La costruzione di un Festival. Storia in più puntate. 2

Un festival è una macchina complessa. Vive di attimi e finisce subito.

Te lo godi se ci vai da spettatore. La frenesia ti piace. Ti piace vedere la città che si anima, i laboratori in giro per le strade, la gente che si perde nei vicoli, quell’atmosfera di festa che se sei un po’ nerd è quasi sacra. Se sei poi così fortunato da venire invitato a un festival, beh, è ancora più bello perché al godimento dello spettatore aggiungi quello del privilegiato che può sbirciare dietro le quinte, respirare l’aria che tira, andare alle cene, girare col pass e incontrare un sacco di tuoi simili.

Se però lo costruisci, è vero che lo senti tuo, che ti ci affezioni, che non vedi l’ora di vedere finalmente il risultato di mesi di lavoro, ma quando arrivi all’inaugurazione sei così stanco e così preoccupato per le mille cose che possono ancora andar male, dall’aereo del Nobel che non atterra in tempo, all’alluvione che ti allaga le sale, che difficilmente riesci a godertelo.

Alla divagatrice quest’anno hanno dato il compito di costruire il programma delle conferenze del Festival della Scienza di Genova “il più grande in Italia, uno dei più grandi in Europa” come scriviamo in tutte le mail d’invito. Che è oggettivamente una cosa bellissima, perché costruire il programma di un festival è un po’ come scrivere un libro o fare una mostra, devi scegliere i relatori, creare percorsi e filoni, bilanciare e distribuire tutto, sperimentare, tenendo sempre un occhio sul pubblico che vuole il pop, non solo quello, ma anche quello e ce lo devi mettere anche se a te esce dalle orecchie.

Quindi, la vostra divagatrice ha deciso di mettervi qui una lista di cose che la rendono orgogliosa di quel che ha fatto, perché sa che quando arriverà lì non sarà in grado di ricordarsi nulla. Ovviamente essendo il più grande in Italia e uno dei più grandi in Europa non ha fatto tutto da sola: ci sono circa 150 conferenze in tutto, un terzo delle quali arriva dalla call for proposal, i restanti due terzi sono fatti di proposte che arrivano dal Consiglio Scientifico, dalla Presidente e dal Direttore, da enti e istituzioni e poi c’è una parte che è uscita direttamente dalla testa della divagatrice (e del suo ricchissimo entourage di amicizie). Qua sopra parliamo solo di questa piccola parte, per tutto il resto c’è il sito del Festival (e il programma dovremmo metterlo online a partire dalla settimana prossima).

Ah, dimenticavo, il tema del Festival di quest’anno è la Bellezza.

1. Lo scouting
Mentre andavo a Boston al meeting dell’AAAS ho visto un film dove Clint Eastwood faceva lo scout del baseball. Girava per l’America con la figlia e le insegnava tutti i trucchi: per capire se uno è bravo devi ascoltare il suono che fa la palla quando colpisce la mazza. Figlia, lo senti il suono?

M’è sembrato un segno e mi sono seguita tutto il convegno in cerca dei suoni giusti. E li ho trovati.
Scienziati bravissimi che da noi non se li fila nessuno perché non sono stati mai tradotti (editori in ascolto: la smettete di tradurre sempre i soliti? Forse che esistono solo la Randall e Hawking?), ma che sono al top mondiale della loro disciplina e sanno pure comportarsi bene in pubblico:

- Nina Jablonski, antropologa, che ha scritto Skin: A Natural History e che verrà a raccontarci la storia dell’evoluzione del colore della pelle, che sembra una cosa che si risolve in due parole e invece è avvincente e mette assieme discipline anche molto diverse fra loro. insomma, una cosa un po’ alla Cavalli Sforza. E infatti quando sono andata timidamente da lei alla fine della sua lezione a invitarla al Festival e le ho detto che ero una dei “Luca’s friends” (vabeh, bisogna anche sapersi vendere) le si sono illuminati gli occhi, ha aperto l’agenda e s’è segnata che a fine ottobre sarebbe venuta a Genova.

Qui lei al TED:

 

- Un altro che ha suonato inaspettatamente bene è Robert Kirshner, che ha scritto The Extravagant Universe. Kirshner astrofisico di Harvard, sono andata a vederlo solo per senso del dovere. Dovete sapere che la divagatrice ha un problema con i matematici e con gli astrofisici. Sarà l’astrazione. Comunque, sono andata lì con un orecchio a Kirshner e l’occhio sull’iPad e pian piano l’occhio s’è spostato verso di lui e mi sono ritrovata a bocca aperta a scoprire e capire (!) cose che mai avrei immaginato. Per dire, lui era nel team che ha scoperto che l’universo si espande con una certa velocità, cosa che implicherebbe l’esistenza della materia energia oscura (taglio con l’accetta, lui lo spiega meglio). Roba che ha fatto vincere (ai tre boss) il Nobel per la Fisica nel 2011. Insomma, un figo che dopo il Festival andrà a Berlino per il Falling Walls, il convegno che ogni anno raccoglie il meglio della scienza mondiale.

Eccolo qui mentre fa la keynote lecture della premiazione degli Ig Nobel 2012:

continua, un po’ alla volta li vediamo tutti…

2 thoughts on “La costruzione di un Festival. Storia in più puntate.

  1. Reply Raffaella set 19, 2013 21:11

    Già con questi primi due nomi io verrei di corsa!!!! (Il primo in particolare mi intriga…intanto leggo il suo libro!)
    Spero che il lavoro mi permetta di seguire alcune cose di questo Festival.
    Intanto complimenti per il tuo di lavoro….soprattutto per quello di scouting! ;-)

  2. Reply Juhan set 19, 2013 21:27

    UAU!
    E poi mai sottovalutare le proprie capacità, per dire anche la mate…

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