindi condividono, parlano, “si indignano”, diventano attivisti. Le “mamme preoccupate” che senti fuori dall’asilo discutere di vaccini con fervore non hanno la minima idea di quanto siano stupide le loro convinzioni, ma faranno di tutto per convincere anche te.
    Vista la viralità dei contenuti disinformativi trovo lodevole (e acuto) l’approccio di Pro-Test nel… ehm… perculare questo genere di cose.
    Per la Teoria della Montagna di Merda (imho verissima), nessun argomento razionale riuscirà mai a contrastare questo rumore di fondo fastidioso, e il diffondersi del virus.
    La soluzione non è diventare irrazionali, o scendere al livello di chi approfitta di questo pubblico (sia mai). Una delle soluzioni, una delle tante, è quella di far cadere nel ridicolo queste situazioni, rivelare le sciocchezze anti-OGM, anti-vaccini, e via dicendo per quello che sono: ridicolaggini.
    La collaborazione i Pro-Test con pagine goliardiche e/o dissacranti mi pare di capire che si sia instaurata in modo pressoché automatico e immediato, ma sta producendo questo fenomeno con discreto successo. Anche il video che denuncia Edoardo Stoppa segue questo schema. Il suo scopo è unicamente quello di mostrare l’interessata contradditorietà dell’atteggiamento di Striscia, per far cadere nel ridicolo le loro accuse. Anche a me ha procurato un po’ di orticaria la visione del video, perché sono abituato a tutt’altro registro ma.. sul fatto che le accuse di Stoppa siano in effetti ridicole non ci piove.

    E’ chiaro che questo genere di approccio non è né scientifico né divulgativo, e i ragazzi di Pro-Test dovrebbero stare molto attenti a non diventare a loro volta delle macchiette “anti-bufalaro”, con lo scopo di dar contro a un improbabile “nemico”. Il loro scopo dovrebbe essere difendere con gli strumenti della scienza la scienza stessa. E l’obiettivo principale del divulgatore non è “avere ragione”, ma è educare: deve fornire all’interlocutore lo strumento per difendersi dalle prese in giro, stimolando il suo senso critico e la sua intelligenza. E in questo le provocazioni e le prese in giro non servono assolutamente a nulla.

    In definitiva: anche io apprezzo (ogni tanto, quando sono intelligenti e non balorde) le iniziative che coprono di ridicolo la disinformazione e i suoi messaggi scemi. Ma penso che se Pro-Test vuole veramente essere un’associazione per la difesa ATTIVA (come ha mostrato di saper fare!) della ricerca scientifica, non può perdere il rigore che la scienza richiede. E non può tollerare che si familiarizzi con individui o contenuti ideologizzati.

  14. Reply Guido mar 22, 2015 00:34

    “Non mi piacciono i discorsi sulla casalinga di Voghera e trovo offensivo pensare che un abbassamento generale dei toni possa servire a raggiungere target meno “alti”. Serve diversificare azioni e mezzi, ma non si possono considerare tutti quelli che non la pensano come noi dei buzzurri in grado di capire solo le risatine e le battute sullo sperma di piccione. ”

    A volte mi stupisco che dopo tanto studio si possa ancora essere così ottusi e ciechi.

    In Italia risulta un livello di analfabetismo funzionale del 47% e c’è ancora chi si ostina a pretendere forme di comunicazione alla portata solo dell’altra metà.
    Ma dico, con 8 milioni di grillini, le conferenze e interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche, gli emendamenti alla direttiva UE sulla SA e 800.000 firme italiane per stopvivisection (10 volte di più rispetto alla media europea), ci sono ancora dubbi sulla necessità di usare tutti i mezzi comunicativi possibili per arrivare a comunicare con questa gigantesca fetta di italiani NON disposti a seguire le argomentazioni scientifiche?

    Mi sembra di sentire una che, nella merda fino al collo, non fa nulla giustificandosi con un: “Io non mi abbasso a sporcarmi le mani”.

    • Reply bea mar 22, 2015 10:35

      mi piacerebbe sapere quante casalinghe di voghera han visto il video. Nei commenti non ne ho trovata neanche una.
      alle mie mostre, ai miei laboratori (ne ho fatti anche nei supermercati, pensa te), io col pubblico ci parlo per capire cosa hanno capito e di casalinghe ne ho incontrate parecchie. Qui mi sembra che l’unica cosa che interessi sia fare visualizzazioni e chissenefrega di che cosa capisce chi guarda quel casino fatto di gente che urla.

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