La costruzione di un Festival. Le amicizie giuste.

 

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Ci sono idee che ti vengono fuori mentre passeggi da solo, idee che nascono da una conversazione con qualcuno e idee che vengono ad altri e che, dannazione, perché non sono venute a me. La divagatrice è una che sa riconoscere la bravura, sia nel senso proprio di scovarla, sia nel senso di renderle il giusto merito. Quindi ci sta che nel programma del Festival alcune delle cose migliori arrivino da altri. Due di queste, in particolare, sono nate dalle chiacchiere con il Ferrari, che è uno che sa un sacco di cose e ha spesso una visione diversa, più ampia di quella del mainstream (sarà l’età).

- Un giorno ha linkato sulla sua bacheca di Facebook un’intervista del New York Times a Bernd Heinrich, un etologo dell’università del Vermont. Nell’intervista, Heinrich raccontava di un suo allievo in fin di vita che gli aveva chiesto se potesse ospitarlo, una volta morto, nella sua tenuta nel Maine per farsi mangiare dai corvi. Che è già una richiesta bizzarra che uno qualsiasi liquiderebbe come folle, ma il genio si vede anche da come reagisce alla follia e Heinrich ha iniziato a studiare come la natura affronta e gestisce la morte.

La divagatrice ha letto l’intervista tutta d’un fiato, poi è andata sul sito di Heinrich e ha scoperto che è un personaggio meraviglioso. È uno dei più grandi etologi viventi, si occupa da sempre di studiare il comportamento dei corvi (e altre bestie, ma principalmente loro), vive in una casetta in mezzo ai boschi nel Maine, ha un laghetto, delle oche che ha addomesticato e uno scoiattolo. In età già ormai avanzata s’è messo a correre, come Forrest Gump e non ha più smesso, diventando campione di maratona e ultramaratona, che è una roba dove corri per centinaia di chilomentri. Una vita da film e infatti un film su di lui l’hanno anche fatto.

Quindi gli ho scritto un po’ sfacciatamente chiedendogli se poteva venire a Genova nell’anno della Bellezza a parlare della bellezza della morte. Così, non so come m’è uscita. Dopo tre settimane, quando ormai avevo perso le speranze, mi vedo una sua risposta. Si scusava per il ritardo, ma “ehi, è primavera e io DEVO osservare gli uccelli!”. Cosa gli dici a uno così? Niente, lo fai diventare immediatamente il tuo preferito.

L’idea della bellezza della morte gli è piaciuta. Dice che mai nessuno gli aveva proposto qualcosa del genere. Deve aver pensato che fosse un’idea folle come quella di farsi mangiare dai corvi (ah, per la cronaca, l’allievo poi non è mica morto). E follia per follia, gli abbiamo dato la serata del 31, che poi sarebbe Halloween.

- A proposito di idee folli, Marco un giorno mi scrive “c’è questo tizio che non ho ancora ben inquadrato, ma che potrebbe fare al caso vostro”. Il tizio è un filosofo, musicologo e un sacco di altre cose che insegna al New Jersey Institute of Technology e si occupa di bellezza, tra arte e scienza. Ha scritto un libro, The survival of the beautiful, che sembrava perfetto per il Festival.

Qui devo aprire una parentesi. C’è una differenza abissale tra il mondo italiano e quello anglosassone. Da noi se vuoi invitare uno scienziato di quelli famosi (non necessariamente anche bravo, anzi) devi passare dalla segretaria della segretaria che ti chiede una lettera ufficiale di invito da parte del Direttore su carta intestata e in allegato il programma del Convegno o del Simposio. Tu rispondi alla segretaria della segretaria che se avevi già il programma lo scienziato famoso ma neanche tanto bravo mica ce lo invitavi, anzi, tu non l’avresti invitato proprio, ma ti hanno detto di farlo. Lei risponde che gira alla segretaria che girerà al Professore. Dopo settimane ti arriva una mail che dice “Alla c.a. del Prof. Direttore, si allega la risposta del Professore” e ti allegano un pdf di una cosa su carta intestata dell’istituto del Professore dove lui dice che è onoratissimo e che vedrà di inserire l’impegno in agenda, ma vorrebbe tanto sapere quali altre figure istituzionali presenzieranno al consesso. E da lì inizia un balletto di telefonate, mail all’assistente della segretaria della segretaria che in genere è un povero dottorando che l’hanno messo a preparare la presentazione in powerpoint, spieghi, sposti altre conferenze, inviti papaveri, riservi posti, mandi in visione comunicati stampa, loghi (i loghi meriterebbero un post a parte) e, alla fine, alla mattina della conferenza, il Professore manda un sms (quando vogliono li sanno usare anche loro) al tuo Direttore in cui gli dice che non può venire perché c’ha il battesimo della nipotina.

Avere a che fare con gli anglosassoni invece è bellissimo. Scrivi a Jonathan Foley, per dire, che è un figo assoluto, mica come lo scienziato italiano famoso, ma mediocre, e ti risponde in cinque minuti cinque “Cara divagatrice, non posso davvero venire quest’anno, ma scrivimi a febbraio e fissiamo per il prossimo, ok? Ciao, Jon”. Che non vuol dire che poi a febbraio si ricorda di te, ma che se gli scrivi a febbraio ti risponde di nuovo in cinque minuti e magari riesci a beccargli una data libera. Oppure, come in questo caso, scrivi a David Rothenberg, dopo due minuti ti arriva una richiesta di amicizia su Facebook da parte sua. Accetti e iniziate a chattare.

La divagatrice ha scoperto che Rothenberg si stava proprio trasferendo per un sabbatico in Europa, come dicono gli americani che pensano che anche noi siamo un unico grande paese. “Dai, ci vengo a Genova. Salto in macchina con moglie e figlio e veniamo a farci qualche giorno alle cinque terre, tanto saremo lì vicino” “Vicino dove, David?” “A Berlino”.

Nel mezzo della gita verrà a parlarci di bellezza nella natura. Dice che si porta dietro il clarinetto per alternare un po’ di musica alle chiacchiere “ma non ti preoccupare. Mi basta un microfono e uno spinotto per il computer. I suoni delle balene e degli insetti ce li ho lì, così facciamo un po’ di improvvisazione jazz interspecifica”. Vuoi non dargli l’apertura del Festival a uno così?

Ok, è una scommessa. Anzi, sono due scommesse. Già la vedo quella marmaglia scientista dei miei amici, tutti lì seduti col sopracciglio alzato, ma se va bene è una figata. Se va male posso sempre dire che è colpa del Ferrari.

Qui e qui le puntate precedenti. Ma continua…

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