Auguri amari di bello anno 3

Non so se capita anche a voi. Magari riuscite a fare il lavoro che vi piace e contemporaneamente a guadagnare un sacco di soldi, ma da queste parti non va così. Qui cerchiamo faticosamente di inventarci il lavoro che ci piace, ma i soldi non ci sono. Il 31 dicembre, domani, il contratto per le divagazioni biotecnologiche scadrà e per la prima volta in cinque anni non verrà rinnovato perché la Compagnia di San Paolo ha tagliato i fondi alla Fondazione per le Biotecnologie per destinarli ad altro. La Fondazione si trova così con un budget del 50% in meno (sì, non erano bruscolini quelli della Compagnia) e dovendo tagliare parte a tagliare dal superfluo, cioé dalla comunicazione (e non solo, purtroppo per i dipendenti).
Qua ci sono due punti interessanti. Il primo è che un lavoro continuativo e di responsabilità venga considerato una collaborazione esterna, ma non venga pagato come una vera collaborazione esterna. Si innesca il meccanismo un po’ malato del “ti pago come se fossi dipendente, anche qualcosa di meno, e ti considero un mio dipendente, ma non ti assumo”. In questo modo ti ritrovi senza diritti, con i contratti che si interrompono quando non c’è lavoro (nelle vacanza scolastiche per esempio) e riprendono quando il lavoro ricomincia. Ma ormai il mercato del lavoro va così e, purtroppo, noi “giovani” ci siamo abituati (anche all’essere giovani per sempre).

L’altro punto interessante è il comportamento della Compagnia e in generale sono interessanti le dinamiche che stanno dietro al mondo della comunicazione della scienza in questa città. Buona parte delle iniziative di divulgazione sono in mano alle fondazioni bancarie. La Compagnia di San Paolo, fra tutte, è quella che investe di più e negli ultimi anni ha impegnato moltissimi denari nella diffusione della cultura scientifica. D’altronde faceva parte di TopESOF ed è stata main sponsor della manifestazione. Per mesi abbiamo mangiato pane e dissemination, facendo progetti sul dopo-ESOF, sul come trasformare il lavoro per certi versi faraonico fatto per quella manifestazione in qualcosa di concreto e duraturo, ma vien difficile costruire quando non hai i soldi manco per comprarti una cazzuola.
E qui c’è il punto. Indipendentemente da ciò che muove le scelte della Compagnia e indipendentemente dagli scazzi accademici, c’è la questione che nel momento in cui lasci le cose in mano ai privati (e le fondazioni bancarie sono private, anche se arruolano dipendenti pubblici, i professori universitari, nei comitati di gestione economica e valutazione dei progetti) poi non ti puoi lamentare se il privato decide di investire altrove. Il privato fa i suoi interessi e evidentemente nei suoi interessi non c’è più la comunicazione delle biotecnologie (visto che gli unici a farla eravamo noi). Quindi non è che siamo arrabbiati con le fondazioni bancarie, ma con questo sistema delle balle che fa sì che i soldi statali (regionali, provinciali, comunali, rionali, ecc) per cultura e informazione siano sempre e solo le briciole.

Chi ci rimette non siamo solo noi che da gennaio avremo un’entrata in meno, ma sono tutti quelli che usufruivano dei servizi messi a disposizione grazie al nostro lavoro. Qualche migliaio di studenti all’anno, per esempio.

Comunque, alla fine l’amore vince sempre sull’odio e non sarà questo a fermare i progetti dei divagatori. Arriva il 2011? Benissimo, siam pronti. Bello anno a tutti!

3 thoughts on “Auguri amari di bello anno

  1. Reply pac dic 30, 2010 15:32

    “Buon anno a tutti”.
    In questo paese si dice “Buon anno a tutti”
    (doverosa citazione ;-D)

    P.S.: un bello anno a te da parte di noi che
    questo anno siam diventati tre :-*)

  2. Reply Nico Pitrelli dic 31, 2010 11:38

    Proprio pochi minuti fa, su Jekyll, la rivista edita dal Master in Comunicazione della Scienza della Sissa, abbiamo pubblicato un post (http://jekyll.sissa.it/?p=440) che pone la questione del lavoro e del precariato nel giornalismo scientifico e nella comunicazione della scienza. Abbiamo ripreso l’esperienza di una nostra ex-allieva, Silvia Bencivelli, che descrive una situazione simile a quella vostra e che accomuna, come è noto, tanti anche al di fuori del nostro settore.
    Non ho nessuna ricetta ovviamente, ma forse può essere già una buona idea condividere le esperienze, le storie. Cercare di capire in modo più approfondito le dinamiche che regolano la gestione dei fondi nella comunicazione della scienza. Forse questo ci può aiutare a comprendere meglio come costruire valore attorno alle nostre professionalità, come presentarle in modo che abbiano un’identità più definita. Costruire reti serve comunque sia ad aumentare la conoscenza di quello che si può fare, sia a generare nuove idee. Buon anno anche a voi

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