ma il peccato fu di creder speciale una storia normale 6

O di quella volta che la divagatrice, da una storia d’amore, ha capito qualcosa di più sugli OGM.

Vedete, la divagatrice è una fottuta romantica. Non sembra, lo so. Però poi alla fine è di quelle da baci sotto la pioggia quanto tutto inizia e lacrime sotto la pioggia quando tutto finisce. Ogni volta pensa che quella lì è la storia della vita e ogni volta poi ci rimane male nello scoprire che, per bene che vada, di vite ne ha tante e di pioggia nel cielo ce n’è più di quanta serva per sciogliere le lacrime anche di una divagatrice particolarmente melodrammatica. Però ogni volta ci ricasca e si illude “è speciale, lo sento, non è come tutti gli altri”. E dire che Guccini l’ha ascoltato triliardi di volte. Ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione. Lo sa che l’errore è proprio quello, perché quando una cosa è speciale deve esserlo sempre, non ci possono essere crepe (che, diosanto, ci sono sempre, anche nella Teoria dell’evoluzione, figurati in una storia d’amore) e allora che fai? Le stucchi, cerchi di nascondere i casini sotto al tappeto, tiri avanti, fai finta che vada tutto benissimo e tieni sempre altissimo il livello delle aspettative, delle illusioni e, quindi, anche delle delusioni. E finisce che lo stucco si sgretola, inciampi nel tappeto e tiri giù il muro.

La vita però ti riserva della sorprese e capita quindi che anche le divagatrici si ritrovino all’improvviso sbattute in una storia che non inizia come le altre, di quelle che sai già che non si va da nessuna parte, di quelle che dici “Moi? Figurati se mi infilo in una cosa del genere”, di quelle che hanno una quantità di problemi che non ti basta il tappeto dello Scià di Persia per nasconderli e allora i metti tutti lì e dici “ti va?”. Normale. Bello.

Ecco, da lì la divagatrice ha capito che Guccini ha sempre ragione anche quando si parla di OGM.

Si, perché con gli OGM vi ritrovate con quelli che li demonizzano, che fanno le manifestazioni e vanno a bruciare i campi, quelli che fanno vedere le fragole pesce e vi dicono che se li mangiate vi vengono con le peggio malattie e i vostri figli avranno, nella migliore delle ipotesi, due teste. Dall’altra parte avete gli scienziati che ci lavorano che si sentono attaccati per cose che loro considerano molto meno probabili della presenza della vita su Marte e che partono al contrattacco.

Ecco, io sono una di loro, li capisco. So che quando hai una passione vera la difendi fino alla morte, che cerchi di tirar fuori tutto quel che c’è di positivo e nascondi sotto al tappetino i problemi perché, in fondo, non son mica poi così gravi. Cric. Sì, potrebbero creare casini agli ecosistemi, ma pensa ai poveri bambini ciechi dell’Asia che adesso c’hanno il Golden Rice. Cric. Si, ok, la biodiversità, ma siamo mille miliardi e dobbiamo sfamare tutti. Ci riesci tu senza gli OGM? Cric. Voi la fate tanto grossa, ma guardate che un OGM non è diverso da un organismo normale… cric.

Li avete sentite anche voi quei rumorini?

A noi la storia degli OGM ci sembra speciale perché ci lavoriamo, perché ci siamo spaccati la testa sui libri per anni e abbiam tirato la cinghia per almeno altrettanti anni per riuscire a farci ricerca sopra, con tutti i limiti imposti dalle scelte scellerate dei nostri governi passati. Ci sembra una storia speciale perché riuscire a modificare con precisione chirurgica, no, di più, con precisione genetica un organismo vivente è una roba che fa sentire immensamente bene. È elettrizzante, da baci sotto la pioggia. Per noi è una storia speciale perché vogliamo che sia speciale e non è che non sappiamo che ci sono i problemi, ma pensiamo che l’obiettivo finale sia più importante e poi, che diamine, i problemi si risolvono, che sarà mai? Ma tutta questa atmosfera speciale fa paura, insospettisce, fa venir voglia alla gente di scoprire che cosa c’è sotto a quel tappeto, illude che gli OGM possano essere la soluzione a tutti i problemi del mondo e quando si dimostra che non lo sono, ecco che monta la delusione.

Quando poi esce fuori una magagna, un gene che scappa, una mutazione che passa alle piante selvatiche, una resistenza di troppo, ecco, che il muro vien giù, senza motivo, perché quelli son problemi che c’erano dall’inizio, bastava parlarne. E invece no, ci stracciamo le vesti piangendo sotto la pioggia. Ci arrabbiamo, scriviamo lettere di vibrante protesta, ci sentiamo improvvisamente incompresi, traditi, abbandonati. Siamo un po’ troppo melodrammatici noi biotecnologi.

Perché poi, alla fine, quella degli OGM non è mica una storia così speciale. È una delle tante storie, tutte uguali, di una nuova tecnologia, che illude, fa paura, viene guardata con sospetto, usata, sfruttata, a volte serve, a volte fa danni e bisogna controllarla. Si porta dietro, come tutte le tecnologie, dei problemi e parlarne, affrontarli seriamente non è una dimostrazione di debolezza, anzi.

È una storia normale e alla divagatrice è venuta voglia di raccontarla in tutta la sua normalità. Quindi, state sintonizzati, che qui si è ripreso a scrivere.

6 thoughts on “ma il peccato fu di creder speciale una storia normale

  1. Reply Fabio dic 4, 2012 14:10

    Eh, come ti capisco… Io una storia un po’ così ce l’ho avuta col nano, nella romantica cornice di Erice…

    http://www.eusja.org/are-we-ready-for-the-next-nano-scare-by-fabio-turone/

  2. Reply bea dic 4, 2012 14:30

    e com’è andata a finire?

  3. Reply marco ferrari dic 4, 2012 14:46

    Paf. Fregato. Vabbè, mi dedico ad altro. Ciao

  4. Reply bea dic 4, 2012 14:49

    marco, uh?

  5. Reply Marco Ferrari dic 5, 2012 11:12

    È che volevo scrivere qualcosa anch’io, ma con queste premesse dovrei inseguire Bolt. Non ho tempo e voglia, e poi non ce la faccio, sicuro. Vadi avanti lei.

  6. Reply Lorenzo dic 5, 2012 14:52

    OGM? OMG!
    Attendiamo con impazienza :)

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