a me mi ha salvato la fiducia. O di staminali e complotti 31

Sono giorni che la divagatrice guarda e legge servizi sul caso Stamina. Sono giorni che riceve mail in cui le si chiede di “far qualcosa”. Scrivono a lei, scrivono al CICAP, scrivono a Query. E sono giorni che si fa male leggendo i commenti su Facebook che augurano le peggio cose agli scienziati. E sono giorni, settimane, mesi, anni che non c’è tregua. Si passa da Di Bella, ai vaccini che fanno venire l’autismo, agli aggeggi per diagnosticare il cancro, a quelli che sanno prevedere i terremoti, fino alle cure facili per le malattie complesse. Ogni volta lo stesso copione. Cittadini in cerca di soluzioni, una scienza che non le può dare, la corsa disperata a chi le promette, interviste a pazienti che dicono di star meglio, intervista al medico o al ricercatore che è sempre indipendente, simpatico e ha sempre una bella storia personale da raccontare, intervista agli scienziati coi sopraccigli alzati che sono sempre antipatici e legati alle case farmaceutiche o a qualche altra kasta, appelli su facebook, controappelli di chi non ci crede, editoriali sui giornali, gramellinidi che raccontano storie strappalacrime e alla fine giudici che dispongono, soldi che si sprecano, speranze che si dissolvono.

E sono bloccata. Perché? Vi racconto una storia pure io, così forse riesco a spiegarvi.

La divagatrice ha un amico, un caro amico, che ha una malattia stronza per la quale si può fare poco se non cercare di rallentarla. Non ci sono cure, non si sa bene che cosa la provochi e scienziati e medici ci si spaccano la testa sopra da anni, con qualche piccolo risultato qua e là. ma niente che faccia sperare a una cura a breve termine.

Qualche anno fa è saltato fuori uno di questi qui che hanno sempre la soluzione pronta. Un medico che diceva di aver trovato le cause della malattia in questione e di aver messo a punto un sistema per curarla. La vicenda non è molto diversa da quella della “piccola Sofia” o del metodo Di Bella e il decorso sui giornali è simile. Con l’amico ne abbiamo discusso un po’, gli ho espresso le mie perplessità, lui le sue, ci siamo detti che molto probabilmente gli effetti che si vedevano nei pochi pazienti trattati erano dovuti al placebo o alle oscillazioni della malattia stronza, fino a che un giorno lui mi dice che provare non costa nulla e che vuole andare a capire se il medico simpatico, quello con la soluzione pronta, ci ha preso.

Io quel giorno ho sperato. E se uno fosse venuto a dirmi che non dovevo sperare l’avrei mandato a quel paese. Perché io quel giorno dovevo sperare anche se immaginavo che non ne avrebbero cavato fuori niente di buono.

Perché vi racconto questa storia?

Perché io che di mestiere dovrei fare quella che fa qualcosa quando succedono queste vicende, mi ritrovo a non saperlo fare.

La semplice cronaca non serve. Raccontare come funziona la ricerca scientifica fa incazzare. Ci hanno provato dal palco del Corriere alcuni scienziati l’altro giorno a un dibattito, ma quando hai contro un personaggio che ti vende storie ricche di speranza come “la piccola Sofia ha ritrovato il sorriso e riesce a muovere un braccio” non puoi rispondere che quell’effetto lì può essere dovuto all’effetto placebo o che per parlare di efficacia devi avere un campione statistico ampio e fare degli esperimenti di controllo, perché il pubblico che è lì che cerca risposte ti manda a quel paese. Allo stesso modo non serve mettere in luce il passato nebuloso della Fondazione Stamina, le inchieste per truffa, il paziente con il Parkinson morto in seguito all’infusione delle staminali, i laboratori chiusi perché sporchi e la non condivisione del metodo con la comunità scientifica. E non serve perché viene visto come un tentativo di screditare un personaggio che fa del bene senza farsi pagare (e poco importa se una delle accuse sia proprio quella di aver lucrato sui pazienti).

Non serve nemmeno, anzi diventa controproducente, dire che la comunità scientifica non è per niente divisa e boccia il metodo all’unanimità, perché suona come la difesa della kasta dei ricercatori che proteggono il loro orticello.

La cosa che mi lascia più perplessa è che sono passati dalla parte dei cattivi anche quelli che, come Telethon (ma lo stesso discorso si può fare per AISM o AIRC), un tempo erano visti come l’unica speranza: un’associazione di pazienti che finanzia la ricerca scientifica e che va a colmare con grande impegno di risorse un vuoto lasciato dalle istituzioni. Telethon era il punto di svolta che segnava il passaggio al nuovo modo di fare ricerca che vede la partecipazione diretta dei pazienti. E adesso sono assassini e venduti come tutti gli altri.

Ripenso a quel giorno e mi dico che la speranza dei malati, dei parenti e degli amici ci sta, è inevitabile, ma la rabbia, l’odio nei confronti della “scienza ufficiale”, l’attacco da parte di quelli che non sono coinvolti nelle vicende, perché salta fuori? Perché quelli che prima erano visti come alleati sono diventati dei mostri? È davvero solo colpa delle Iene che mandano in onda il dolore e lo amplificano o c’è qualcosa di più? Che cosa mi ha salvata quel giorno dal passare anche io dalla parte di quelli che urlano che è tutto un complotto?

La fiducia. A me mi ha salvato la fiducia.

Io mi fido della comunità scientifica e mi fido del metodo. Con tutti i limiti, gli errori e le mele marce (che ci sono, eh). So a chi chiedere consiglio, so come funziona la ricerca e so che le cose, se funzionano, saltano fuori, in culo alle multinazionali (che tanto il modo per farci i soldi lo trovano comunque, anche sulle staminali di Vannoni, se solo funzionassero). Ma chi non ci sta dentro, chi segue solo da fuori, chi usa come fonte di informazione la tv, la rete, i giornali, che cosa vede? Può fidarsi?

E quindi la domanda, per i pochi che sono arrivati fino in fondo, è: dato questo scenario, come diavolo si fa a far qualcosa?

 

31 thoughts on “a me mi ha salvato la fiducia. O di staminali e complotti

  1. Reply Andrea apr 7, 2013 17:39

    bel pezzo, ma non so rispondere…

  2. Reply Paolo Salucci apr 7, 2013 17:41

    Personalmente sono contrario al CICAP, tuttavia ritengo che abbia perso l’occasione di essere utile nello smascherare l’ignoranza di grillo e grillini. Morte alle scie chimiche ed ai vaccini , HAARP responsabile del maltempo in Italia e cc ecc. Ma forse per voi e’ piu’ interessante prendervela contro i credenti …..

    Mentre sono molto d’accordo con te che le multinazionali penserebbero ad impadronisrsi di una ricerca stupefacente ,piuttosto che cercare di nasconderla, devo proteestare sul trattamento che hai rivolto al Dr Andolina (tra l’altro esponente di un partito in competizione col mio !)La sua buona fede ,le sue capacita’ sono indiscusse , quandanche in una famiglia disperata facesse scattare l’effetto placebo, che ,male c’e’ e perche l’altra medicina non riesce a farlo?

    • Reply bea apr 7, 2013 17:46

      Paolo Salucci, la buona fede (sperando che ci sia davvero) e la capacità non bastano. E non basta nemmeno il placebo. Purtroppo. Però la domanda che ti fai alla fine sulla medicina che non sa più parlare ai suoi pazienti (interpreto) me la faccio anche io. E mi chiedo come fare a riconquistare quella fiducia

  3. Reply Kristian apr 7, 2013 19:22

    La prendo alla lontana non credo nel tuo caso sia stata solo la fiducia,  ma la speranza nella scienza, nel metodo scientifico, quella speranza nella scienza (in quanto autorevole) che era presente nel positivismo, fino ai primi del novecento che c’è ancora ma che si scontra con il fatto che la scienza è anche una istituzione, ma, a differenza di altre (chiesa, politica,media,etc.), è convinta che il proprio metodo di comunicazione interno si possa applicare anche all’esterno così non fornisce più racconti ma resoconti. Non conosco bene il  Cicap, ma da quel poco che ho visto, il racconto del Cicap è quello di smascherare le bugie, il racconto è:”ti racconto io qual’è la verità” ed un approccio simile è quello del gruppo Dibattito Scienza, quasi a fare da maestrini e detentori di verità. Ma la verità scientifica è la speranza ma deve essere raccontata e non rendicontata, (la trasmissione Telethon funziona perchè è una collezione di storie di buona speranza dove la scienza è il buono non perchè si spiega la ricerca o il metodo scientifico). Non è né il mio settore né il mio mestiere e son sicuramente influenzato dagli aspetti teatrali, ma credo che per “far qualcosa” si debba partire dal modo di raccontare, dalle favole, il Cicap dovrebbe dismettere di avere il ruolo principale di smascherare (cito il post di Paolo) fate un concorso di favole dove Vannoni è il cattivo.
    A margine:anche in ambito energetico è così le lobby del petrolio, del gas e bla bla gli slogan, l’italia è il fanalino di coda la germania invece etc…, quando in qualche seminario si parte con queste cose  io vado giù di imperio e dico:” l’Italia è il paese di Mattei, non abbiamo niente da imparare da nessuno” e racconto due o tre cose con dei numeri … non penso di convincerli ma quantomeno metto in campo un racconto un percorso per evitare gli slogan

    • Reply bea apr 7, 2013 19:31

      Kristian, ti rispondo per punti:
      _speranza nella scienza – non ce l’ho. Davvero. Non spero che la scienza risolva i miei problemi o i problemi del mondo. La vedo come uno strumento da usare, se serve, così come molte altre robe.
      _racconti/resoconti – concordo.
      _cicap – è un organismo di controllo: c’è un’affermazione, si va a vedere se ha un fondamento e parallelamente si lavora per diffondere lo spirito critico. Forse non ci siamo riusciti, ma, anche lì, trovare il modo non è semplice. (e per la cronaca, quel che dice Salucci sul prendersela con i credenti, è una sua opinione che però non trova riscontro nella realtà).

  4. Reply Grazia apr 7, 2013 20:09

    Semplicemente seminando intelligente umiltà, come fai tu. Grazie!

  5. Reply Mardoc apr 7, 2013 20:53

    Letto l’articolo e tutti i commenti … la cosa che mi ha colpito di più è questa tua ultima frase nella risposta a Kristian: “speranza nella scienza – non ce l’ho. Davvero”
    E’ una frase molto pesante, alla quale oltretutto non si può rispondere facilmente: Se ti dicessi che fai male io diventerei quello con la soluzione in tasca che semina false speranze, se ti dicessi che fai bene semineremmo insieme disfattismo inutile. Vediamo se riesco a spiegarmi senza cadere in nessuna delle due cose.

    Tu dici che è uno strumento da usare come tante altre robe, ma quali? La religione? L’omeopatia? La meditazione? Non credo.
    Quello che penso io è che se la scienza non avesse avuto speranza in se stessa non avrebbe mai sconfitto le grandi e le piccole malattie dei secoli scorsi. Non sono lontani gli anni in cui si moriva di pertosse, di otite, di tetano, di infezioni varie e persino di parto, non ce lo dimentichiamo.
    Non ti vengo a dire che la cura per il cancro è domani, come scrivi anche tu, la scienza procede a piccoli passi, ogni cosa deve essere super-verificata, ci vogliono tanti casi e tanti controlli, per essere sicuri che non si faccia un passo avanti e due indietro.
    Il problema è che la scienza ha il brutto vizio di non essere mai abbastanza capace di spiegarsi, raccontarsi e quindi di guadagnarsi la fiducia della gente. Lo capisco, e mi rendo conto che basti un pazzo che urla “al lupo” perchè la gente inizi a vacillare nella sua fiducia, ma è in quel momento che entrano in gioco le persone come i divulgatori scientifici, per fare quello che la scienza da sola non è capace di fare: parlare, scrivere, comunicare, arrivare alla gente.
    E’ giustissimo mettere in guardia sulle soluzioni sperimentali, ma è sbagliatissimo secondo me .. perdere del tutto la speranza. Tantopiù per un divulgatore scientifico!

    • Reply bea apr 7, 2013 21:13

      Mardoc, no, non volevo essere disfattista. Volevo dire che la speranza è un’emozione. Dire che spero nella scienza per me è come dire che spero nell’architettura. Io la scienza la uso, mi aspetto che faccia delle cose (trovare le cure per le malattie che dici e molto altro), mi fido del metodo, ma non ho quella visione positivista che Kristian mi attribuiva. Non spero che un architetto costruisca un palazzo che sta in piedi, lo pretendo. Allo stesso modo non spero che la scienza trovi la cura per il cancro. So che usando il metodo, gli strumenti giusti e tanta abilità, è probabile che si scopra qualcosa che potrà servire a curare il cancro e altre malattie.

  6. Reply Alex apr 7, 2013 21:02

    Io della comunità scientifica mi fido, nonostante non sia ricercatrice e mi occupi di tutt’altro. Però noto che si sta cominciando a creare confusione tra la ricerca sulle staminali e questo metodo Stamina.

  7. Reply tony apr 8, 2013 10:11

    Nonostante l’incontro organizzato giovedì scorso col Corriere, Vannoni continua ad avere sempre più seguaci e a parlare di cure salvavita

    “Non mi preoccupo delle infamie di alcuni che, come lombrichi, si contorcono per paura di essere presi, oggi le loro false aggressioni sono sotto gli occhi di tutti. Ribadisco per il loro quieto vivere che le terapie di Stamina sono completamente gratuite e funzionano. Ribadisco ancora una volta che non ci sono mai stati effetti collaterali in queste terapie e che gli unici danni li hanno prodotti quelli che le hanno interrotte, mettendo in pericolo le vite delle persone.”

    https://www.facebook.com/davide.vannoni.5/posts/134239843429349

  8. Reply Elena apr 8, 2013 10:45

    Cara,
    io sono una ricercatrice che sulle staminali ci lavora e spera con tutto il cuore di essere utile ai pazienti con l’impegno, con il metodo, con tutto il mio cuore.
    E non immagini il bene delle tue parole a quel mio cuore che soffre in questo periodo a leggere su facebook e in ogni dove che la gente appende i palloncini ai balconi per protestare sul fatto che la kasta non vuole curare i bambini che appunto la tv fa vedere sorridenti.
    così al tuo invito stamane di leggere il tuo pezzo ho aderito subito e ti sto scrivendo con il cuore…di una ricercatrice che sa che le cure non arrivano così dal nulla, che purtroppo per fare le cose fatte bene e NON nuocere a nessun paziente ci vuole tempo, passione, metodo, ricerca, studi, controlli….lo so che è ingiusto avere un bimbo o bimba ammalati e non avere una cura da propor loro, lo so, è ingiusto, crudele, cattivo come sa essere ingiusta, crudele, cattiva la vita….ma la soluzione non è incazzarsi con i ricercatori che cercano di far vedere il loro punto di vista, una cura non testata può essere dannosa, per il paziente e per un ricercatore, per un medico il bene del paziente E’ la PRIORITA’.

  9. Reply sergio apr 8, 2013 10:46

    C’è un solo modo per risolvere questo e tutti gli altri problemi: la Cultura.

  10. Reply Marzia apr 8, 2013 12:40

    Divulgazione fatta bene. Fare in modo che chi fa scienza non debba emigrare. Innalzare la cultura media degli italiani.

    Potrebbe servire partire da qui.

  11. Reply alessandro apr 8, 2013 16:41

    bel pezzo.
    Penso che il problema di base sia la speranza che la gente “comune” ovvero quella non formata al metodo scientifico pone nella capacità della scienza di risolvere i loro problemi.
    La Scienza non è una entità soprannaturale da pregare, non è una magia per la quale basta un desiderio volenteroso per ottenere i risultati.
    Questo non è chiaro nella mentalità dell’uomo comune perchè non c’è niente di più lontano da essa del metodo scientifico che richiede prove riproducibili per fare e disfare le ipotesi.
    Per il singolo caso non esiste la scienza, esiste solo la comprensione del dolore e della dura realtà della vita.

  12. Reply Licia apr 8, 2013 17:10

    Che fare. Per cambiare le cose sul lungo periodo, insegnare la scienza a scuola, e farlo bene. Piantarla con questa visione secondo la quale quella scientifica non è cultura.
    Sul breve periodo, non stancarsi mai di scrivere post come questi: è importante ribadire il ruolo che la scienza ha nella nostra società, è inmportante promuovere una visione analitica della realtà.
    Grazie.

  13. Reply Paolo Laires apr 9, 2013 02:02

    Io invece, bea, ho speranza (e anche fiducia) nella scienza. Solo la scienza può dare le risposte che cerchiamo. Però so anche che noi, tutti noi, abbiamo una parte irrazionale, che talvolta prende il controllo, e cerca disperatamente le risposte che non esistono. Per la questione di Stamina, i due piani si intersecano, e non sono facilmente separabili. Intanto, una certezza: ci troviamo dinanzi a casi in cui la scienza non ha una risposta, non ha un protocollo, non è in grado di dare neanche una piccola speranza: è uno dei casi in cui la scienza è impotente. Ovvio, fra 5 anni, 10 anni, 20 anni, le ricerche presumibilmente avranno trovato una risposta, una cura, forse con le staminali, forse con altri metodi, forse con qualcosa ancora da inventare. Ma il problema di quelle persone è oggi, non fra 20 anni: e non è neanche un problema grave ma accettabile, ma è un problema finale, la morte, e neanche la propria morte, che in qualche caso è affrontabile, ma la morte del proprio figlio. La scienza non ha risposte, e allora una legge dello stato permette le “cure compassionevoli”. Non si tratta di curare un tumore o il diabete con il bicarbonato, si tratta di affrontare quello che oggi è inaffrontabile. A questo punto, la competenza passa dallo scienziato al comitato etico, perchè a un certo punto la scienza deve fare un passo indietro se non ha una certezza, o perlomeno una speranza, da offrire. I comitati etici coinvolti con le esperienze di Stamina hanno dato pareri positivi: sono tutti impazziti? Le somministrazioni sono preparate e utilizzate in una struttura pubblica: si può sostenere che siano nocive? No, probabilmente, molto probabilmente, sono inutili, alimentano solo speranza, ma la speranza è parte integrante della vita di ogni individuo. Il dott. Andolina, un pioniere delle cure con le staminali, che proponeva 25 anni fa, quando non erano di moda, forse adesso sta sbagliando, forse è caduto preda di quel desiderio di successo a tutti i costi che prende spesso tutti noi prima o dopo nella vita, ma certamente non è uno stregone o un incapace. Il guaio è che oggi Joseph Meister morirebbe a nove anni per rabbia silvestre, perchè nessuno permetterebbe a Pasteur, che era un chimico, che aveva avuto qualche esperienza in ambito veterinario, ma non era un medico, di provare sul bambino ormai destinato a morte sicura i suoi intrugli. Ci sono state truffe? Qualcuno si è arricchito alle spalle della disperazione? la magistratura indaghi, trovi le prove, e sanzioni i colpevoli. Ma la scienza, proprio perchè è fondamentale ma non è l’unica scala di valori esistente, non può arroccarsi dietro ai propri riti, e deve sapersi fermare quando giunge al confine della propria attuale conoscenza. Vogliamo vietare la speranza? vogliamo vietare le cure compassionevoli? vogliamo vietare i viaggi della speranza a Lourdes (e lo dico io, da agnostico; non ho fede e non ci andrei mai per me stesso, ma accompagnerei volentieri una persona cara che me lo chiedesse)? E soprattutto, vogliamo ricordarci che quei genitori hanno il diritto (e il dovere) di tentare tutte le strade, e che solo la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile permetterà loro di elaborare il lutto e superare il trauma di una morte vissuta come la massima ingiustizia? La scienza deve pensare solo alla malattia del paziente terminale, o anche alla salute di chi gli sopravviverà?

  14. Reply Luca Gammaitoni apr 9, 2013 05:36

    Ma tu guarda: con il bel post della Mautino (eh… sa scrivere la ragazza) e con tutti questi interessanti commenti, alla fine mi tocca essere d’accordo con l’architetto (Kristian, con l’ingombrante K).
    Mi piace (pleonasticamente a me) il titolo di un vecchio libro di Carl Sagan, a sua volta ripreso da un vecchissimo libro di Thomas Ady che recita “Science is a candle in the dark” (C. Sagan, 1995 – T. Ady, 1656).
    Ecco, io penso che questo sia la scienza: una candela nell’oscurità. Non è una luce potente capace di illuminare ogni cosa, di darci ogni risposta, di risolvere ogni problema. E’ una luce fioca. Debole. Facile a spegnersi. Però… però, chiunque si sia trovato qualche volta nella completa oscurità conosce la differenza che corre tra avere una candela o non averla.
    La speranza, si diceva. La speranza è ineludibile, incomprimibile, indispensabile. Non a caso la teologia cattolica ne fa una delle tre virtù teologali, importante al livello della Fede e della Carità (l’amore cristiano).
    La scienza è la candela che illumina il cammino. La speranza è la ragione per cui camminiamo. Credo che gli scienziati (noi scienziati) debbano imparare a raccontare la scienza in questi termini senza dimenticare di menzionare il cammino e le sue ragioni.

  15. Reply Klaus apr 11, 2013 22:11

    Il fatto è che si muore, punto. La scienza ti guarisce? Ok funziona, ma poi dopo muori lo stesso, è la natura. La morte è un’idea insopportabile, impensabile… e infatti viene relegata, nascosta, è un tabù. La tecnica (espressione pratica della scienza)funziona, ma non ti spiega il perchè delle cose, semmai il come. La scienza non da un senso alle cose, prova a spiegare come funzionano. Se vuoi la speranza, quello non è il dominio della scienza, semmai della religione (per chi crede).

  16. Reply Giov apr 16, 2013 08:44

    Che dire? Sicuramente in condizioni di malattia e quando non sembrano esserci speranze tutti cercano, in qualunque modo, di trovare una strada. e questo è umano. Non è umano invece utilizzare le speranze di genitori disperati per indicare soluzioni non provate. Ed è tristissimo leggere i commenti atroci verso organizzazioni come Telethon e verso tutti quei ricercatori, spesso giovani e precari, che regalano la loro vita per trovare una possibilità di cura per malattie rare e difficili. Cosa fare? Continuare a fare divulgazione, spiegare con semplicità come funziona la scienza, essere più vicini alla gente che soffre. Una medicina basata sulle prove che sia anche umana, per evitare che la gente si senta abbandonata.

  17. Reply Dmit apr 25, 2013 18:20

    @ Klaus

    Il come e il perché. Quante volte ho sentito questo argomento. Ammesso ma non del tutto concesso che la scienza non risponda ai “perché”, quale altro metodo ci riesce con le stesse garanzie che offre la scienza riguardo ai “come”? Le religioni, si dice, rispondono ai “perché”, ma come lo fanno? E che risposte danno, le diverse religioni? Sembrerebbe che di “perché” ve ne siano tanti e differenti, che è come dire che non c’è davvero un “perché”, se non quello che uno ci vuole vedere. Altra cosa è la speranza, e questa non ha domini, la si può riporre anche nella scienza, ed è speranza ragionevole.

  18. Reply Klaus apr 26, 2013 23:05

    @ Dmit

    forse mi ripeto: la scienza non mi dà le Ragioni delle cose; descrive, attraverso modelli imperfetti il come della natura. Indaga con mezzi sempre più fini la natura e i modelli che riesce a darci sono sempre più esatti. La tecnica utilizza questi modelli per fare cose utili, cose che guariscono e ci salvano da mali che prima erano fatali innanzi tutto perchè non se ne capivano le dinamiche. Nessun dubbio che le religioni diano risposte diverse. Sono risposte che si evolvono con la storia e, se si crede, danno un perchè, un senso all’esistenza. Ovviamente se si crede. E danno un perchè che in ogni caso può solo soddisfare l’emozione ma non la ragione. Nello specifico: l’evoluzione della scienza sicuramente continuerà a spostare il confine tra il “curabile” e il “non curabile” ma non credo risolverà mai il “problema” della morte (ne me lo auspico)e quindi l’angoscia che ne deriva.

  19. Reply Dmit apr 28, 2013 15:52

    @Klaus

    Guardi solo alla medicina. Che me dici di guardare anche alla cosmologia, alla biologia evoluzionistica, alle neuroscienze? In questi ambiti non è solo questione di come, ma si cerca di rispondere a problemi ben più complessi, per non dire pure ai “perché”.

  20. Reply Klaus apr 28, 2013 22:02

    @ Dmit

    forse stiamo prendendo una piega filosofica… ma visto che il sito richiama la divagazione…io sinceramente non pensavo alla sola medicina. Credo che la ricerca scientifica (in tutti i campi) sia come cercare di raggiungere l’orizzonte: più esploro più vedo che si aprono mondi inimmaginabili che mi inducono e stimolano ad esplorare ulteriormente. Credo che questa ricerca non possa avere termine. Credo anche che il desiderio di conoscere sia assolutamente affascinante e che diventi poi, con la tecnica, anche utile. Mi viene in mente un libro che lessi un po’ di tempo fa: “Il caso e la necessità” di Jaques Monod. Quando dicevo che la scienza non si può occupare dei “perchè” non intendo che non si possa occupare delle cause e degli effetti (che sono l’ambito della scienza) ma che sia agnostica in termini di caso e di necessità. La scienza non può dirci se i fenomeni della natura sono frutto del caso o hanno uno scopo, una finalità. In somma la scienza non può dare un “senso” alla natura. Ed è la mancanza di senso che angoscia l’uomo.

  21. Reply anna mag 28, 2013 18:17

    Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

  22. Reply valentina giu 9, 2013 13:27

    Complimenti, questo post ha davvero stimolato il mio interesse.

  23. Reply emanuele giu 26, 2013 00:15

    Bea,
    la fiducia nella scienza non basta, almeno a me non basta affatto.
    La fiducia è semmai nell’essere umano.

    Credi che la scienza abbia perseguito il bene comune ?
    Credi veramente che non le si possa rimproverare nulla ?
    Come mai la società civile ha poca fiducia nella scienza ?

    Non è solo un fatto di mele marce, quando la scienza “firma” farmaci chemioterapici che aumentano del 3% la vita media e che costano una fortuna mi dici tu di quale scienza parliamo ? Chi la finanza ? Dove sta l’autonomia ?
    A me invece rattrista molto questa mancanza di indipendenza, e il pensiero a quello che l’uomo potrebbe fare se la scienza fosse davvero al suo servizio.

    Se tu malgrado tutto questo hai ancora fiducia nella scienza, beh la tua mi sembra più una religione che altro…

    • Reply bea giu 26, 2013 10:19

      emanuele, io mi fido del metodo scientifico e mi fido della comunità scientifica nel suo complesso perché ne conosco regole e dinamiche interne. Non penso che la scienza debba perseguire il bene comune, penso che le si possano rimproverare un sacco di cose (e lo faccio) e credo che questo sia tra le cause della perdita di fiducia (lo dicono anche i sociologi).
      Se poi mi chiedi se mi piacciono le case farmaceutiche ti dico di no, ma non le vedo molto diverse dalle altre grandi industrie che producono qualsiasi cosa (dalle automobili al vino).

      • Reply emanuele giu 26, 2013 17:15

        Bea,
        tu sei candida come la luna, ed è bello sentirti fiduciosa, io ho abbandonato il mondo accademico perché non ho mai accettato quel modo schifoso di pubblicare, quel potere interno nei centri di ricerca e vedere andare avanti i pupetti dell’opus dei.

        Tu ci sei stata dentro è hai fiducia, io dall’esterno inorridisco al pensiero dell’Italia, di come si fa ricerca e di come vengono finanziate le borse di studio.

        Questa scienza è una prostituta, il vero scienziato per me si dovrebbe trovare fuori dalla comunità scientifica, troppo spesso ipocrita e autoreferenziale.

        Scusami, mi sono veramente sfogato.

        • Reply bea giu 26, 2013 17:31

          Più che candida come la luna, semplicemente non sono incazzata con il mondo. Nel momento in cui non mi è più piaciuto il lavoro in laboratorio ho mollato e mi son messa a fare altro, senza troppi rancori o ripensamenti.

      • Reply emanuele giu 27, 2013 13:47

        Bea, chi parla di “essere stato salvato” ce la deve avere un po’ col mondo no ?

        Personalmente sono invece molto arrabiato contro un sistema di ricerca che fa pena, il problema ovviamente non sono le poche eccellenze, ma le molte cose brutte, i precari che aspettano, un cnr che sembra una famiglia allargata.

        Io credo che sarei stato un buon ricercatore, ma fuori dal coro, avrei rifiutato (come in effetti ho rifiutato) una logica carrieristica penosa e patetica.

        Ti faccio comunque tanti auguri, mi sembri una persona di valore che sa quel che vuole.

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