Del perché Richard Dawkins era meglio se stava zitto 17

In questi giorni fra gli scettici anglosassoni è scoppiato un bel casino che vede protagonisti Rebecca Watson e Richard Dawkins.

Rebecca è uno dei volti noti dello star system scettico: gira per il mondo a far conferenze, scrive e conduce trasmissioni radiofoniche. Usa i social network, mette in piazza molti dei suoi affari e si mette parecchio in gioco. Nel corso di un TAM a Las Vegas ha anche sposato il suo attuale marito lì sul palco, tra una sessione e l’altra con gente tipo i Mythbusters per testimoni (qui il video). Ok, sono americanate, ma comunque dan l’idea di un personaggio che è tutto meno che timido.

Qualche giorno fa Rebecca era a Dublino per un incontro su ateismo e femminismo (o qualcosa del genere) e dopo la cena e i bagordi notturni si è ritrovata nell’ascensore dell’albergo alle 4 del mattino con uno dei partecipanti all’incontro. Ora, se voi, come la divagatrice, avete visto troppe puntate di Sex&The City vi immaginerete subito la scena di lei che gli fa gli occhioni intriganti mordendosi un labbro, lui che deglutisce e si allenta la cravatta, poi fa una battuta sarcastica e nella scena dopo i due escono dall’ascensore sbattendo contro tutte le pareti fino a scontrarsi con la porta di una camera che si apre per poi ritrovarsi la mattina seguente con lei che mentre si stiracchia lo tocca e si stupisce, come se quella che s’è mordicchiata il labbro fosse stata un’altra.

Ok, qua non siamo nell’Upper East Side di Sex&The City. Qui il livello è quello delle convention di fantascienza, qui siamo a Big Bang Theory, con le magliette con le formule e le barzellette sul gatto di Shroedinger. Quindi, insomma, va tutto ridimensionato, peccato che lo splendido abbia pensato bene di aggiungere un po’ di piccante a quel noioso viaggio in ascensore dicendole “ehi, il discorso che hai fatto oggi è stato molto interessante… ti andrebbe di continuarlo nella mia stanza?”.

Ora, io non la conosco personalmente la Rebecca, ma se fosse capitato a me, avrei alzato il sopracciglio e avrei pensato che era come minimo un coglione, non tanto per il bieco tentativo di approccio senza che io mi mordessi il labbro, ma perché non puoi chiedermi di continuare un discorso su ateismo e femminismo se quel che vuoi è sbattermi contro il muro e poi nel letto. Usa un cicinìn della fantasia che impieghi nello scegliere le magliette e cerca di far di meglio e magari poi mi mordicchio anche il labbro, se merita.

Sta di fatto che Rebecca s’è un po’ sentita a disagio, perché lei al tizio non aveva dato segnali di disponibiltà, non lo conosceva neanche un granché e comunque era sempre chiusa in un ascensore alle 4 del mattino. Ecco, son quelle cose che non fanno piacere.

E quindi, tornata a casa, ha parlato di questa cosa in un videoblog (dal minuto 4.30, circa ) dicendo serenamente: “maschi, sappiate che queste cose mettono a disagio. Non fatelo”.

Fra i tanti che riprendono questa sua cosa c’è PZ Myers, il blogger scientifico più seguito al mondo (almeno, così lui dice), che scrive una roba indignata a favore di Rebecca e della denuncia di questi tizi. Arrivano centinaia di commenti e a un certo punto scrive pure Richard Dawkins.

Visto che quel che scrive è una roba folle, non gli si dà molto credito. In fondo ognuno si può mettere il nickname che vuole e poi figurati se Sir Richard Dawkins si scomoda a commentare una cosa del genere dicendo poi cotante vaccate. Sarà un troll mascherato.
No, non lo è. È davvero lui, il paladino della laicità e della lotta agli integralismi religiosi che opprimono anche le donne.

Quali vaccate?
Dawkins spiega che nel mondo ci sono problemi ben più importanti e le donne sono seriamente in pericolo, mutilate, offese, eccetera e che la Skepchick ha poco da far la figa di legno solo perché uno le ha fatto delle avances. E conclude dicendo che, in fondo, un ascensore non è un ambiente ostile, sarebbe potuta scappare in qualsiasi momento schiacciando un bottone. Ma comunque la dimostrazione che Rebecca sta esagerando è data dal fatto che è uscita integra da quell’ascensore. Nessuno l’ha toccata né tantomeno violentata (queste cose le dice davvero, eh. Leggete i commenti linkati).

Allora, visto che forse Richard non ha capito il punto cercherò di spiegarglielo.

Caro Richard,

è vero che al mondo ci sono problemi ben più grandi del sentirsi a disagio in ascensore ed è anche vero che Rebecca non ha rischiato la vita e ne è uscita sana e salva, ma allora, se sei coerente, dovresti smetterla di sfrancicarci i geni con la tua battaglia al creazionismo. Sai, ci sono problemi ben più grandi e nessuno muore se per qualche anno si sente la storiella di Adamo ed Eva. Guarda me, son andata all’asilo dalle suore, mi han spiegato che il mondo era stato creato in sette giorni e adesso eccomi qui più evoluzionista che mai. Quindi, grazie per il consiglio, ma cerca di seguirlo pure te, oppure tieniti le tue battaglie e lascia che gli altri portino avanti le loro.

Poi, visto che sembri non comprendere il motivo del fastidio ti faccio un esempio.

Quando sono andata in Iran con la neuroscienziata siamo state fermate da ogni uomo che abbiamo incontrato per strada. Ogni metro era un tentativo di approccio. Hello. How are you? Where are you from? Ah, Italy, Venezia!
Quando l’interazione doveva prolungarsi (per esempio con i tassisti o con i gestori degli alberghi) si passava a chiederci dei nostri mariti e dei nostri figli, abbandonati evidentemente a casa, perché a trent’anni non è che puoi non essere sposata e avere figli. Quando gli spiegavamo che non eravamo né sposate, né madri allora si dividevano in quelli stupiti che pur di incasellarci da qualche parte se ne uscivano con cose del tipo “so, are you married… togheter?” e poi c’erano quelli che invece si illuminavano e intravedevano le zoccole che erano in noi occidentali e libere. E lì battutine idiote e spesso manate sul culo. A volte le manate sul culo c’erano già da subito, passeggiando per strada.
Insomma, degli iraniani che ho incontrato penso molte cose positive, siamo sempre state aiutate e in qualche modo protette senza mai sentirci in pericolo, ma di sicuro non siamo state rispettate. C’era un po’ questa idea che non potessimo rifiutare le avances, i complimenti a ogni metro e le manate sul culo.

Ecco, Richard è questione di rispetto. A me e sicuramente anche alla Rebecca le avances e le mani sul culo piacciono, ma non da chiunque, non dovunque e in generale non se non voglio.

Da te, per esempio, anche no.

la divagatrice

17 thoughts on “Del perché Richard Dawkins era meglio se stava zitto

  1. Reply Enrico lug 12, 2011 16:12

    Seguo questa storia fin dall’inizio e mi ha dato da pensare un bel po’.

    Prima di tutto perchè, istintivamente, mi andava di dar ragione a quelli che dicevano che Skeptchick avesse esagerato. Insomma, pensavo, questo qui mica le ha fatto niente alla fine. Le ha solo chiesto se voleva andare in stanza da lui, con ovvi risvolti sessuali. Lei ha detto no ed la cosa è morta li’.

    Mi sono reso conto pero’ che per me è praticamente automatico immedesimarmi nell’uomo, e praticamente impossibile farlo nella donna. Percio’ naturalmente tendo a scusare il tizio e considerare la tizia un’esagerata.
    Ma seguendo il vespaio scaturito, mi sono accorto che sono vittima del “privilegio maschile”, che in pratica è tutta quella roba che noi maschietti diamo per scontata e le donne devono invece considerare ogni giorno (tipo io non mai nemmeno considerato la possibilità di essere stuprato, nemmeno quella famosa volta in cui mi sono trovato ubriaco in una spiaggia gay a barcellona). Questo mi ha fatto cambiare un po’ idea.
    Intendiamoci, penso sempre che il tipo non sia stato pericoloso, ma ora capisco che una donna possa sentirsi minacciata anche quando a noi maschi la situazione non sembra minacciosa. Evitero’ di comportarmi come il tizio dell’ascensore.

    Premesso questo (perdonami la lungaggine), riguardo a Dawkins:
    se passa il punto che si debba considerare la *percezione* altrui delle nostre parole (e stresso il fatto che si tratti, come si è trattato in ascensore, solo di parole, non mani sul culo), tutte le battaglie degli scettici e atei, americani e non, vengono colpite da un odioso paradosso.

    PZ è uno che non si fa problemi a dissacrare un’ostia benedetta, un corano, e sostiene che finchè si dissacrano solo oggetti e opinioni, e non si fa violenza sulle persone, tutto è lecito per via della libertà di espressione ed è anzi *doveroso* essere blasfemi per difenderla dai fanatici religiosi. E lo stesso PZ ora ci viene a dire che non importa che il tizio nell’ascensore non abbia fatto violenza o non abbia avuto intenzioni violente, quello che conta è che Rebecca si sia sentita “unconfortable”.
    E tutti quei cattolici che si sono sentiti “unconfortables” quando lui ha piantato i chiodi nell’ostia? Cioè, è ok dire a un musulmano che crede a delle stronzate, che maometto era un violento pedofilo e guerrafondaio, e se il musulmano si offende è colpa del musulmano, ma non è ok dire a una femminista che gli uomini non sono *tutti* probabili stupratori perchè in quel caso, se lei si offende, la colpa è dell’uomo che non capisce?

    Sono confuso. Trovo odiose *tutte* le limitazioni della libertà di espressione. Soprattutto quelle dovute all’ipersensibilità di certi soggetti.

    (Se il tizio le avesse messo le mani sul culo, sarebbe stata violenza e da condannare senza dubbi)

    Ecco ho detto la mia cazzata.

  2. Reply bea lug 12, 2011 16:27

    tu sai come la penso sulle derive “ateiste” degli scettici americani e quindi per me non è ok piantare chiodi nell’ostia, come non lo è offendere maometto o qualunque altra divinità. In questo senso, devo dire che Dawkins è stato coerente, mentre PZ ha fatto un po’ l’ipocrita.

    Comunque, nel caso specifico, il punto non è che gli uomini non sono tutti probabili stupratori o che lei si sia sentita in pericolo (e infatti lei si è limitata a segnalare la cosa dando un suggerimento per il futuro).
    È davvero solo una questione di rispetto che manca e di differenza di trattamento, anche nel modo in cui la cosa è stata percepita.

  3. Reply bea lug 12, 2011 17:05

    Aggiungo che quando parlo di rispetto intendo la questione di essere viste come meri oggetti sessuali. Non so se è una cosa che può essere percepita dai maschi, ma è abbastanza fastidioso.

  4. Reply Sara lug 13, 2011 09:50

    Da donna ho trovato la reazione di Rebecca quantomeno esagerata, è il tipico atteggiamento delle femministe che mi infastidisce.
    Ora, se fosse capitato a me avrei potuto considerare rozzo il tipo di approccio, magari sentirmi a disagio anche se molto dipende anche dal modo in cui vengono dette le cose.

    Ora, sarà stato anche un becero, ma da qui a dire a tutti gli uomini di non approcciare una donna perchè sicuramente se ne risente è una sciocchezza, a meno che non si riferisse solo alle situazioni in cui due persone (anche dello stesso sesso) si trovassero in ascensore alle 4 del mattino ed uno dei due ci provasse in modo scortese (che comunque è opinabile).

    Donna oggetto? Le avesse messo le mani addosso capirei, ma vogliamo includere nella categoria anche gli approcci più o meno riusciti? Se io ci provo con un uomo perchè voglio andare solo a letto con lui non vuol dire che lo consideri un “mero oggetto sessuale”, anche se decido di rivolgermi a lui in modo diretto.

    Non stiamo parlando di richieste insistenti e prolungate, la signora non è stata perseguitata, ha rifiutato una volta quello che lei ha ritenuto un rozzo approccio di uno sconosciuto e la cosa si è conclusa lì.

    Quanto al confronto con l’Iran… per piacere, veramente non la vedete la differenza con paesi come l’Italia? Ci sarà una differenza tra uno che ti considera una zoccola perchè a 30 anni si è single ed allunga le mani ed uno che rozzamente ti chiede di andare in camera e non và oltre, o no?

  5. Reply bea lug 13, 2011 11:07

    Sara,
    non è stata lei a esagerare. Ha semplicemente raccontato quel che era successo e ha detto che la cosa l’aveva messa a disagio anche perché aveva passato il pomeriggio a parlare di discriminazioni sessuali (nell’ambito dell’associazionismo ateo). Il casino è saltato su dopo con il post di PZ.

    Qua non si parla di femminismo. Qui siamo proprio all’abc delle relazioni fra individui. Se io sono in veste lavorativa e non ci conosciamo e tu ci provi biecamente in una situazione che mi mette a disagio perché siamo soli, è notte e sono in ascensore, la cosa mi dà fastidio e ho tutto il diritto di provare quel fastidio e di dirlo in giro.

    Sull’Iran io non ho fatto il paragone con l’Italia. Ho parlato di uomini e di un comportamento che lì è esasperato, ma che c’è anche qui.

  6. Reply Roberto lug 15, 2011 12:32

    Ciao Bea,
    premetto, per chi non mi conosce, che il mio punto di vista è neo-maschilista.
    Una cosa vorrei capire, e forse non la capirò mai.
    Tu dici “A me e sicuramente anche alla Rebecca le avances e le mani sul culo piacciono, ma non da chiunque, non dovunque e in generale non se non voglio.” E’ un ragionamento che non fa una grinza, oserei dire lapalissiano. Le cose ti piacciono quando vuoi e non ti piacciono quando non vuoi. Fin qui tutto logico.
    Ora la domanda: mi spieghi come fa un uomo a capire quando vuoi e quando no?
    Escludendo le doti paranormali, quindi usando il linguaggio paralto, come fa l’uomo medio a capire se può provarci o no? Esiste un approccio “safe”?

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  8. Reply escapist lug 28, 2011 15:56

    “Non puoi chiedermi di continuare un discorso su ateismo e femminismo se quel che vuoi è sbattermi contro il muro e poi nel letto”
    Mi pare che questo signore abbia detto “vieni a prendere un caffé in camera mia che continuiamo il discorso” mica “vieni a trombare selvaggiamente in camera mia”. Non che ci sia nulla di male in due adulti consenzienti che trombano selvaggiamente.

    Comunque il caso ha suscitato clamore non tanto per il commento forse un po’ drammatizzato della Watson, ma per l’ondata di “cavalieri bianchi” e “nazi-femministe” che hanno fatto di una storia francamente banale un caso nazionale (anzi internazionale!). Questo a sua volta ha fatto incavolare per bene un bel po’ di maschietti che mettendosi nei panni del poveraccio sull’ascensore si sono sentiti sviliti e beffeggiati.

    Perché vedi, per molti di noi maschietti non è mica tanto facile attaccare bottone con una sconosciuta. Nonostante si faccia un gran parlare di parità dei sessi, è sempre l’uomo che deve fare il primo passo, mentre la donna ha la libertà (sacrosanta eh) di continuare il discorso o liquidarti con uno sguardo. E’ l’uomo che si sente rifiutato e “scartato”, mentre la donna se va proprio male è infastidita e se vede il bicchiere mezzo pieno può sentirsi desiderata ed attraente.

    Non è un caso che molti uomini si sentano confusi: da una parte si sentono dire che non devono trattare le donne come oggetti sessuali, che l’approccio dà fastidio o è addirittura un mancato stupro. Dall’altra ci sono le donne che lamentano che non ci sono più gli “uomini di una volta”.
    Il fatto rimane però che chi non è disposto ad approcciare, a fare figuracce, ad infastidire, a sentirsi rifiutato è destinato ad una vita di solitudine e insoddisfazione sessuale.

    Quindi, dico io, chi pretende di essere trattata con il massimo rispetto, abbia a sua volta un po’ di rispetto per la sua controparte. C’è una bella differenza tra il rispondere con un “grazie ma preferisco tornare da sola nella mia stanza” e lo sputtanare il poveraccio su Internet.

    Per quanto riguarda la tua esperienza iraniana, non posso che fare eco a Sara. E’ come se io dicessi che tutte le donne sono zoccole perché il mio amico che è andato in Thailandia continuava ad essere molestato dalle signorine che gli offrivano sesso a più o meno pagamento.

  9. Reply bea lug 28, 2011 16:19

    ehi, escapist, ma chi dice di non provarci con le sconosciute? In quel caso lì lei s’è sentita a disagio per vari motivi: era lì per lavoro, era notte, era in ascensore, il tizio non lo conosceva e non le interessava, è sposata, ecc.
    Il punto è che non sta a Dawkins minimizzare o stabilire che cosa meriti di creare disagio. Quindi, ripeto, in questo caso, il bun vecchio Richard era meglio se stava zitto.

  10. Reply escapist lug 28, 2011 17:03

    Mah, per come l’ho vista io, l’intenzione di Dawkins era quella di dire che le energie del mondo femminista sarebbero meglio spese nell’affrontare problemi veri e seri che affliggono le donne del mondo piuttosto che a dibattere inutilmente di un goffo approccio in ascensore in un albergo di Dublino tra un “nerd” alticcio e la skepchick alle 4 di mattina. Approccio che è poi stato generalizzato e usato come bandiera.

    Che poi anche secondo me era meglio se se ne stava zitto o commentava sotto pseudonimo, più che altro perché non ci si aspetta che un Richard Dawkins si intrometta in discorsi di così scarsa importanza.

    Questo tipo lo spiega particolarmente bene: http://www.youtube.com/watch?v=QqU9JFbtucU

  11. Reply bea lug 28, 2011 19:35

    appunto. L’intenzione di Dawkins era quella “di dire che le energie del mondo femminista sarebbero meglio spese nell’affrontare problemi veri e seri che affliggono le donne del mondo piuttosto che a dibattere inutilmente di un goffo approccio in ascensore in un albergo di Dublino tra un “nerd” alticcio e la skepchick alle 4 di mattina.”

    Non sta a Dawkins dar bollini di importanza alle cose. Per la maggior parte degli esseri umani le battaglie che porta avanti lui sono irrilevanti. Frega qualcosa alla gente che il creazionismo sia insegnato a scuola? Cambia qualcosa ai bambini poveri sapere che non son stati creati da Dio, ma sono il risultato di un processo evolutivo? Dovrebbe forse smettere e dedicarsi ad altro?

    E poi, qua non è una questione da femministe. È una questione di rapporti fra esseri umani:

    http://www.unita.it/rubriche/fornario/il-criceto-deputato-1.317592

  12. Reply Rita giu 24, 2012 11:50

    ok.. cercavo informazioni su Beatrice Mautino di cui ho visto una conferenza e mi sono imbattuta in questo articolo.
    Che francamente non comprendo: dal mio punto di vista quella che ha perso un’ottima occasione per stare zitta è stata la Rebecca Comesichiama.
    Da quando fare una proposta di sesso in ascensore è discriminazione sessuale?
    Quando la smetteranno le donne di fare vittimismo per la discriminazione da una parte e dall’altra continuare ad avere la mentalità della damina ottocentesca per cui un uomo deve farsi carico del problema di non “turbare” o far sentire a disagio la signora chè queste cose non si fanno? Signore, parità significa anche mettersi nei panni degli altri, vedo dai commenti che alcuni uomini lo fanno (cito il commentatore che provava a mettersi nei panni della ragazza – alias soggetto più debole fisicamente – che può aver timore di un’aggressione sessuale), ma gli si dice – giustamente – che non è questo il caso.

    Allora, a mio avviso, questo è il caso in cui si dimostra come le donne abbiano un’autoreferenzialità e una contraddizione assoluta per cui da una parte vogliono essere trattate da “pari”, ma dall’altra continuano a parlare di “approcci solo in presenza di chiari segnali di disponibilità sessuale”.. laddove ovviamente i segnali sono da interpretare a cura di chi li riceve e se sbaglia il segnale sono mazzate metaforiche sui denti ed eterne accuse di misoginia perchè “la minigonna me la sono messa per sentirmi bene con me stessa, la scollatura idem e se mi sono sporta verso di te hai capito male brutto cattivo che mi tratti da oggetto sessuale e non capisci il meraviglioso sentimento che alberga in me”.. insomma la solita solfa.

    Rebecca, a un tema che parla di discriminazione sessuale a tutto tondo, prova a parlare di come ancora oggi, nell’anno domini 2012, nel liberato mondo occidentale, le donne pensano ancora male del desiderio sessuale fine a sè stesse e nascondono la loro incapacità di iniziativa sessuale dietro tutte queste menate.

    E scusate.. ma non se ne può più. Mia nonna era più emancipata, ad un approccio volgare avrebbe risposto per le rime, ad un approccio come questo avrebbe declinato e stop. Se avesse fatto la maestrina andando ad insegnare agli uomini come devono approcciare le donne, perlomeno sarebbe stata coerente col suo pensare la differenza come la donna passiva (in tutto) e l’uomo attivo (in tutto).

  13. Reply bea giu 24, 2012 12:05

    Rita, come già detto un po’ di volte nei commenti, il punto non è il provarci con le sconosciute o gli sconosciuti. Il punto è che lei era lì in veste lavorativa, era notte, era in ascensore e s’è sentita a disagio. E l’ha detto. Punto.
    Dawkins ha fatto un paio di uscite infelici che hanno scatenato la polemica femminista.

  14. Reply Rita giu 24, 2012 12:31

    l’ho capito: il punto è che se una donna ci provasse educatamente di notte in ascensore con un uomo con cui ha avuto un contatto di lavoro durante il giorno, davvero pensi che si direbbero le stesse cose se il giorno dopo pubblicamente quest’uomo avesse detto che le donne non devono provarci di notte sugli ascensori con gli uomini con cui hanno avuto un contatto lavorativo perchè li mettono a disagio? Io dico di no.

  15. Reply Rita giu 24, 2012 12:33

    Probabili reazioni: derisione di lui, accusa di bacchettonismo, accusa di aver paura dell’emancipazione sessuale femminile, le solite solfe sugli uomini che temerebbero le donne più intelligenti, più libere più più più.. no Bea, mi spiace il “punto” l’ho capito benissimo. Lei ha espresso un suo disagio personale pubblicamente pretendendo di renderlo universale.

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