l’abbiamo domato quel dannato inferno 9

Giacca o camicia? Uhm, no, meglio la giacca che poi altrimenti i prof non ti considerano. Si, però il tailleur è troppo, è pur sempre una manifestazione organizzata da ragazzi. Ok, allora giacca, ma con i jeans. Si, dai, jeans, giacca e scarpe basse che metti che c’è casino e bisogna correre. E mentre sceglieva che cosa mettersi, la divagatrice ieri mattina ripassava mentalmente le tre introduzioni che aveva preparato. Si, tre, da cambiare a seconda del pubblico.
Allora, se ci sono solo studenti la butto sulla comunicazione e racconto quell’aneddoto un po’ cazzaro che però funziona sempre bene, che tanto quelli le cose che diranno i prof già le sanno e magari invece qualche spunto di riflessione sull’approccio comunicativo gli serve; se vedo che la situazione è tesa con i picchetti fuori e la Digos dentro, allora faccio una cosa seria e provo ad abbassare i toni; se invece vedo che il pubblico è molto eterogeneo, allora vado con la storia strappalacrime, perché sto leggendo Watchmen che è una graphic novel, che poi sarebbe un fumetto, quindi una cosa seria, dove abbastanza all’inizio, uno dei protagonisti dice che non sapendo bene come cominciare a raccontare la sua storia ha chiesto consiglio alla sua verduriera, che è una che sa raccontare. “Comincia dalla cosa più triste che ti viene in mente, così conquisterai subito il pubblico”, gli dice la verduriera. E lui inizia con la Cavalcata delle Valchirie e una storia che non vi racconto, ma sappiate che era davvero triste. E triste lo era anche la mia.

Lo so che sembra strano metterci tutta questa attenzione, ma negli ultimi giorni la tensione era diventata davvero tanta. Arrivavano minacce di venire a spaccare tutto, i ragazzi che organizzavano erano un po’ nervosi, gli scienziati mi preoccupavano, temevo l’approccio duro, il muro contro muro, avevo paura di non riuscire a gestire il dibattito se ci fossero stati dei disturbatori e pensavo a come avrebbero reagito gli organizzatori e gli scienziati alle provocazioni. Insomma, non ero mica tranquilla mentre andavo verso il Poli.

Poi sono arrivata lì sul piazzale che dà su Corso Duca degli Abruzzi e ad aspettarmi non c’erano i picchetti, ma un gruppetto di ragazzi con un badge con scritto “Staff”. Mi danno del lei. Sarà la giacca.

L’aula è gigantesca, 200 posti. Quando arrivo c’è poca gente. Una trentina di persone, tutti studenti. I relatori son già lì che caricano le presentazioni e discutono del fatto che ci son solo studenti e molti sono loro studenti. “A sapere che me li trovavo tutti qua non facevo lezione ieri” dice uno dei tre.
Viene a farmi i saluti un ragazzo di un qualche collettivo del Politecnico che ha lavorato per ottenere l’aula. Poi arrivano Andrea, Brigitta e gli altri dell’organizzazione e mentre sono lì che mi dicono che è strano che ci sia poca gente, entra dalla porta una massa gigantesca di persone. Erano tutti nell’aula sbagliata. Cioè, no, loro erano nell’aula giusta, quella segnata sul volantino, la 10. Noi eravamo nella 10A che era quella giusta, ma anche sbagliata. Insomma, la sala si riempie quasi completamente, sono quasi tutti studenti, a occhio non individuo nessun elemento pericoloso, forse solo uno lì in prima fila con la mimetica, ma ha la faccia buona. Ok, si va con l’introduzione cazzara.

Alla fine siamo stati lì per tre ore piene dedicando quasi un’ora intera al dibattito. Per punti:

- Il pubblico si è rivelato meno omogeneo di quel che sembrava. È vero che erano praticamente tutti studenti, ma di provenienza diversa. Si andava dalla naturalista amante degli animali che ci ha chiesto se davvero non esistessero alternative alla sperimentazione animale, al filosofo che ha auspicato un “salto gestaltico” nel modo di approcciarsi alla ricerca, passando per chi chiedeva chiarimenti su quanto detto dai relatori: ma gli OGM non impoveriscono il terreno? E la biodiversità? Ma Vannoni, che manco è medico, come fa ad avere le staminali da infondere? Dove le compra? Allora possiamo comprarcele anche noi? Quanto conta la percentuale di somiglianza del DNA nella scelta di un modello animale? Le mie amiche mi dicono sempre che usano cosmetici, presente? Smalti, rossetti… insomma, cosmetici non testati sugli animali. Ma se dite che non ci sono test alternativi validi, vuol dire che quella è una truffa? Ci sono studi sulla distanza che devono avere i campi coltivati a OGM dagli altri? E tutti quegli embrioni congelati non possiamo usarli?

- Gli scienziati hanno risposto a tutto con serenità e chiarezza e hanno raccolto l’invito a tirar fuori il lato umano, con aneddoti ed esperienze personali come il racconto del rapporto quotidiano con i malati di SLA e il desiderio di vedere un risultato positivo che porta con sé il rischio di autoingannarsi. È capitato anche di ridere e verso la fine c’è stato anche un po’ di cabaret.

- I contestatori. Ci aspettavamo i picchiatori e invece… L’omone in prima fila con la mimetica ha ascoltato con interesse la presentazione sulle staminali. Poi è venuto il turno degli OGM e mentre dietro preparavano il computer ho fatto un sondaggio per capire che tipo di pubblico avessimo di fronte. Alla domanda “quanti di voi non mangerebbero cibo GM nemmeno sotto tortura?” ha iniziato a sbracciarsi “manco morto!” e ha anche detto che un altro motivo per cui la gente è contro gli OGM è che “sono inutili”. Gli ho detto che sarei tornata da lui alla fine nel dibattito. Cosa che ho fatto: “hai cambiato idea?” e lui “NI”. Minchia, “ni” è un successone. “Ni” è l’obiettivo che tutti dovremmo avere. Gli chiedo di spiegare e mi dice che a lui fondamentalmente stan sulle balle le multinazionali e che non sapeva che ci fosse della ricerca pubblica sugli OGM. E dice “se ci fosse un OGM fatto dallo Stato, nei laboratori pubblici e senza dar soldi alle multinazionali io sarei il primo a sostenerlo”. Son cose. Davvero.
L’unico altro elemento di contestazione evidente è arrivato da due ragazze con un plico di fogli scritti fitti fitti. “Non vorrete mica leggere tutto quello?” “no, no, sono solo appunti”. E partono leggendo il testo di un bugiardino, dicono che le specie usate nella sperimentazione son troppo diverse dall’uomo, che possono avere reazioni differenti, quindi non si devono usare. Gli si risponde che semmai se ne deve usare di più per avere più informazioni possibili. Chiedono chi ha validato la sperimentazione animale. “Cento anni di ricerca” “Non basta” “È quel che abbiamo”. Finita lì. Ringraziano e ritornano al posto.

Insomma, non potevo sperare di meglio. Cioè, intendiamoci, se non fossero stati solo studenti sarei stata più contenta. A Milano il pubblico era più eterogeneo, ma Palazzo Reale non è un’aula universitaria (e questo è uno dei punti da tenere in considerazione per le prossime edizioni). Detto questo, bisogna riconoscere a questi ragazzi di aver radunato quasi 200 studenti di varia provenienza in un sabato mattina di giugno col sole, in pieno periodo di esami. Con il Cicap ci proviamo continuamente a far le conferenze nelle università per cercare di raggiungere il target degli studenti universitari (che è quello che ci manca di più), ma non riusciamo mai a radunare più di 30 persone.  Quindi un punto a loro.
Poi, qualche giovane ricercatore ci sarebbe stato bene lì in mezzo. Che poi lo so che i ragazzi hanno chiesto ai loro prof e hanno preso quello che gli han passato perché eran di corsa e dovevano chiudere in fretta il programma. Ma con più tempo si può lavorare meglio sui nomi e bilanciarli.

Ecco, la cosa che mi ha più stupito è stata quella di non vedere in aula nessuno dei prof dei ragazzi e nessun ricercatore coinvolto in uno dei temi trattati (oltre ai tre che parlavano ovviamente). Insomma, questi ragazzi dell’organizzazione han messo su la cosa in un mese, ne hanno parlato con tutti i loro prof, hanno volantinato, han portato tutti quegli studenti lì per “difendere” la ricerca e quelli che dovevano essere difesi dov’erano? Dov’era la Preside di Biotecnologie mentre tutti i suoi studenti eran lì che organizzavano o seguivano? E Agraria? E Medicina? E i ricercatori precari che protestano giustamente perché in Italia non si riesce a far ricerca, perché non c’erano?
Mi piacerebbe capire se non c’erano perché non condividevano l’iniziativa o se invece non c’erano perché era una cosa organizzata dal basso, anzi, dal bassissimo o se non c’erano perché era giugno e c’era il sole. Idee?

L’altra cosa che mi ha stupito e un po’ anche divertito della giornata è che alla fine sono venuti in quattro o cinque a chiedermi come si fa a fare il mio lavoro. Sarà stata la giacca anche lì.

PS: Non abbiamo video della giornata torinese, quindi vi faccio vedere quello di Milano con Sergio , che oltre a essere un neuroscienziato cognitivo è anche il nuovo presidente del Cicap e ne siamo tutti molto oroglioni. Ma del rapporto tra il Cicap e questa iniziativa ne parliamo in un altro post

9 thoughts on “l’abbiamo domato quel dannato inferno

  1. Reply Raffaella giu 10, 2013 09:42

    Complimenti per il risultato!!! Sono una ricercatrice….non fosse stato per la distanza sarei venuta molto volentieri (non che mi spavento la distanza ma ho letto dell’evento troppo tardi!!!)… se sono previste conferenze per Bologna/Rimini o dintorni mi prenoto!!!! ;-)

  2. Reply Gaia giu 10, 2013 10:05

    Complimenti anche da parte mia per tutti questi studenti radunati.
    Io ero a Napoli, dove era tutto minuscolo, dalla sala conferenze al numero di intervenuti e di animalisti con gli striscioni fuori alla libreria.
    Faccio parte di una di quelle categoria delle quali giustamente lei reclama la presenza, precisamente i ricercatori precari. Anche io sono meravigliata per l’assenza delle istituzioni e dei colleghi. Credo che sia un punto su cui riflettere molto e insistere per il futuro.

  3. Reply juhan giu 10, 2013 13:43

    Complimenti. Non ce l’ho fatta a venire per ragioni di lavoro, peccato.
    Solo una cosa: Corso Duca degli Abruzzi, per la precissiun.

  4. Reply Chiara giu 10, 2013 14:51

    La cosa che più mi piace di questa divagazione è che, nonostante le opinioni del pubblico fossero molto varie e in alcuni casi probabilmente anche molto critiche verso la scienza, è stato possibile mantenere il dibattito su toni pacati.
    Sarò forse un’idealista, ma credo che iniziative come questa possano davvero fare la differenza e trasmettere il messaggio che persone con idee diverse non devono per forza scontrarsi e finire con le ossa rotte o in un muro contro muro, ma possono incontrarsi serenamente ed uscirne magari anche arricchite, non in termini economici ma a livello di consapevolezza.
    Insomma, aspetto il giorno in cui i moderatori di dibattiti non dovranno più prepararsi a domare l’inferno…anche se la citazione di Calvino è una delle mie preferite e cerco di metterla in pratica ogni giorno negli ambiti più diversi della mia vita.

  5. Reply Moreno Colaiacovo giu 10, 2013 15:27

    Grazie, bellissimo articolo! Credo possa essere interessante per te leggere però anche qualche critica. Sul mio blog ho ricevuto questo commento, te lo incollo qui sotto ma ti invito a rispondere, se vuoi, direttamente sul mio blog. Ciao, Moreno
    A seguire commento incriminato: :-)

    Visto che scrivi in favore della corretta informazione, concetto assolutamente giusto dato che c’è ancora chi va dai cartomanti quando sta male,magari per il prossimo articolo può esserti utile sapere che l’informazione democratica è giusta sempre,non solo a volte e solo a discrezione di chi può scegliere di usarla.il pubblico non è automaticament ignorante ma semplicemente non del settore, ma ,sentendo esperti, anche contrapposti, ha la capacità di farsi un idea.Intendo dire, per esempio, che se la gente può capire quanto detto dal prof. “x ” a favore degli OGM può anche capire cosa dice il prof “y” che è dubbioso circa gli Ogm. Stesso argomento sviluppato da esponenti scientifici contrapposti con pareri scientifici diversi, e chi ascolta può decidere cosa gli sembra più convincente.Per esempio, a Torino nella conferenza “Italiaunitaxlascienza” al Politecnico, seduto vicino a me c’era un ex dirigente delle forze dell’ordine (quindi non un animalaro e non un ignorante) che si è lamentato di due cose: tempo per fare domande quasi zero e mancanza di contraddittorio..Dio ci lascia libero arbitrio, in Tribunale si ha diritto al contraddittorio, I protest no..libero arbitrio e contraddittorio negati.
    Ecco perchè sarebbe da rivedere il nome generale e generico “italiaxlascienza”in virtù di come sono andati i fatti e cioè l’8 ha fatto conferenze solo “una parte di scienza”, idem a Milano dove c’era una mia amica veterinaria che se n’è andata via neanche a metà per gli stessi motivi..e una veterinaria direi che è appartenente al mondo scientifico,giusto?..

  6. Pingback: Otto giugno: una giornata particolare per la scienza in Italia | SudTv Network

  7. Reply giorgio zaccaro giu 11, 2013 18:28

    Beatrice complimenti per l’umiltà nel presentare i ferri del mestiere…..butto lì un ipotesi ottimistica sull’assenza di Docenti.Forse temevano di essere accusati di aver strumentalizzato i loro studenti per interessi di “Kasta”

  8. Reply giorgio zaccaro giu 11, 2013 18:37

    Lo sviluppo della giornata che credo si posa trovere insieme e su cui ho insistito come Insegnante nell’incontro di Roma ( a proposito ho coivolto 7 studenti e un genitore…forse erano gli unici liceali di tutte le manifestazioni…….) è come acquisire ” massa critica ” per entrare nel circuito dei ” media generalisti e della politica…….anche se immagino ci saranno diecimila motivi di divisione tra chi si occupa di scienza, ricerca,cultura, innovazione e al loro interno,continuo a credere che la gravità del momento richieda urgentemente un ‘idea aggregativa”.Si tratta di una forza enorme,” una potenziale “intelligenza in rete”, frammentata in diecimila rivoli. L’aggregazione dovrebbe venire dalla politica ?right…Ma vediamo in che condizioni sia e come in fondo la poltica seria( tipo quella che fa la neoeletta Ilaria Capua ) sia comunque quasi del tutto invisibile alla “Polis “..quindi toccherebbe a Voi……. o insieme a Noi….? grazie di nuovo Ciao Giorgio Zaccaro Insegnante liceale filosofia e storia roma

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