La costruzione di un Festival. I temi controversi

 

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La cosa a cui tengo di più di questo Festival, aldilà dei grandi nomi che vi racconterò nei prossimi post, è l’inserimento in programma dei temi “caldi”.
Si, perché, è facile parlare della scienza bella, magnificare le grandi scoperte, far la festa al bosone, ma è difficile che a un pranzo di famiglia ci si metta a disquisire di frattali o teoria delle stringhe, mentre la domanda “ma quindi, questo Vannoni, ha ragione o no?” ci scappa sempre. E se ti occupi di comunicazione non puoi non parlare delle cose che interessano alle persone, altrimenti fai il tuo lavoro solo a metà. Ditemi voi se bisogna lasciar la comunicazione delle cose complicate nelle mani delle Iene…

Quindi, quest’anno nel programma del Festival troverete qua e là un po’ di incontri che cercando di affrontare questi temi in maniera costruttiva. Dove per costruttiva si intende non di critica fine a se stessa, non di piagnisteo pubblico, non di dichiarazioni di guerra, non di demolizione degli avversari, anzi, gli avversari non ci sono proprio. Cercheremo di ricreare un rapporto diretto fra gli scienziati e il pubblico, facendoli dialogare e cercando di rispondere alle perplessità senza andar lì con l’aria di chi arriva con la ricettina pronta e ti insegna a vivere. Partiamo dal chiodo fisso della divagatrice da qualche mese a questa parte: gli OGM.

Pamela Ronald ha una storia meravigliosa, di quelle che solo gli americani possono avere. Lei è una delle più importanti biotecnologhe al mondo. Ha scoperto i geni che consentono al riso di resistere a varie condizioni di carenza o abbondanza d’acqua e ne ha prodotte alcune nuove varietà resistenti a diversi parassiti e condizioni. Ha sposato un agricoltore biologico, hanno una bella famiglia, si nutrono di quello che coltivano nella loro fattoria, conducono una vita molto “ecobio” e hanno scritto un libro assieme dove propongono un punto di vista interessante che si riassume così: così come dimostra la nostra storia personale, biotecnologie e sostenibilità possono star bene assieme e, anzi, darsi una mano a vicenda.

Che poi è la tesi che con Bressanini abbiamo sostenuto a Mantova (ne ho parlato brevemente qui).

Vedete, il problema, quando si parla di OGM è che si tende a far subito il salto logico OGM=multinazionali=mais/soia=modello di agricoltura non sostenibile. Ma se togliamo i termini centrali, quelli delle multinazionali e del masi/soia, il collegamento tra gli OGM e il modello agricolo non sostenibile si perde. E per capire davvero se gli OGM ci servono, per discutere davvero di quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo di quella tecnica, bisogna sgombrare il campo dai salti logici facili. E una voce come quella di Pamela Ronald è proprio quel che serve.

- E poi c’è un altro grosso problema che si sta facendo avanti e che rischia di mettere in crisi, ancora di più, l’agricoltura: i cambiamenti climatici. Non sembra, ma un innalzamento della temperatura anche minimo può compromettere la produzione di intere nazioni. Sempre a Mantova raccontavo di come i produttori vinicoli della California si stiano preparando a questa evenienza comprando appezzamenti di terreno a nord, nell’Oregon. Loro non hanno tanto il concetto di prodotto tipico e viste le dimensioni tutto sommato ridotte della zona vinicola californiana (solo la Napa Valley) preferiscono prendere e spostare tutto in blocco. Oggi fanno l’Oregonzola e il vino californiano, domani faranno il vino dell’Oregon e si inventeranno qualcosa da coltivare in California, hanno spazio e, in quel caso, un posto vale l’altro. Ma da noi? Pensate a che cosa vorrebbe dire per le Langhe perdere la produzione del Barolo.
Quindi verrà Pierdomenico Perata, del Plant and Crop Physiology Lab del Sant’Anna di Pisa, a raccontarci come l’agricoltura si sta preparando (se si sta preparando) a rispondere ai cambiamenti climatici. Siamo pronti? Che cosa si può fare?

- A proposito di preparazione, non potevamo non parlare di catastrofi naturali. Il terremoto de L’Aquila e poi quello dell’Emilia ci hanno presi alla sprovvista, il processo ai membri della Commissione Grandi Rischi ha sconvolto la comunità scientifica italiana. Noi abbiamo deciso di partire da lì per guardare al futuro, per imparare dagli errori,  per capire come funziona la CGR e che cosa si può fare (e si sta facendo) realmente per prevenire i danni dei terremoti. Due incontri, uno rivolto alle scuole con Franco Gambale e Stefano Solarino e uno rivolto al grande pubblico con Luciano Maiani presidente della CGR e gli scienziati dell’INGV moderati da Nicola Nosengo che ha coperto per Nature tutta la vicenda del processo de L’Aquila.

- E poi veniamo ai due argomenti più difficili. La sperimentazione animale e le staminali. Il clima è molto teso, gli animi sono accesi. Il dibattito ha raggiunto livelli che vanno oltre anche la tifoseria e rasentano il linciaggio. Ci abbiamo pensato a lungo al modo migliore di affrontare questi temi e abbiamo scelto due approcci differenti. Nel caso della sperimentazione animale, Jacopo Meldolesi, che oltre a essere un bravo scienziato è anche un’ottima persona (che non vuol dire, ma un po’ sì)  ha messo assieme un gruppo di esperti, dal firmatario della Dichiarazione di Basilea, al ricercatore che ha lavorato alla stesura delle leggi, al bioeticista che sviscereranno il problema da tutti i vari punti di vista. Il punto è che si può essere contro la sperimentazione animale per motivi etici, ma un Festival della Scienza dovrebbe aiutare il proprio pubblico a capire, aldilà dell’etica, se serve davvero fare sperimentazione animale o se ne possiamo fare a meno, poi ognuno sceglie come vuole.

L’approccio alle staminali è diverso. Ci si rivolge a Vannoni anche perché ci si sente abbandonati, anche perché si ha meno fiducia in quelli che una volta erano considerati alleati. Lo scrivevo qui.

E quella fiducia bisogna riconquistarsela con pazienza e trasparenza. Quindi, daremo spazio alla prima conferenza di presentazione dei risultati di quindici anni di lavoro del gruppo di Luigi Naldini che una delle malattie che Vannoni dice di poter curare l’ha curata davvero. Ma non basta, perché non c’è ricerca sulle malattie rare senza il ruolo attivo dei pazienti ed è giunto il momento che si facciano sentire e vedere anche ai Festival. E saranno lì, diffusi nel programma tra conferenze, spettacoli e mostre, ad aiutarci a capire che cos’è un trial clinico, come ci si accede, perché capita di rimaner tagliati fuori e che cosa vuol dire lavorare assieme agli scienziati. E quindi Telethon, AISM, Famiglia SMA, Ail, Talassemici, ecc.

Qui la puntata precedente. Ma continua…

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