il PD e il PUS 4

Una divagazione politica.

In questo periodo i divagatori stanno tenendo un corso di formazione per tutor e capita di ragionare sui vari modelli comunicativi e sulla loro evoluzione nel tempo. L’altro giorno si parlava di Public Understanding of Science, per gli amici (infelicemente) PUS, un modello nato negli anni ’80, basato su un’idea ottocentesca di scienza e che ci portiamo dietro (in certi ambienti) ancora oggi.

Per il PUS c’è la scienza da una parte, c’è la società dall’altra, ci sono un sacco di vuoti conoscitivi e il ruolo del divulgatore è quello di andare a colmare questi vuoti, semplificando (divulgando, appunto).
L’idea di fondo non era nemmeno sbagliata: se non conosco diffido, se conosco mi fido. Tutto semplice, non fosse che non ha mai funzionato.

I saggi sul fallimento del PUS non si contano nemmeno più, ma comunque è un metodo che è ancora largamente diffuso. Non c’è incontro, tavola rotonda o convegno nel quale l’Ordinario di turno se ne esca con “siamo circodati da ignoranti!” o “il problema è la stampa!” o “facciamo vedere i grafici!”.

I fatti e gli studi psicologici e sociologici su queste cose han dimostrato che il problema è immensamente più complesso. C’è una grossa componente legata alla fiducia che si è andata via via sgretolando sia nei confronti della scienza sia degli scienziati (semplifico e banalizzo, ma il discorso è lungo e complesso e non è questo il luogo per affrontarlo).

In questi giorni di campagna elettorale (e di dubbi lancinanti sul “cosa diavolo voto?”) la strategia delle alte sfere del Partito Democratico mi sembra molto simile al PUS. I vuoti conoscitivi e i buchi nell’informazione ci sono, anche (e, forse, soprattutto) in questo caso, ma non è quello il punto.
Non si può pensare che “se solo la gente sapesse” allora voterebbe in massa per il PD e smetterebbe di dar fiducia a Berlusconi. Non serve mostrare i dati di quanto si sia andati a ramengo in questi anni. Non serve far sapere quante leggi ad personam sono state fatte, così, così come non serve mostrare foto imbarazzanti o discorsi contradditori.
Sono cose che devono essere fatte, per una questione di correttezza e di etica dell’informazione, ma non ci si può limitare a quello.

Il problema è quello che tira fuori Luca De Biase in un bellissimo post (da leggere tutto): la società soffre perché non vede da nessuna parte chi la rappresenti.

L’informazione è importante, ovvio. Ma ci vuole qualcosa di più. Serve un’alternativa concreta, serve un qualcosa di totalmente differente in cui credere. Bisogna riconquistarsi la fiducia proponendo un modello alternatvo che sappia comunicare il messaggio anche con il mezzo utilizzato e non si limiti a scimmiottare (malamente) l’avversario.

Nel nostro mestiere il numero dei comunicatori della scienza che hanno definitivamente abbandonato l’approccio del PUS frotunatamente aumenta. Nel PD un approccio diverso non è così diffuso, ma qualcuno che ci prova c’è.

E, citando Calvino (e chi le ha girato la citazione), la divagatrice ha capito, che nel lavoro, così come in politica è importante cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio.

4 thoughts on “il PD e il PUS

  1. Reply juhan giu 6, 2009 18:48

    bello e speriamo che serva!

  2. Reply pac giu 6, 2009 22:37

    Grazie! preziosa divagazione!
    un caro saluto, pac

  3. Reply Gianni Comoretto nov 24, 2009 15:56

    Da assoluto ignorante mi rendo conto che il concetto di PUS sia fallimentare, ma devo dire che on ho ancora capito perché. O meglio, cosa fare invece.

    Prendo una persona a caso. Che si fida di me, che mi conosce, con cui ho fatto tante cose che dovrebbero aver stabilito un linguaggio comune. E il discorso casca, che so, sulle scie chimiche, una plateale scemenza che ai miei occhi è talmente plateale da non aver bisogno di spiegazioni. Be’, basta ce una trasmissione televisiva (una a caso :-) che comincia per “V”) ne abbia parlato, e ogni tentativo di portare le cose su un terreno di razionalità fallisce. Che ne so io che non è vero, come faccio ad essere così sicuro che le condense si formino spesso e non di rado come dicevano in TV (caspita, è ACQUA, si saprà come condensa l’acqua, no? ), ecc. ecc.

    COSA SBAGLIO?

  4. Reply bea nov 24, 2009 16:25

    Gianni, boh!

    Il problema è che non c’è una soluzione unica per tutto. Il grosso problema che accomuna tutti gli argomenti controversi è la perdita di fiducia (ne parlo nel post), ma poi le modalità di intervento variano da caso a caso (e non sempre ci sono).

    Alle scie ci penso da mesi e secondo me (ma bisognerebbe farci uno studio psicologico e sociologico) quello è un bell’esempio di collezione di paure che vanno per la maggiore in questo periodo (l’inquinamento, le nanoparticelle, i cambiamenti climatici, la “manipolazione” della natura, ecc).
    Se tu dici che quella è acqua ottieni lo stesso effetto che ottieni quando dici che nel boccetto omeopatico non c’è nient’altro che acqua. Non levi la paura che qualcuno stia facendo porcate giocando con la nostra salute (così come non levi l’idea che dentro al boccetto ci sia qualcosa di più).

    Ci vuole un lavoro lungo di recupero della fiducia… credo.

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