DI OGM, spalline e direttori di giornale 17

In questi giorni si è tornato a parlare di OGM. Sarà l’avvicinarsi di Expo, sarà perché gli agricoltori han deciso di dire la loro e dimostrare che le cose son ben più sfaccettate di come si presentavano un tempo, sarà perché la Fondazione Veronesi ha deciso di dedicarci l’annuale convegnone o sarà solo per una questione di mode che vanno e vengono. Sta di fatto che la fissa del momento è il cibo ed ecco che, puntuali come quelle maledette spalline, son tornati pure loro, gli Ogm. E quindi, nonostante di un dibattito del genere ne avremmo fatto tutti a meno, eccoci qui a parlarne, a discutere se Rampini sia impazzito a dar contro al New Yorker, a decifrare le frasi di Petrini manco fossero quartine di Nostradamus, a chiederci se gli scienziati invitati a scrivere di questa cosa non avessero fatto meglio a declinare l’invito piuttosto che far la lezioncina delle letterine del Dna, a sbattere la testa contro il muro al pensiero che quello che scriveva quelle genialate su Cuore è lo stesso che scrive quelle vaccate sull’Amaca. E in tutto questo interrogarsi abbiamo tutti un po’ perso di vista il punto, come spesso accade, della vicenda, che non è se la Shiva dica il falso (lo dice) o se Petrini si inventi le cose (lo fa) e non è nemmeno se gli scienziati siano impacciati o pasticcioni (lo sono).
No, il punto vero di tutta questa vicenda è un altro e provo a mostrarvelo con una cosa che ho scritto per il convegno sul “Valore dei fatti” di qualche mese fa in Statale a Milano. Quel mio intervento era rivolto all’unico direttore di giornale presente sul palco con me, Peter Gomez, ma si adatta bene anche agli altri, da Ezio Mauro a Alfonso Signorini.

Ero partita da un articolo, pubblicato dal San Francisco Gate, che raccontava la storia di una mamma che dopo anni di tentativi era riuscita a trovare la cura per la figlia autistica mettendo a punto una dieta priva di glutammato. Ora, l’autismo è una malattia che non si può curare e per la quale non si conoscono ancora del tutto le cause. La mamma diceva che dopo aver provato di tutto, dall’omeopatia alle diete più disparate era arrivata a formularne una efficace. Il glutammato è un aminoacido, una componente essenziale di tutte le proteine, quindi è impossibile eliminarlo dalla dieta, ma la mamma aveva eliminato tutti quegli alimenti di produzione industriale che avessero il glutammato tra gli ingredienti “aggiunti”, oltre a quelli, molto proteici, come il Parmigiano che ne hanno grandi quantità.
La giornalista autrice del pezzo aveva intervistato due esperti. Il primo, un neuropsichiatra, le diceva che non c’era motivo di pensare che quel tipo di dieta potesse aver curato l’autismo della bambina e che, certi sintomi in certe forme di autismo, possono migliorare o scomparire col tempo. Il secondo, un pediatra, metteva in guardia da quel tipo di diete, perché i bambini autistici hanno molte difficoltà di alimentazione, mangiano poco, scelgono pochi alimenti, e limitare ancora di più la loro dieta avrebbe potuto avere ripercussioni anche gravi.
Insomma, la giornalista non aveva nessun indizio, se non il racconto della madre, che la dieta priva di glutammato potesse aver avuto un effetto positivo sulla bambina. Aveva però due indizi che arrivavano da due esperti del settore che lasciavano intendere il contrario. Eppure la storia l’ha scritta lo stesso, con le dichiarazioni degli esperti totalmente sommerse dal racconto dei miglioramenti e della testimonianza della madre. Il titolo d’altronde era chiaro:
“Una chimica dice che levare il glutammato dalla dieta della figlia l’ha curata dall’autismo”.

Il risultato è che molti genitori hanno scritto nei commenti chiedendo informazioni su questa dieta ed è probabile che molti la adotteranno. La giornalista si è difesa dicendo “ma io ho solo raccontato una storia”.

Vi ricorda qualcosa? A me sì. Trincerandosi dietro l’abbiamo solo raccontato alle Iene sono andati avanti per un anno a far servizi su Stamina impostati in quel modo. E dico le Iene, ma è pratica comune buttare il sasso e poi nascondere la mano dietro un “abbiamo solo raccontato”. Abbiamo raccontato, abbiamo permesso a tutte le campane di suonare, abbiamo dato la possibilità a ognuno di esprimere la sua opizione, non è forse democrazia questa? Ecco, non lo so, ma di sicuro non è giornalismo.

Sherlock Holmes riprendeva sempre Watson dicendogli “Watson, lei vede ma non osserva” e questo secondo me è il punto cruciale del mio/nostro lavoro ed è anche il valore aggiunto che una figura professionale specifica, quale può essere il giornalista scientifico, può dare, ma dovrebbe valere per tutti. Non possiamo limitarci a vedere e far vedere. Non possiamo limitarci a raccontare una storia o a dar voce a questo o a quello. Troppo facile e scorretto nei confronti dei lettori. Noi dobbiamo anche osservare e usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per far conoscere questioni complesse e magari controverse. Questioni su cui la scienza ha da dire molto, ma su cui anche altri hanno voce in capitolo, purché nel rispetto reciproco e all’interno del terreno comune dei fatti.

Vi faccio un esempio semplice di una piccola indagine che abbiamo fatto tempo fa su Query, la rivista del Cicap.
Guardate questa foto.

limone

È un limone che una signora ha visto spuntare dalla sua pianta sul balcone a Terzigno, il paese dove ci sono state rumorose proteste per l’inquinamento prodotto da una discarica non proprio in regola.
Il limone è stato subito preso come esempio di quello che poteva succedere se non di fosse chiusa la discarica. “Se fa questo a una pianta pensate che cosa può fare a noi”.

Abbiamo indagato e, come sempre facciamo quando ci si troviamo di fronte a qualcosa di cui non siamo direttamente esperti, abbiamo chiamato il nostro esperto botanico di fiducia che ci ha detto “ah, beh, quello è l’effetto di un acaro. Si chiama acaro delle meraviglie”. E ci ha mandato immagini, come questa, di altri limoni attaccati da questo acaro (qui le altre foto). È tutto molto naturale.

Ora, abbiamo dovuto fare attenzione a non cadere nell’errore opposto a quello di chi propagandava la foto del limone per dimostrare la pericolosità della discarica. Se avessimo usato la nostra scoperta per screditare l’intera campagna ecologista contro la discarica non saremmo stati migliori di chi usava quel limone per supportarla.

Quello che abbiamo scoperto dimostrava che la discarica non era pericolosa? No.
Dimostrava che gli abitanti di Terzigno potevano bere tranquillamente l’acqua? No.
Dimostrava solo che quel limone non era così per colpa della discarica. Punto.

In quei giorni un blog ecologista che aveva ripreso inizialmente la foto del limone, ha scritto un articolo molto bello di rettifica nel quale si diceva sostanzialmente che bisogna stare molto attenti a non tirare troppo i fatti per la giacchetta, ad ammettere gli errori e correggere il tiro quando è il caso perché ne va della serietà. Quel pezzo è una bella lezione per chiunque faccia il mio mestiere e mi è tornato in mente qualche settimana fa quando ho letto su Grist, una rivista ecologista americana, un articolo di Nathanael Johnson che rispondeva a quelli che si erano affrettati a sostenere Vandana Shiva dopo il reportage cattivo uscito sul New Yorker. In quei giorni era tutto un “sì, va bene, magari la storia dei suicidi indiani non è vera, magari non è vera nemmeno quella dei pesticidi che aumentano, magari non è neanche vera quella della biodiversità che si perde, però la battaglia che Shiva porta avanti è più ampia e ha valore in sé”.

Ecco, Johnson ha detto chiaro e tondo che no. Il valore di una battaglia, giusta o sbagliata che sia, si misura anche dalla capacità di un leader di modificare le proprie affermazioni sulla base dei fatti che man mano saltano fuori, senza tirare in ballo congiure e complotti quando i fatti vanno dalla parte opposta a quella della battaglia.
Se cedi, se ti lascia andare all’ideologia, se ti limiti a vedere e smetti di osservare non sei più serio e quindi credibile.

È vero che i fatti non sono sempre facili da determinare e, soprattutto, non sono scolpiti sulle tavole della legge. Pensate alla Terra. Chi si è messo lì a fare le prime misurazioni della curvatura terrestre aveva ipotizzato fosse piatta ed è rimasta piatta per un bel po’ prima di scoprire che in realtà era rotonda e poi si è scoperto che non è nemmeno del tutto rotonda, ma un po’ schiacciata ai poli. Questo vuol dire che i fatti possono cambiare col tempo e con il progresso della conoscenza e quindi bisogna prenderli per quello che sono, approssimazioni della realtà, ma non vuol dire che allora è tutto possibile e relativo. Non vuol dire che se ieri era piatta e oggi è rotonda, domani sarà un cono gelato. E se oggi possiamo dire che è rotonda senza farci ridere dietro anche se è un errore, non possiamo più dire che è piatta, perché che non sia piatta è un fatto ormai fuori discussione.

E di fatti che non sono più in discussione ce ne sono tanti.
Pensate all’evoluzione. È un fatto. Andiamo più sul difficile. È un fatto che il fumo faccia venire il cancro ai polmoni. È un fatto ormai che il riscaldamento globale ci sia e sia causato per buona parte dall’uomo. È un fatto che l’autismo non sia provocato dai vaccini. È un fatto che la scienza non è divisa sugli Ogm, così come non lo è sull’evoluzione o sul riscaldamento globale.
Eppure di questi fatti che non sono più in discussione continuiamo a discuterne. Ne discute la “gente” e se ne discute molto, troppo, sui mezzi di informazione e nelle sedi istituzionali, proprio dove ci si dovrebbe concentrare invece sulla discussione del che cosa fare, che direzioni prendere, alla luce dei fatti.

Ed è qui che torniamo al nostro dibattito sugli Ogm tornato di moda come le spalline: qualcuno lì dentro alla redazione di Repubblica ha controllato i fatti prima di pubblicare gli articoli di Rampini, Serra, Cattaneo, Petrini, Veronesi? Perché nessuno, dal direttore all’ultimo dei correttori di bozze, ha chiesto a Petrini che cosa intendesse per “significativa quota di biodiversità che la Spagna ha perso aprendo alle coltivazioni ogm”. Significativa quanto? Chi l’ha misurata? Dove sono i dati?
Perché hanno lasciato scrivere a Serra che “la rude semplificazione biologica indotta dagli ogm, che colonizzano immense porzioni di pianeta distruggendo ogni biodiversità, è un cambiamento di gigantesca portata”? Perché nessuno si è accorto che non stava parlando di Ogm, ma di monocolture?

A che cosa serve un giornale se il lavoro di controllo dei fatti lo devono fare i lettori? Un giornale, una redazione, non dovrebbe far da filtro?

Quindi, Ezio, Peter, Alfonso e compagnia bella, vi faccio un appello: tornate a dar valore ai fatti.
Ma no, non bastano le parole, vogliamo vedervi in azione. E cioè, 1. facendo il fact checking, andando a verificare le informazioni prima di diffonderle, 2. chiedendo a chi si produce in affermazioni a tesi di mostrare i fatti su cui si poggiano. Dici che gli Ogm distruggono la biodiversità? Mostrami i dati e io ti pubblico, altrimenti leva quella frase. Solo così si discriminano le affermazioni che si basano su fatti e quelle che si basano su convincimenti o semplici opinioni. E 3. avere il coraggio di dire che delle semplici opinioni, forse, possiamo anche farne a meno.

17 thoughts on “DI OGM, spalline e direttori di giornale

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  3. Reply VoxRm ott 7, 2014 12:05

    Standing Ovation! grazie :)

  4. Reply Paolo Porporato ott 8, 2014 08:16

    Ciao!Mi riconosci dal nome? Complimenti per l’articolo, molto ben bilanciato, ma che interpreta benissimo la situazione attuale. Ora lo giro un po’ sui social cosi!!! :-)

  5. Reply nancy ott 8, 2014 09:46

    Il punto è che, se quando si parla di fatti giudiziari bisogna citare alla lettera le dichiarazioni e pesare ogni parola, quando si parla di scienza bisogna adottare il metro delle riviste scientifiche, con tanto di reviewer esterno e specializzato nel campo di cui si parla, per non dire baggianate, e invece nel nostro paese non è così, perché la cultura scientifica è sottovalutata e la gente non ha spirito critico e si beve ogni cosa senza pensare.

  6. Reply gino landi ott 8, 2014 12:05

    Articolo perfetto e giusto ma anche questo di parte. Dove è scritto che esiste una condivisa opinione scientifica sugli OGM? A me sembra che anche su science esiste un articolo dove si dice che questa tecnologia non ha risolto i problemi. Più utilizzo pesticidi in particolare… Quindi continuiamo con la ricerca ma per favore stiamo attenti ad affrettati giudizi sia sui pro che sui contro

    • Reply bea ott 8, 2014 13:04

      È scritto nei consensus document delle società scientifiche. Rivolga le critiche a loro.

      • Reply Stefano nov 25, 2014 12:37

        Credo che Gino Landi equivocasse il significato dei consensus documents, che rappresentano una condivisa opinione scientifica tra chi li firma. Corretto dire che la gran parte delle società scienticiche che si occupano di scienze agrarie (tra cui molte che si occupano specificamente di biotecnologie agrarie) ha un’opinione scientifica condivisa sugli OGM. Pur tuttavia questo non preclude opinioni scientifiche diverse (pur sommerse in questo caso da un elevato numero di opinioni ascientifiche) che saranno tanto più autorevoli quanto più sia autorevole sull’argomento chi le espone e quanti più dati riscontrabili scientificamente vengano espressi.
        Ma questo articolo, secondo me, mostra due gravi problemi della società moderna nei dibattiti che coinvolgono la scienza e l’etica:
        1) La totale superficialità dei media e quindi di conseguenza dell’opinione pubblica, con un giornalismo che produce sempre meno Inchieste (con la I maiuscola, e cioè quelle investigazioni giornalistiche che tendono alla ricerca delle verità tramite l’analisi di fatti incontrovertibili e dati certi) e sempre più articoli d’opionione, analisi superficiali e dibattiti sterili
        Chi pensa che il giornalismo debba semplicemente “raccontare un fatto”, senza preoccuparsi della validità delle fonti, delle relazioni causa effetto e delle evidenze a supporto di una tesi o di una teoria (troppo spesso confuse), dovrebbe cambiare mestiere, e magari fare il romanziere.
        2) La volontà capziosa (magari ritenendola a fin di bene) di avvallare le proprie opinioni sul campo etico da inesistenti validità scientifiche. L’etica travalica il sapere scientifico, ma non per questo può giustificare l’obnubilamento, o ancor peggio, il traviamento dei dati oggettivi (es. la mia scelta di essere vegetariano perchè contrario all’uccisione di animali per cibarmene non ha bisogno di inesistenti giustificazioni relative al fatto che il corpo umano non sarebbe adatto a cibarsi di carne, o che mangiare carne faccia venire il cancro, entrambe affermazioni false). L’etica non può prescindere dalla verità.
        Saluti

  7. Reply Elia ott 8, 2014 19:22

    92 minuti di applausi

  8. Reply Lexotan ott 12, 2014 20:48

    bell articolo. A parte le critiche al mio spirito guida( serra) che tuttavia comprendo, una cosa non capisco: ma le spalline sono quelle delle giacche anni 80?

  9. Reply Franco Cazzaniga ott 13, 2014 08:58

    Articolo bellissimo, anzi, fondamentale.
    Complimenti

  10. Pingback: Di scienza, ciarlatani e par condicio (in breve) | La Valle del Siele

  11. Reply Serafino Di Giampaolo ott 14, 2014 18:09

    mi viene da ridere solo al pensare al
    Quando la manipolazione genetica ci
    Offrira’ di risolvere anche il problema
    Di carni e Pesci.
    Torneranno fuori discorsi sul cotolengo ?

  12. Reply Giovanni Perini nov 17, 2014 12:29

    verificare le informazioni prima di diffonderle

    Volevo giusto sottolineare quel prima.
    Perché è importante, e non vorrei che passasse inosservato, ecco.

  13. Pingback: C’era una volta la deontologia dei giornalisti | worldsoutsidereality

  14. Reply Francisco dic 2, 2015 13:26

    Cavolo due cose: 1) Ok sul rigore scientifico e il controllare prima di pubblicare ma sul merito della questione 2) in agricoltura è difficile trovare una produzione di monocolture che non sia ibrida o OGM. Secondo me, che interpreto queste dichiarazioni, chi le fa sa bene a chi vuol dirigere il suo discorso e quindi utilizza un linguaggio approssimativo divulgativo e immediato (come quello degli OGM). Se invece si vuol fare una lezione “divulgativa ma più specifica” la si può fare ma sono questioni diverse. 26 lobbisti nel Parlamento Europeo per ogni deputato avevano i grandi dell’agrobusiness: Canali e mezzi troppo impari.

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