Aurora boreale for dumnies 4

E dopo una settimana di appostamenti, spiegazioni, consultazioni compulsive delle previsioni, quando ormai avevamo perso le speranze, eccola lì, proprio sulla nostra testa, un’aurora spettacolare, intensa e “danzante”.
Sì, perché uno pensa di prendersi un volo con Ryanair, approdare al nord e, zac, vedere aurore a destra e manca fino a stufarsi. Ecco, non è così.
Perché il fenomeno si manifesti devono succedere un po’ di cose in sequenza e se ne salta una, salta anche lo spettacolo. “It’s nature” continuava a ripeterci Rob, il nostro ospite alle isole Lofoten.
Il protagonista di tutto è il Sole. Lui non solo sta al centro del suo sistema, non solo si è reso indispensabile per la vita sul nostro pianeta, ma si prende anche il vezzo di scatenare aurore polari nei pianeti che hanno un campo magnetico. Come fa?
Qua la spiegazione può sembrare complicata e i fenomeni che stanno alla base di tutto probabilmente lo sono anche, ma la divagatrice se l’è immaginato come una questione di ormoni e brufoli.
Lui, il Sole, ha un ciclo di undici anni nel corso dei quali ha un periodo di calma relativa in cui ha una bella superficie liscia e poi, man mano che si avvicina alla fine del ciclo, si formano dei bozzi qua e là che scoppiano liberando materiale all’esterno. Tipo i brufoli, via, solo che qui si chiamano “solar flares” o “brillamenti solari” e quel che liberano non è pus, ma plasma, cioè elettroni e protoni.
Questo plasma, sparato fuori dalla superficie del sole, inizia a viaggiare nello spazio attraversando i pianeti. Se incontra un pianeta senza campo magnetico, tipo Venere, passa oltre senza far nulla, ma se incontra un pianeta con campo magnetico, come il nostro, ci interagisce. Il campo magnetico della terra è come uno scudo che si aggancia ai poli e protegge tutto quello che sta in mezzo, lasciando scoperti giusto i poli.
Il vento solare che fa? Cozza contro lo scudo dalla parte che dà verso il sole (quindi il nostro giorno), una parte degli elettroni e dei protoni scivola lungo lo scudo e arriva a concentrarsi al fondo, dove si aggancia alla terra, l’altra parte prosegue e fa una cosa simile dal versante dietro (la notte). Il risultato è che attoro ai poli magnetici si formano degli anelli ovali di elettroni e protoni. Un anello attorno al polo nord e uno attorno al polo sud.
E qui viene il bello perché gli elettroni e i protoni interagiscono con atomi e molecole presenti nell’atmosfera e, nel caso degli elettroni, provocano l’emissione di fotoni, cioè luce, che può essere verde se cozzano contro lo strato di ossigeno molecolare, blu/viola se arrivano all’azoto, rosso, ma è raro per gli strati più alti di elementi monoatomici.
Quella striscia verde che attraversa l’orizzonte che si vede spesso nelle fotografie delle aurore non è nient’altro che un pezzo dell’anello che si forma attorno ai poli. Le altre forme (le corone, le macchie, le tende, ecc) si formano man mano che la terra si gira sotto all’ovale, diciamo che sono effetti ottici.
Qui c’è un bel video che spiega la faccenda.
Ok, detto questo, perché si vedano le aurore devono infilarsi questi eventi:
1. Il sole deve sbottare in qualche modo. Adesso siamo alla fine del ciclo,quindi dovrebbe essere al suo massimo, ma sembra tranquillino.
2. Deve sbottare dalla parte che dà verso la terra, perché se l’esplosione avviene troppo in “alto” o troppo in “basso” (all’equivalente dei suoi poli), il plasma se ne va per lo spazio e magari va a fare aurore polari su Giove, ma come dice la mia compare romagnola “là su Giove con tutto quel nebbión mica te la godi”.
3. Il plasma deve viaggiare veloce, perché se arriva moscio non si vede granché. Veloce vuol dire sopra i 400 km/s (e già così ci mette un paio di giorni ad arrivare).
4. Ci devono essere nell’atmosfera tempeste magnetiche, per avere un bell’effetto.
5. Dev’esserci bel tempo, altrimenti loro possono anche esserci ed essere bellissime, ma se noi siam sotto le nuvole, al più vediamo un alone verde.
Quindi, noi quassù abbiamo sempre un occhio sul sole per vedere se ci sono nuove macchie (i brufoli) o buchi nella corona da cui fuoriesce plasma, ma abbiamo anche un occhio sullo stato del vento solare e dell’ovale aurorale e, ovviamente, sulle previsioni del tempo.
Il risultato è che dopo una settimana di cielo coperto, tempeste di neve e scarsa attività solare e magnetica, ieri sera, finalmente, in una notte di luna piena e cielo terso, il vento solare è arrivato e ci ha regalato questa roba qui.
 
Non male, no?

4 thoughts on “Aurora boreale for dumnies

  1. Reply Stefano Bagnasco gen 28, 2013 13:44

    Una divagazione fisica!

    (Occhio che pero’ mi sa che i km sono al secondo, non all’ora…)

    S.

  2. Reply Ada gen 30, 2013 18:32

    c’è un refuso Bea, per il resto è ok e nemmeno tanto per dummies. Brava!
    Ada

  3. Reply il dentista di provincia feb 13, 2013 17:06

    Bea,finalmente ti ritrovo!
    Non sono assiduo ed esperto del WEB, ma anche tu sei un po’ zingara, o mi sbaglio?
    A proposito di aurore boreali, in questo link: http://www.itacomm.net/PH/2013_Monari_et-al.pdf
    a pag. 13 c’è la foto, fatta ad Hessdalen, di una aurora boreale con sotto le “ufologiche” luci di Hessdalen.
    Il gruppo italiano che le studia (Radiotelescopio di Medicina e Gruppo Astrofili di S.Giovanni in Persiceto) nel Settembre scorso si è (come ogni anno) recato nella valle norvegese di Hessdalen per indagare su questi fenomeni luminosi che là si producono.
    Appena arrivati in luogo, nonostante il tempo pessimo, sono saliti con tutte le attrezzature su una collina. Arrivati in cima, il cielo si è aperto mostrando una bellissima aurora boreale e in più una profusione delle misteriose luci.
    Bello,no?

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