La costruzione di un Festival. Il bilancio 4

La costruzione di un Festival non finisce con l’ultimo evento e nemmeno con la festa degli animatori, dove il margarita scorre a fiumi e i muscoli iniziano a rilassarsi. La costruzione di un Festival finisce con la valutazione dei risultati, con le considerazioni su quello che ha funzionato e quello che proprio no, con l’elenco dei suggerimenti, critiche, spunti, riflessioni che arrivano durante e dopo. Quindi, mentre scrivo un report serio per i boss, vi metto qui una lista di cose che ho percepito io, dal di dentro e con tutti i bias del caso. Se ci siete venuti e avete qualcosa da aggiungere scrivetela nei commenti.

Cose che hanno funzionato

Ci siamo trovati a guardare una fila di 500 ragazzini che, a sentire una conferenza del Festival, probabilmente non ci sarebbero mai venuti (o almeno, non spontaneamente), tutti pazienti ad aspettare di incontrare il loro idolo per fargli domande, stringergli la mano, farsi autografare un fumetto. L’idolo era Leo Ortolani che ha appena fatto un albo per una nuova rivista curata dal CNR. E allo stesso modo c’era gente inaspettata per David Rothenberg e la sua conferenza spettacolo sull’arte nel mondo animale, e pure per Giulio Scarpati (il dottor Lele Martini del Medico in Famiglia, per chi non lo sapesse) che raccontava Bruno Pontercorvo. Non sarà comunicazione esplicita della scienza, ma per dirla da ecologi, aiuta a creare una nicchia favorevole a popolazioni diverse dalle solite. Che non è poco. C’è da lavorarci sulle commistioni, non solo al Festival.

Le spalle dei giganti. La scienza raccontata ha il suo fascino, anche quando i giganti non sono notissimi. Sale piene, occhi agganciati ai relatori, un sacco di domande. Visto che funziona forse si può osare ancora di più. Provare, anche qui, a usare il mezzo dello storytelling per cose diverse dal racconto della vita di uno scienziato o del percorso che ha portato alla scoperta di qualcosa. Chissà se qualcosa del genere può funzionare per i temi complessi e controversi?

Alcune delle scommesse che vi ho raccontato nei post precedenti hanno funzionato particolarmente bene. Marcello Massimini e Luigi Naldini hanno tenuto per due ore il pubblico del Maggior Consiglio a guardare risonanze magnetiche, grafici, statistiche, dati di laboratorio, in conferenze che erano sì molto tecniche, ma anche molto accessibili. Ecco, si, una delle differenze (è una banalità, concedetemela) che ho percepito nell’edizione di quest’anno e che mi ha reso particolarmente orgogliosa è che molti di quelli su cui avevo scommesso sono arrivati con conferenze preparatissime, tagliate sul pubblico, si sono confrontati con me per settimane per capire che cosa mettere, che cosa togliere, su quali punti spingere e quali dettagli tralasciare. E son cose che il pubblico ha in qualche modo percepito.

Lo scouting, quella cosa che vi dicevo del provare a scoprire nomi nuovi, un po’ ha funzionato e l’ho visto anche nei colleghi che venivano alle conferenze per ascoltare, prendere appunti, intervistare, ingaggiare. Se il Festival dev’essere anche un motore di qualcosa, beh, un po’ ci siamo riusciti. Ma, anche qui, si può fare di più.

La presenza dei giornalisti scientifici a moderare. Mi spiace per tutti gli accademici che erano coinvolti nelle introduzioni/moderazioni, ma non ce n’è, anche quello lì è un mestiere e la differenza si percepiva pure stando su Urano. Sono sempre più convinta che quello di dare un ruolo stabile ai giornalisti scientifici (e magari coinvolgerli di più nella costruzione del programma) sia una delle cose da fare nel futuro.

Cose che non hanno funzionato (non come avremmo voluto)

I temi controversi. Sala semivuota per i terremoti, sala semivuota per Stamina, sala semivuota per la sperimentazione animale (ma contestazione rumorosa degli attivisti fuori dall’aula). Può essere che abbiamo sbagliato sale (terremoti e sperimentazione animale erano in posti un po’ decentrati), può essere che c’erano sovrapposizioni ingombranti (Goleman per i terremoti, Bignami Boncinelli per Stamina), può essere che non siamo riusciti a comunicarli nel modo giusto, ma la mia sensazione è che a parte queste cose qui, la gente non avesse poi tanta voglia di venire a discutere di questi temi. Dove la parola chiave è “discutere”. Molta gente da Pamela Ronald per gli OGM, molta gente da Luigi Naldini per la terapia genica (e relative domande su OGM e Stamina nel dibattito), ma la formula dell’incontro/discussione non ha funzionato.

C’era troppa roba. Troppe conferenze, troppe sovrapposizioni, troppo difficile districarsi in un programma strutturato probabilmente male a compartimenti stagni, la mancanza di una app che consentisse di farsi il proprio calendario con i reminder, le istruzioni per raggiungere le sale, ecc. Scarsa presenza sui social, soprattutto per gli incontri del punto precedente che hanno bisogno di un lavoro preparatorio. Ce n’è di strada da percorrere e bisogna avere il coraggio di ridurre il numero di eventi e provare a spingere di più le novità.

Lo streaming è uno strumento potentissimo, permette di far vivere il Festival al di là del Festival, ma sono rimaste fuori troppe cose belle. Dannazione.

Avrei dovuto puntare i piedi di più per evitare alcuni sfondoni dei quali, alla fine, mi sento responsabile. Uno su tutti? La presenza di una grafologa in un evento del ciclo Capitani Coraggiosi. Un altro? Un monsignore un po’ troppo finalista per stare nel programma di un Festival della Scienza. Un altro? Un Farinetti un po’ troppo noioso e sproloquiante sui massimi sistemi.

Cose che mi porto dietro

- la testimonianza di Alberto Fontata di ULIDM/Telethon, Tommasina Iorio dell’associazione talassemici e Daniela Lauro di Famiglie Sma, che ci hanno spiegato del perché si viene esclusi dai trial clinici, della frustrazione che si prova, del bisogno di risposte e della pretesa che tutti rispettino meticolosamente le regole, perché “vogliamo soluzioni, non miracoli. La vita dei nostri bambini ha valore anche se sono malati. Non sono cavie, non vogliamo sottoporli neanche a una singola iniezione che non sia strettamente necessaria, altro che Stamina”. E a raccontarlo erano i protagonisti, con una chiarezza e una lucidità invidiabili.

- Warner Marzocchi di INGV che parla di previsione dei terremoti e presenta il suo progetto ambiziosissimo di educazione responsabile al rischio “non esistono decisioni giuste o sbagliate, perché il fatto che siano giuste o sbagliate dipende da molti fattori, spesso casuali. Esistono decisioni razionali, basate su fatti concreti e decisioni irrazionali” che sarebbe da scolpire nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali, ovunque.

- l’animalista che prende il megafono al contrario, si incazza perché non funziona e la poliziotta che la prende in giro “aoh, un manifestante che nun sa manco usa’ un megafono nun se po’ vede’”, tra le risate generali di tutti, animalisti compresi

- Odifreddi e la sua bassezza

- Renato Bruni e la sua storia per immagini della botanica. Un’ora e venti di meraviglia che nascondeva mesi di lavoro

- la frustrazione di vedere sale vuote per cose belle e sale strapiene per cose, tutto sommato, già viste e sentite. Un esempio? La conferenza di Luca Gammaitoni in duetto con Marco Cattaneo

- l’applauso lunghissimo per Luigi Naldini, un applauso che voleva dire “abbiamo capito che sei un figo, grazie”. Se ne sono sentiti pochi di applausi così lunghi, giusto un altro paio (uno a Bressanini, l’altro a Massimini, sarà la desinenza in “ini”)

- Bernd Heirich che mi dice “sai, ho seguito un gruppo di piccioni ieri notte nei vicoli. Sono strani i piccioni qui a Genova”

- una serata passata a imparare gli insulti in LIS e i giorni successivi a mettere in pratica gli insegnamenti

- una litigata in sala stampa e i consigli di un amico saggio

- una discussione accesissima alle undici di sera in Minor Consiglio sulle tre leggi della robotica di Asimov, che a raccontarlo sembra davvero fantascienza

- Emiliano, il mio compare, che irrompe in sala interrompendo quasi un dibattito su Lamarck per comunicarci che è morto Lou Reed

- la voglia di farne un altro, perché è un percorso lungo che ha bisogno di una progettualità su più edizioni, ma la necessità di mettere giù un bel po’ di paletti

Qui sul sito di festivalscienzalive potete rivedere le conferenze che abbiamo registrato e mandato in streaming.

Fine

4 thoughts on “La costruzione di un Festival. Il bilancio

  1. Reply juhan nov 11, 2013 15:53

    Il prossimo tutto in streaming, per chi non può essere in sala (me).
    E da qui è sebrato tutto bellissimissimo!

  2. Reply riccardo nov 11, 2013 18:51

    Farinetti che parla dei massimi sistemi è esattamente quello che mi aspettavo, e forse è stato seguito da parte del pubblico anche per questo..parere personale. Sono completamente d’accordo sul discorso sui giornalisti scientifici e sulle commistioni, anche se penso al festival ci siano sempre state (per es con il mangiatore di spade, o l’illusionista dell’anno scorso, tanto per fare due es). Le sovrapposizioni sono un problema di ogni edizione, purtroppo. Quello che fo

  3. Reply riccardo nov 11, 2013 19:12

    (segue dal commento precedente, inviato per errore) Quello che forse quest’anno è successo più frequentemente è stata una valutazione sbagliata sulle sale,con sale o vuote o stracolme o cambiate all’ultimo. Forse dovreste pensare meglio anche alla suddivisione per giorni.. Gli ultimi sono sempre quelli con più persone, e mettere gli eventi con maggiore attrattiva in quei giorni vi può creare difficoltà. Per il resto grazie a tutto lo staff, veramente ottimo, e un grazie personale.. Interessarsi direttamente del pubblico che resta in piedi e far aprire una sala apposta non è da tutti..

  4. Reply riccardo nov 11, 2013 19:22

    Ultime personali impressioni : le location sono diminuite ma alcune sono state organizzate meglio (es piazza delle feste). È mancato il tema dell’energia (solare, altre forme).

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